Con Melissa Ianniello su The Guardian

Melissa Ianniello, con il progetto fotografico Wish it Was a Coming Out, ha avuto l’attenzione del The Guardian che ha pubblicato una selezione di foto con relative didascalie.

Tra le foto selezionate anche l’ormai nota foto di Maria Laura e Lidia

La foto pubblicata di Maria Laura e Lidia con la didascalia.

Al reportage de The Guardian ha fatto eco il quotidiano La Repubblica nelle pagine della cronaca locale di Bologna (città dove vive Melissa) con un ampio servizio di Caterina Giusberti sulla fotografa e i suoi progetti, pubblicato nell’edizione in edicola il 26 agosto 2020.

Per leggere la pagina scarica il pdf qui.

Il canto dai balconi

Articolo di Maria Laura sull’esperienza della quarantena.

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile
Terminata la quarantena, ma l’amicizia continua

L’articolo pubblicato sul sito: fai.informazione.it

Considerata la mia età, 75 anni, e alcune problematiche di salute che mi rendono un soggetto a rischio, Ho passato l’intera quarantena e anche più in casa. Non potendo uscire, non potevamo vedere gli amici e mia moglie Lidia non poteva vedere sua figlia. È stato un periodo molto triste anche per la mia battaglia politica, essendo la presidente dell’associazione romana “Di’Gay project”, che si occupa dei diritti delle persone LGBT.

 Giugno è il mese del Pride e quest’anno non si è potuto svolgere! Inoltre la mia associazione, che nel suo piccolo organizza tanti eventi culturali, lezioni di yoga e di teatro gratuiti, si è fermata del tutto. Anche il mio docu-film L’altra altra metà del cielo. Donne, che racconta la realtà delle relazioni tra lesbiche,  non è stato possibile proiettarlo in nessun festival (sono riuscita a presentarlo alla Casa internazionale delle donne di Roma e al Festival del cinema LGBT di Napoli.

In ogni modo, nonostante tutto, abbiamo creato una situazione incredibile nel nostro condominio e in tutti quelli attorno nel quartiere Talenti di Roma dove abito. Abbiamo preso la questione “canto dai balconi “ seriamente e ogni pomeriggio, per tutta la quarantena, ci siamo trovati fuori dai terrazzi a cantare.

All’inizio della quarantena, partì l’iniziativa delle cantate e delle suonate dai balconi, i media la definirono flash mob, in quanto movimento spontaneo, convocato tramite i social in modo improvvisato a cui, soprattutto per i primi appuntamenti alle ore 18, furono dati significati diversi che andavano dal farsi coraggio reciprocamente all’esprimere solidarietà e vicinanza a chi veniva colpito dal virus o, ancora, a dimostrare apprezzamento e riconoscenza a chi si prodigava per gli altri nel far fronte all’emergenza sanitaria.

Però se si fosse trattato di un flash mob vero e proprio, avrebbe dovuto avere la caratteristica, non solo dell’improvvisazione sul nascere, ma anche quella della rapidità nello scomparire: la durata di un “flash” appunto. Nel nostro caso è nato come un flash mob, poi è evoluto diventando un appuntamento fisso che, pur mantenendo le motivazioni di partenza, sostegno e incoraggiamento nella solitudine dell’isolamento, partecipazione e affetto verso chi viveva quotidianamente faccia a faccia con una malattia tanto cattiva quanto subdola, in realtà si configurava come un esperimento di una nuova socialità.

A mia moglie Lidia e me, si è unito Mario, musicista (dell’appartamento sopra al mio) con la chitarra e l’impianto di amplificazione, la professoressa Sabrina con il violino, poi Marcella e Giuseppe, amici della mia associazione, di un palazzo di fronte, separati da una zona di verde, con loro un’infermiera Covid e Sara, che mi ha espresso la sua riconoscenza con parole toccanti.

