All’Arena Farnesina

Lunedì 19 ottobre, dalle ore 19.30, in programmazione L’altra altra metà del cielo. Donne

Arena Farnesina: tre mesi per rilanciare la socialità, offrire occasioni di incontro e confronto tra cinema, musica, teatro, reading, incontri, dibattiti, mostre, laboratori, attività ludiche e viaggi nel gusto con lo chef Andy Luotto.
Un vero e proprio villaggio dove il gusto della cultura e la cultura del gusto si contaminano all’insegna della massima sicurezza e del rigoroso rispetto delle norme sul contenimento del Covid 19. Una grande sfida Raccolta dal network Arene di Roma su iniziativa del Municipio Roma XV. Una lodevole iniziativa che in questo particolare e delicato periodo che tutti stiamo vivendo assume un significato di grande rilievo.

Nell’ambito della rassegna Women in action, lunedì 19 ottobre 2020, dalle 19.30 è in programmazione il terzo docu-film di Maria Laura Annibali “L’altra altra metà del cielo. Donne“.


Il viaggio di Maria Laura, con il regista Filippo Soldi, alla scoperta del proprio mondo, di quella «altra altra metà del cielo» che sono le donne che amano altre donne.


L’ingresso è gratuito, ma è obbligatoria la prenotazione sulla pagina web dell’evento:
https://farnesina.arene.online/2020/10/19/laltra-altra-meta-del-cielo-donne/

Al XVIII Florence Queer Festival

Mercoledì 14 ottobre in programma L’altra altra metà del cielo. Donne

Nel calendario della XVIII edizione del Florence Queer Festival, a Firenze, dal 13 al 18 ottobre 2020, è programmato, nell’ambito della rassegna Film al cinema, il terzo docu-film di Maria Laura Annibali “L’altra altra metà del cielo. Donne“.

La proiezione, mercoledì 14 ottobre, alle ore 16.30, al http://www.cinemalacompagnia.it/, in Via Cavour 50r a Firenze.
La scheda del film sul sito del Festival.

Firenze 2020 Programma

L’altra altra metà del cielo. Donne – Presentazione del libro + DVD

La presentazione pubblica di questo ulteriore lavoro di Maria Laura che si affianca alla produzione del DVD con il terzo docu-film L’altra altra metà del cielo. Donne, è in programma per

sabato 26 settembre
a Roma, presso il Family Bar
di via Carlo Cipolla 26 (Colli Albani).

Interverranno, oltre all’autrice e all’editore, Fabio Croce,

Emanuela Dei, scrittrice, giornalista
Sandra Mazza, archeologa
Anna Paolucci, scrittrice
Isabelle M. Rizk, architetta
Antonella Succi, avvocata

L’altra altra metà del cielo. Donne – Libro + DVD

Recensione di Emanuela Dei

Pubblicato sul sito di informazione on line La città.eu

“Verso l’infinito e oltre” questo è il motto del robot futuristico Buzz Lightear in “Toy story”. Un modo avvincete per dire che i viaggi megagalattici non finiscono mai e che l’immaginazione di un bambino, insieme al suo giocattolo, può costruire infiniti mondi per reinventare la realtà. 

Ma nel lavoro di Maria Laura Annibali, che è un documentario, non c’è la parola “oltre” ma “altra”. Ne “L’altra altra metà del cielo. Donne”, infatti, l’intento della creatrice non è quello di fantasticare, trasgredire andare “oltre” la pura realtà ma solo quello di raccontare storie di vita fatte di carne e sangue. Nei primi due documentari la regista aveva raccolto testimonianze di donne lesbiche, qui il discorso continua inglobando “l’altra” metà dell’universo queer: il mondo transessuale.

Annibali sceglie come filo della narrazione l’orientamento sessuale dei suoi testimoni. Che siano lesbiche o trans non importa, il filo rosso è l’amore, l’attrazione, il sentimento verso le donne senza preoccuparsi di determinare o cadere in stereotipi sessisti.