C’era anche Anna (del piano sotto), Maria, del palazzo accanto, Franco e Viola, vicini di pianerottolo, Pia, Elisa di Torino, Doriana, avvocata, ecologista e attivista del III Municipio romano, Laura, con i suoi cagnolini che partecipavano al canto abbaiando, Palmira e Alessandro, che in occasione del compleanno di Lidia, ci hanno calato spumante e dolcetti dal balcone con una fune. Insieme a noi canterini c’era infine chi semplicemente si affacciava per ascoltare ed applaudire.

I nostri appuntamenti quotidiani hanno fatto crescere la nostra realtà di vicinato, l’amicizia che è sorta tra le nostre famiglie, comprendendo con questo termine tutte le tipologie sociali di convivenze: da quelle cosiddette “regolari”, a quelle di vedove, vedovi, single, a quella mia di famiglia lesbica, riconosciuta tale soltanto dal 2016, con la celebrazione dell’unione civile, ma di cui tutti sono a conoscenza e che tutti avevano accettato ancor prima che la legge delle unioni civili fosse approvata. Una “vicinanza”, quindi, che va oltre le differenze di credo religioso (ci sono cattolici, cristiani ortodossi, atei, agnostici, oppure io, che mi definisco “cristiana con ascendenza buddista”) o di simpatie politiche accomunate però dalla difesa dei principi di libertà e di democrazia, anche se non ci è mancata qualche contestazione al nostro riproporre “Bella ciao” come “sigla” delle nostre performances canore.

La prova che il flash mob dei canti dai balconi ha generato qualcosa di nuovo, che continua anche dopo la quarantena, sta nel fatto che le persone che hanno condiviso con me questa esperienza, hanno deciso di lasciare i balconi e di scendere per ritrovarsi negli spazi di socialità del quartiere, più motivati di prima, per condividere amicizia, solidarietà nell’accettazione delle differenze. Chissà, magari anche da questo punto di vista potremmo dire che “niente è più come prima”.

Non più tanti “flash” che illuminano per un attimo e poi scompaiono, ma un unico raggio di luce che rende più chiare le nostre esistenze personali e che, inevitabilmente, diventa un riferimento, un faro luminoso per tutto il vicinato.


Maria Laura Annibali

Progetti (D)istanti

Un progetto di storytelling visivo con storie di persone durante la quarantena. Maria Laura e Lidia tra di esse.

Racconti (D)istanti è il bellissimo progetto realizzato dalla fotografa Giulia Frigieri in occasione del nostro evento New Era – Diversity & Inclusion: gli stati generali post covid.


Una serie di ritratti fotografici, scattatti attraverso lo schermo di un computer, in cui si intrecciano la quotidianità forzata del lockdown e le vite, tutte diversissime fra loro, che Giulia ha incontrato durante le ultime settimane.

Potrete conoscere tutte le storie che fanno parte di Racconti (D)istanti sul nostro sito: https://www.diversitylab.it/racconti-distanti/

Un fotogramma del video

Il racconto di Maria Laura

Ho passato più di 80 giorni in casa. Anche più della quarantena dal momento che io sono un soggetto un po’ a rischio. Sono uscita per la prima volta la settimana scorsa (inizio giugno). Non potendo uscire di casa, non potevamo vedere gli amici e mia moglie non poteva vedere sua figlia. Abbiamo creato una situazione incredibile con il nostro condominio e tutti i condomini attorno. Abbiamo preso la questione del canto dai balconi seriamente e circa ogni pomeriggio  per tutta la quarantena ci siamo trovati fuori a cantare, ognuno dal suo balcone. È stato un periodo molto triste per la mia battaglia politica, giugno è il mese del Pride che quest’anno non c’è stato! Inoltre la mia associazione “Di’Gay Project”, che nel suo piccolo organizza tanti eventi culturali e lezioni di yoga  e di teatro gratuiti, si è fermata del tutto. Anche il mio film L’altra altra metà del cielo non è potuto andare a nessun festival, sono riuscita solo a proiettarlo alla casa internazionale delle donne e al festival di Napoli. (Maria Laura)