Per meglio spiegare questa affermazione Annibali propone la testimonianza di Valentina, nata donna, attratta delle donne e che, poi, ha deciso di transitare verso il sesso maschile. Alex cambia identità ma non l’oggetto d’amore. Anche Isabel, nata uomo, transita verso il sesso femminile ma per questo non smette di essere attratta dalle donne. E lo stesso è per Helena Velena che persegue, in maniera spasmodica, la ricerca della gioia e felicità nella sua esistenza.

L’obiettivo di Annibali in questo documentario è quello di annullare differenze, preconcetti e di dedicarsi solo alla pura evidenza dei fatti: abbiamo a che fare con persone, esistenze, che narrano le loro vite. Ognuna di queste è portatrice di dolore, lotte, coraggio e ricerca.

La copertina del libro edito da Edizioni Croce

Il susseguirsi delle interviste è armonico e pacato: le domande dell’intervistatrice sono garbate e mettono a proprio agio i testimoni. Si capisce benissimo che dall’una e dall’altra parte c’è stima e rispetto. Nessuno scoop o domande trabocchetto, Annibali predilige un racconto basato sulla gentilezza, la fiducia e il passare del tempo che permettere ad ogni ospite di svelare la sua essenza. 

Troviamo la testimonianza di Anna, ad esempio, poeta, che ci rivela quanto la società abbia condizionato e mal giudicato la sua diversità. È lei stessa a spiegarci il percorso per l’ accettazione della propria condizione in un paese intriso di modelli catto-patriarcale che non prevedevano alternative al dover essere madre, moglie o figlia.

C’è Edda Billi, poi, che durante il ‘69, insieme alle sue amiche dissidenti romane, ha trovato il coraggio di combattere, riscrivere e rivendicare i propri diritti. Il femminismo, racconta Billi, ha avuto la capacità raccogliere e mettere in rete migliaia di “streghe” destinate, individualmente al silenzio.

Nel racconto di Paola e Stella, invece, insieme da trentatré anni, viene affrontato il tema dell’amore maturo che ha abbandonato il cliché romantico del tormento e della dannazione. Loro sono una coppia stabile ed insieme hanno affrontato, e vinto, la malattia e la paura della perdita.

Al documentario ora in DVD, distribuito da Edizioni Croce, è stato abbinato un libro-compendio dove Antonella Montano, Sandra Mazza, Anna Paolucci e Antonella Succi propongono interessanti saggi sulle esperienze di vita registrate.

Sulla medesima testata anche una video-recensione di Emanuela Dei

Del libro di Maria Laura si parla a partire dal minuto 8.02

Con Melissa Ianniello su The Guardian

Melissa Ianniello, con il progetto fotografico Wish it Was a Coming Out, ha avuto l’attenzione del The Guardian che ha pubblicato una selezione di foto con relative didascalie.

Tra le foto selezionate anche l’ormai nota foto di Maria Laura e Lidia

La foto pubblicata di Maria Laura e Lidia con la didascalia.

Al reportage de The Guardian ha fatto eco il quotidiano La Repubblica nelle pagine della cronaca locale di Bologna (città dove vive Melissa) con un ampio servizio di Caterina Giusberti sulla fotografa e i suoi progetti, pubblicato nell’edizione in edicola il 26 agosto 2020.

Per leggere la pagina scarica il pdf qui.

Non un passo indietro!

In Piazza Montecitorio a Roma a sostegno del DDL Zan contro l’omotransfobia

Lunedì 3 agosto, il disegno di legge contro l’omotransfobia approda in aula alla Camera dei Deputati.

Per questo motivo alcune associazioni LGBTI+ hanno lanciato un evento dalle 11 alle ore 13:00, proprio davanti Montecitorio, a sostegno del DDL Zan.

“Nelle scorse settimane abbiamo visto come il tema dell’omolesbobitransfobia sia in grado di risvegliare gli animi peggiori fuori e dentro le aule parlamentari”, sottolineano gli organizzatori. “Quando si parla di violenza e di discriminazione omolesbobitransfobica si parla delle vite di milioni di persone. Si parla delle nostre vite, delle nostre sofferenze e del nostro orgoglio. Per questo vogliamo “salutare” l’inizio dell’iter alla Camera dei Deputati ricordando alla nostra classe politica che sui nostri diritti e sulle nostre vite non siamo disposti a fare nessun compromesso. Portate le vostre esperienze, i vostri corpi, la vostra rabbia e la vostra voce, sarà una lotta lunga e difficile e dovremo combatterla insieme. Contro l’omolesbobitransfobia, non un passo indietro!”.

In piazza Maria Laura c’è! (nel il video il suo intervento).

Un piccolo discorso

Pubblicato da Maria Laura Annibali su Lunedì 3 agosto 2020

Spazza l’odio

Iniziativa di mobilitazione a sostegno del disegno di legge Zan con l’omotransfobia.

L’Associazione AGEDO Roma prosegue il suo impegno invitando associazioni e persone LGBTQ+ ad aderire alla nuova iniziativa emblematica della campagna: “SPAZZA L’ODIO”.

Tutte e Tutti in piazza Pantheon alle ore 11.00 di Sabato 11 Luglio 2020 – indossando una maglietta o camicia bianca – per dire NO all’odio.

Maria Laura con Imma Battaglia in Piazza del Pantheon a Roma l’11 luglio 2020

Afferma la Presidente di Agedo Roma Paola Corneli: “Il ddl Zan contro l’omostransfobia e la misoginia è una parte fondamentale per proseguire Tutte e Tutti insieme verso la pace. Siamo stanchi di temere per i nostri figli e le nostre figlie. Ci addolorano gli attacchi fisici e verbali che sono costretti continuamente a subire. AGEDO Roma lancia un appello a tutte le persone LGBTQ+ ed a tutta la cittadinanza che vuole lottare contro le ingiustizie, affinché questo momento così delicato di possa vivere insieme.
“A tutti gli altri” – chiosa la Presidente di Agedo Roma – “diciamo guardateci. Le nostre figlie e i nostri figli sono i vostri amici, i vostri vicini di casa, i vostri medici, un popolo di professionisti che lavora con voi. Tutti diversi e tutti uguali”.

Anche Maria Laura ha portato il suo supporto. Nel video il suo applaudito intervento:

Da un'altra lato

Pubblicato da Maria Laura Annibali su Sabato 11 luglio 2020

Il canto dai balconi

Articolo di Maria Laura sull’esperienza della quarantena.

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile
Terminata la quarantena, ma l’amicizia continua

L’articolo pubblicato sul sito: fai.informazione.it

Considerata la mia età, 75 anni, e alcune problematiche di salute che mi rendono un soggetto a rischio, Ho passato l’intera quarantena e anche più in casa. Non potendo uscire, non potevamo vedere gli amici e mia moglie Lidia non poteva vedere sua figlia. È stato un periodo molto triste anche per la mia battaglia politica, essendo la presidente dell’associazione romana “Di’Gay project”, che si occupa dei diritti delle persone LGBT.

 Giugno è il mese del Pride e quest’anno non si è potuto svolgere! Inoltre la mia associazione, che nel suo piccolo organizza tanti eventi culturali, lezioni di yoga e di teatro gratuiti, si è fermata del tutto. Anche il mio docu-film L’altra altra metà del cielo. Donne, che racconta la realtà delle relazioni tra lesbiche,  non è stato possibile proiettarlo in nessun festival (sono riuscita a presentarlo alla Casa internazionale delle donne di Roma e al Festival del cinema LGBT di Napoli.

In ogni modo, nonostante tutto, abbiamo creato una situazione incredibile nel nostro condominio e in tutti quelli attorno nel quartiere Talenti di Roma dove abito. Abbiamo preso la questione “canto dai balconi “ seriamente e ogni pomeriggio, per tutta la quarantena, ci siamo trovati fuori dai terrazzi a cantare.