I racconti di Maria Laura

Il primo articolo giornalistico a firma di Maria Laura Annibali

Pubblicato sulla testata giornalistica online Power & Gender

Storia di amplificatori e chitarre elettriche

Roma 24 giugno 2020 – Il periodo che ci siamo lasciate alle spalle ha impedito in molti casi gli incontri ma ha favorito in altri casi la riflessione, i ricordi, la scrittura. È ciò che Maria Laura Annibali ci ha inviato, il racconto di un fatto poco conosciuto, legato alle chitarre. Ahh… se Jimy Hendrix sapesse! È stato uno dei maggiori inventori italiani Cesare Di Giuliomaria; vissuto nella prima metà del ‘900, attualmente un perfetto sconosciuto per molti, in realtà è stato un genio creativo nonché maestro orafo ed inventore.

«I più grandi musicisti, cantanti e chitarristi del nostro tempo, del calibro di Santana, B.B. King, Jimy Hendrix e altri ancora, hanno usato a dismisura con il proprio talento una delle sue invenzioni dimenticate: l’amplificatore elettrico per strumenti a corda, assegnata con tanto di documento ufficiale da parte del Ministero della Economia Nazionale in data 21 settembre 1931.

Di Giuliomaria fra l’altro, inventò anche la famosissima chitarra elettrica, infatti da bozze ritrovate nei suoi archivi si evince in maniera lampante che i primi passi almeno di tale invenzione furono di suo pugno e ingegno. E invece tale invenzione è stata assegnata ad un noto uomo d’affari americano.

Ma come sono andate le cose?

Cesare Di Giuliomaria nato a Roma, dove ha vissuto per molti anni era conosciuto come stimato orafo creatore di meravigliosi gioielli ambiti dalle migliori nobildonne della capitale, quindi godeva di uno status sociale da medio alto borghese, ma esprimeva il suo talento artistico e creativo anche come abile chitarrista, tantoché si esibì in vari concerti a teatro Argentina e al teatro Costanzo.

Aveva però un grande sogno: quello di aprire dei negozi di gioielleria negli Stati Uniti e precisamente a New York dove precedentemente emigrarono alcuni suoi cugini, ma come quasi ogni genio creativo, mancava del piglio affaristico e materiale necessario e veniva invece spesso sospinto dalla pulsione dei sentimenti.

L’ambizione di trasferirsi negli USA era anche determinata dal fatto che egli voleva vendere il brevetto della chitarra elettrica a qualche magnate americano che ne potesse dar così un frutto concreto e definitivo anche per poter finalmente vivere una vita che per lui potesse essere ancor più gloriosa e rispettabile di quanto già lo fosse.

Sia pur già sposato e con tre figli a carico, una volta capitata la prima occasione utile, in quanto ingaggiato dall’allora notissima cantante brasiliana Carmen Miranda che lo volle con sé in una tournée negli Stati Uniti come primo chitarrista, s’imbarcò alla ricerca della fortuna tanto bramata.

Prima di partire, pur di assicurarsi il benessere dei propri figli comunque già abbastanza grandi, si premunì di farli sposare e di dar loro un futuro assicurato lasciandogli in eredità anche i negozi di gioielleria che aveva aperto a Roma.

Partì così per l’America in tournée con la Miranda, portando con sé tutti i gioielli e l’oro di sua proprietà che aveva accumulato negli anni di lavoro nei suoi negozi.

Negli Stati Uniti, non si sa bene in quale città esattamente, conobbe una donna di cui si innamorò perdutamente e dalla quale ebbe un figlio da egli legalmente riconosciuto.

Ma nel tour delle Americhe dietro alla famosa cantante brasiliana, contrasse – sembra proprio in Brasile – una malattia tropicale: la malaria.