All’inizio della quarantena, partì l’iniziativa delle cantate e delle suonate dai balconi, i media la definirono flash mob, in quanto movimento spontaneo, convocato tramite i social in modo improvvisato a cui, soprattutto per i primi appuntamenti alle ore 18, furono dati significati diversi che andavano dal farsi coraggio reciprocamente all’esprimere solidarietà e vicinanza a chi veniva colpito dal virus o, ancora, a dimostrare apprezzamento e riconoscenza a chi si prodigava per gli altri nel far fronte all’emergenza sanitaria.

Però se si fosse trattato di un flash mob vero e proprio, avrebbe dovuto avere la caratteristica, non solo dell’improvvisazione sul nascere, ma anche quella della rapidità nello scomparire: la durata di un “flash” appunto. Nel nostro caso è nato come un flash mob, poi è evoluto diventando un appuntamento fisso che, pur mantenendo le motivazioni di partenza, sostegno e incoraggiamento nella solitudine dell’isolamento, partecipazione e affetto verso chi viveva quotidianamente faccia a faccia con una malattia tanto cattiva quanto subdola, in realtà si configurava come un esperimento di una nuova socialità.

A mia moglie Lidia e me, si è unito Mario, musicista (dell’appartamento sopra al mio) con la chitarra e l’impianto di amplificazione, la professoressa Sabrina con il violino, poi Marcella e Giuseppe, amici della mia associazione, di un palazzo di fronte, separati da una zona di verde, con loro un’infermiera Covid e Sara, che mi ha espresso la sua riconoscenza con parole toccanti.

C’era anche Anna (del piano sotto), Maria, del palazzo accanto, Franco e Viola, vicini di pianerottolo, Pia, Elisa di Torino, Doriana, avvocata, ecologista e attivista del III Municipio romano, Laura, con i suoi cagnolini che partecipavano al canto abbaiando, Palmira e Alessandro, che in occasione del compleanno di Lidia, ci hanno calato spumante e dolcetti dal balcone con una fune. Insieme a noi canterini c’era infine chi semplicemente si affacciava per ascoltare ed applaudire.

I nostri appuntamenti quotidiani hanno fatto crescere la nostra realtà di vicinato, l’amicizia che è sorta tra le nostre famiglie, comprendendo con questo termine tutte le tipologie sociali di convivenze: da quelle cosiddette “regolari”, a quelle di vedove, vedovi, single, a quella mia di famiglia lesbica, riconosciuta tale soltanto dal 2016, con la celebrazione dell’unione civile, ma di cui tutti sono a conoscenza e che tutti avevano accettato ancor prima che la legge delle unioni civili fosse approvata. Una “vicinanza”, quindi, che va oltre le differenze di credo religioso (ci sono cattolici, cristiani ortodossi, atei, agnostici, oppure io, che mi definisco “cristiana con ascendenza buddista”) o di simpatie politiche accomunate però dalla difesa dei principi di libertà e di democrazia, anche se non ci è mancata qualche contestazione al nostro riproporre “Bella ciao” come “sigla” delle nostre performances canore.

La prova che il flash mob dei canti dai balconi ha generato qualcosa di nuovo, che continua anche dopo la quarantena, sta nel fatto che le persone che hanno condiviso con me questa esperienza, hanno deciso di lasciare i balconi e di scendere per ritrovarsi negli spazi di socialità del quartiere, più motivati di prima, per condividere amicizia, solidarietà nell’accettazione delle differenze. Chissà, magari anche da questo punto di vista potremmo dire che “niente è più come prima”.

Non più tanti “flash” che illuminano per un attimo e poi scompaiono, ma un unico raggio di luce che rende più chiare le nostre esistenze personali e che, inevitabilmente, diventa un riferimento, un faro luminoso per tutto il vicinato.


Maria Laura Annibali

Progetti (D)istanti

Un progetto di storytelling visivo con storie di persone durante la quarantena. Maria Laura e Lidia tra di esse.

Racconti (D)istanti è il bellissimo progetto realizzato dalla fotografa Giulia Frigieri in occasione del nostro evento New Era – Diversity & Inclusion: gli stati generali post covid.


Una serie di ritratti fotografici, scattatti attraverso lo schermo di un computer, in cui si intrecciano la quotidianità forzata del lockdown e le vite, tutte diversissime fra loro, che Giulia ha incontrato durante le ultime settimane.

Potrete conoscere tutte le storie che fanno parte di Racconti (D)istanti sul nostro sito: https://www.diversitylab.it/racconti-distanti/

Un fotogramma del video

Il racconto di Maria Laura

Ho passato più di 80 giorni in casa. Anche più della quarantena dal momento che io sono un soggetto un po’ a rischio. Sono uscita per la prima volta la settimana scorsa (inizio giugno). Non potendo uscire di casa, non potevamo vedere gli amici e mia moglie non poteva vedere sua figlia. Abbiamo creato una situazione incredibile con il nostro condominio e tutti i condomini attorno. Abbiamo preso la questione del canto dai balconi seriamente e circa ogni pomeriggio  per tutta la quarantena ci siamo trovati fuori a cantare, ognuno dal suo balcone. È stato un periodo molto triste per la mia battaglia politica, giugno è il mese del Pride che quest’anno non c’è stato! Inoltre la mia associazione “Di’Gay Project”, che nel suo piccolo organizza tanti eventi culturali e lezioni di yoga  e di teatro gratuiti, si è fermata del tutto. Anche il mio film L’altra altra metà del cielo non è potuto andare a nessun festival, sono riuscita solo a proiettarlo alla casa internazionale delle donne e al festival di Napoli. (Maria Laura)

I racconti di Maria Laura

Il primo articolo giornalistico a firma di Maria Laura Annibali

Pubblicato sulla testata giornalistica online Power & Gender

Storia di amplificatori e chitarre elettriche

Roma 24 giugno 2020 – Il periodo che ci siamo lasciate alle spalle ha impedito in molti casi gli incontri ma ha favorito in altri casi la riflessione, i ricordi, la scrittura. È ciò che Maria Laura Annibali ci ha inviato, il racconto di un fatto poco conosciuto, legato alle chitarre. Ahh… se Jimy Hendrix sapesse! È stato uno dei maggiori inventori italiani Cesare Di Giuliomaria; vissuto nella prima metà del ‘900, attualmente un perfetto sconosciuto per molti, in realtà è stato un genio creativo nonché maestro orafo ed inventore.

«I più grandi musicisti, cantanti e chitarristi del nostro tempo, del calibro di Santana, B.B. King, Jimy Hendrix e altri ancora, hanno usato a dismisura con il proprio talento una delle sue invenzioni dimenticate: l’amplificatore elettrico per strumenti a corda, assegnata con tanto di documento ufficiale da parte del Ministero della Economia Nazionale in data 21 settembre 1931.

Di Giuliomaria fra l’altro, inventò anche la famosissima chitarra elettrica, infatti da bozze ritrovate nei suoi archivi si evince in maniera lampante che i primi passi almeno di tale invenzione furono di suo pugno e ingegno. E invece tale invenzione è stata assegnata ad un noto uomo d’affari americano.

Ma come sono andate le cose?

Cesare Di Giuliomaria nato a Roma, dove ha vissuto per molti anni era conosciuto come stimato orafo creatore di meravigliosi gioielli ambiti dalle migliori nobildonne della capitale, quindi godeva di uno status sociale da medio alto borghese, ma esprimeva il suo talento artistico e creativo anche come abile chitarrista, tantoché si esibì in vari concerti a teatro Argentina e al teatro Costanzo.

Aveva però un grande sogno: quello di aprire dei negozi di gioielleria negli Stati Uniti e precisamente a New York dove precedentemente emigrarono alcuni suoi cugini, ma come quasi ogni genio creativo, mancava del piglio affaristico e materiale necessario e veniva invece spesso sospinto dalla pulsione dei sentimenti.

L’ambizione di trasferirsi negli USA era anche determinata dal fatto che egli voleva vendere il brevetto della chitarra elettrica a qualche magnate americano che ne potesse dar così un frutto concreto e definitivo anche per poter finalmente vivere una vita che per lui potesse essere ancor più gloriosa e rispettabile di quanto già lo fosse.

Sia pur già sposato e con tre figli a carico, una volta capitata la prima occasione utile, in quanto ingaggiato dall’allora notissima cantante brasiliana Carmen Miranda che lo volle con sé in una tournée negli Stati Uniti come primo chitarrista, s’imbarcò alla ricerca della fortuna tanto bramata.

Prima di partire, pur di assicurarsi il benessere dei propri figli comunque già abbastanza grandi, si premunì di farli sposare e di dar loro un futuro assicurato lasciandogli in eredità anche i negozi di gioielleria che aveva aperto a Roma.

Partì così per l’America in tournée con la Miranda, portando con sé tutti i gioielli e l’oro di sua proprietà che aveva accumulato negli anni di lavoro nei suoi negozi.

Negli Stati Uniti, non si sa bene in quale città esattamente, conobbe una donna di cui si innamorò perdutamente e dalla quale ebbe un figlio da egli legalmente riconosciuto.

Ma nel tour delle Americhe dietro alla famosa cantante brasiliana, contrasse – sembra proprio in Brasile – una malattia tropicale: la malaria.

Quindi sia pur unito ad una donna tanto amata e ad un figlio adorato, ormai stanco e stremato dalla malattia che gli corrose anche il fegato portandolo ad avere l’epatite virale, Di Giuliomaria si fece letteralmente depredare dei preziosi gioielli e dell’oro che aveva portato con sé senza per altro riuscire a realizzare il sogno di aprire le gioiellerie a New York.

Nel frattempo, passarono dieci lunghi anni in terra straniera, quando scoppiò la seconda guerra mondiale e il geniale inventore creativo, professandosi italiano con volontà di rientrare in patria, riuscì in qualche modo ad avere il nulla osta degli Stati Uniti per rientrare nella sua terra natìa.

Sembra che al momento di doversi imbarcare, il geniale inventore, non possedesse nemmeno un centesimo e sia pur chiedendo aiuto ai cugini di New York, non riuscì ad ottenere la somma necessaria per pagarsi il viaggio. A quel punto, si suppone che sopravvenne lo scippo del brevetto della chitarra elettrica da parte dell’affarista americano, il quale con ogni probabilità pagò a Di Giuliomaria pochi dollari per poterne entrare in possesso. Soldi che al genio italiano occorrevano per imbarcarsi sulla nave.

Tornato in Italia, visti i suoi trascorsi negli Stati Uniti, la moglie non volle più saperne di lui e decise di disconoscerlo completamente a vita, disdegnandolo anche dopo la morte.

Così, impoverito, stanco, malato ed affamato, trovò rifugio presso casa di uno dei suoi figli che lo accolse con molte remore e non senza fargli pesare la condizione.

Sia probabilmente a causa della malattia che per le privazioni che dovette subire e i talenti del suo genio mai riconosciuti, il dimenticato inventore italiano divenne estremamente egocentrico ed egoista e tacciato come un mezzo farabutto nonché allontanato da amici e conoscenti.

Visse così negli ultimi anni della sua esistenza da narciso egocentrico e come tale morì nel 1944 a causa della epatite virale e pare anche per causa di una indigestione poiché acquistò una scatola di contrabbando piena di cibo e prelibatezze e la ingurgitò tutta da solo chiuso nella propria camera da letto.

Al di là del personaggio che traspare dai racconti degli odierni posteri, di Cesare Di Giuliomaria, non si può non tener conto di tutte le implicazioni emozionali e pratiche dell’epoca in cui era vissuto, nonché delle carenze affettive, famigliari e alimentari che egli dovette patire specie quando visse negli Stati Uniti gli ultimi tempi.

Non si può nemmeno però dimenticare la frustrazione e il profondo dolore coscienziale, psicologico ed emotivo che il geniale inventore portò dento di sé per tutta la vita a causa di invenzioni avanguardistiche e superiori alla norma del suo tempo che non gli furono mai riconosciute né economicamente e né socialmente. Tanto è vero che il suo brevetto di chitarra elettrica pare si stato estorto proprio dall’affarista americano – probabilmente lo stesso personaggio al quale fu attribuita l’invenzione – per una manciata di spiccioli che gli occorrevano per tornare in Italia con la nave.

Diviene ovvio il comportamento della persona che subisce dei traumi di questo tipo e la quale cerca di esorcizzarli attraverso una specie strano di amor proprio molto malsano.

Morì così, dimenticato e a tratti disdegnato da tutti, un genio eccezionale del ‘900 italiano al quale non solo non vennero attribuiti tutti i meriti dovuti, ma vennero anche scippate le ricchezze da persone senza scrupoli e al quale venne strappata di mano per una misera mancia, l’invenzione musicale del secolo. Restando attribuita solo l’invenzione dell’amplificatore elettrico di cui però non vi è traccia negli annali di internet odierno.»

A cura di
Maria Laura Annibali
con la partecipazione di
Carla Liberatore

Melissa Ianniello con Maria Laura e Lidia – Premi internazionali di fotografia

Tra i 50 selezionati per l’Helsinki Photo Festival 2020 e 2° posto al 10th Annual International Photography Competition de The Florida Museum of Photographic Arts

Con questa foto di Maria Laura e Lidia, Melissa Ianniello è tra i 50 artisti vincitori della selezione per l’Helsinki Photo Festival 2020. Il tema: Trust.

Bronze Winner al Moscow International Foto Awards 2020; precedentemente si è aggiudicata il secondo posto nella categoria Documentation/Photojournalism del 10th Annual International Photography Competition organizzata dal FMoPA – The Florida Museum of Photographic Arts che ha sede a Tampa in Florida (USA).

La descrizione dell’immagine e il curriculum dell’artista dal FMoPA (trad. dall’inglese):

Melissa, Maria Laura e Lidia al SI Fest di Savignano sul Rubicone (14 settembre 2019)

Maria Laura e Lidia si conoscono da 17 anni. Il loro amore è sbocciato in età matura, ma ha colpito come un classico “colpo di fulmine”. Fu Lidia a conquistare Maria Laura: oltre a un incessante corteggiamento pieno di dolci cose e poesie, una sera scrisse una dedica a Laura sul muro di casa sua: “Laura, sono appassionatamente e disperatamente innamorata di te ”. Da quel giorno hanno iniziato a frequentarsi e subito dopo sono diventate una coppia ufficiale. Di recente si sono sposate in un’unione civile.

Melissa Ianniello (Napoli, 1991) è una fotografa documentarista che vive a Bologna. Dopo essersi laureata in Filosofia, ha proseguito la sua formazione fotografica, in gran parte autodidatta, attraverso periodi di studio a Bologna e New York, con fotografi come Michael Ackerman, Carolyn Drake, Erica McDonald e Davide Monteleone. La sua ricerca artistica si basa su due argomenti principali: il ruolo dell’individuo nella metropoli moderna e temi legati al genere e alla sessualità. È stata selezionata due volte (2014, 2017) come una delle vincitrici del concorso annuale Call For Artist nell’ambito del festival internazionale Cheap – Street Poster Art. Nel 2018, ha iniziato il suo progetto a lungo termine intitolato Wish it was a coming out. Con questo progetto, ha vinto il “Premio SI FEST Lanfranco Colombo” ed è stata selezionata come finalista per il “Premio Marco Pesaresi“, il “Premio Voglino“, nonché per il “Gran Premio Lumix Portfolio Italia“. Nel 2020, ha vinto la prima edizione della “Biennale della Fotografia Femminile” ed è stata selezionata come finalista per il “Italy Photo Award.

La notizia rilanciata dal portale di informazione LGBT Gay.it.

Articolo di Federico Boni

Maria Laura e Lidia, la foto del loro amore firmata Melissa Ianniello premiata in Florida

Maria Laura Annibali, 75 anni, e Lidia, 72 anni, fanno coppia da 17 anni. La loro storia d’amore immortalata da Melissa Ianniello è arrivata 2a ad un evento fotografico USA.