Quindi sia pur unito ad una donna tanto amata e ad un figlio adorato, ormai stanco e stremato dalla malattia che gli corrose anche il fegato portandolo ad avere l’epatite virale, Di Giuliomaria si fece letteralmente depredare dei preziosi gioielli e dell’oro che aveva portato con sé senza per altro riuscire a realizzare il sogno di aprire le gioiellerie a New York.

Nel frattempo, passarono dieci lunghi anni in terra straniera, quando scoppiò la seconda guerra mondiale e il geniale inventore creativo, professandosi italiano con volontà di rientrare in patria, riuscì in qualche modo ad avere il nulla osta degli Stati Uniti per rientrare nella sua terra natìa.

Sembra che al momento di doversi imbarcare, il geniale inventore, non possedesse nemmeno un centesimo e sia pur chiedendo aiuto ai cugini di New York, non riuscì ad ottenere la somma necessaria per pagarsi il viaggio. A quel punto, si suppone che sopravvenne lo scippo del brevetto della chitarra elettrica da parte dell’affarista americano, il quale con ogni probabilità pagò a Di Giuliomaria pochi dollari per poterne entrare in possesso. Soldi che al genio italiano occorrevano per imbarcarsi sulla nave.

Tornato in Italia, visti i suoi trascorsi negli Stati Uniti, la moglie non volle più saperne di lui e decise di disconoscerlo completamente a vita, disdegnandolo anche dopo la morte.

Così, impoverito, stanco, malato ed affamato, trovò rifugio presso casa di uno dei suoi figli che lo accolse con molte remore e non senza fargli pesare la condizione.

Sia probabilmente a causa della malattia che per le privazioni che dovette subire e i talenti del suo genio mai riconosciuti, il dimenticato inventore italiano divenne estremamente egocentrico ed egoista e tacciato come un mezzo farabutto nonché allontanato da amici e conoscenti.

Visse così negli ultimi anni della sua esistenza da narciso egocentrico e come tale morì nel 1944 a causa della epatite virale e pare anche per causa di una indigestione poiché acquistò una scatola di contrabbando piena di cibo e prelibatezze e la ingurgitò tutta da solo chiuso nella propria camera da letto.

Al di là del personaggio che traspare dai racconti degli odierni posteri, di Cesare Di Giuliomaria, non si può non tener conto di tutte le implicazioni emozionali e pratiche dell’epoca in cui era vissuto, nonché delle carenze affettive, famigliari e alimentari che egli dovette patire specie quando visse negli Stati Uniti gli ultimi tempi.

Non si può nemmeno però dimenticare la frustrazione e il profondo dolore coscienziale, psicologico ed emotivo che il geniale inventore portò dento di sé per tutta la vita a causa di invenzioni avanguardistiche e superiori alla norma del suo tempo che non gli furono mai riconosciute né economicamente e né socialmente. Tanto è vero che il suo brevetto di chitarra elettrica pare si stato estorto proprio dall’affarista americano – probabilmente lo stesso personaggio al quale fu attribuita l’invenzione – per una manciata di spiccioli che gli occorrevano per tornare in Italia con la nave.

Diviene ovvio il comportamento della persona che subisce dei traumi di questo tipo e la quale cerca di esorcizzarli attraverso una specie strano di amor proprio molto malsano.

Morì così, dimenticato e a tratti disdegnato da tutti, un genio eccezionale del ‘900 italiano al quale non solo non vennero attribuiti tutti i meriti dovuti, ma vennero anche scippate le ricchezze da persone senza scrupoli e al quale venne strappata di mano per una misera mancia, l’invenzione musicale del secolo. Restando attribuita solo l’invenzione dell’amplificatore elettrico di cui però non vi è traccia negli annali di internet odierno.»

A cura di
Maria Laura Annibali
con la partecipazione di
Carla Liberatore

Melissa Ianniello con Maria Laura e Lidia – Premi internazionali di fotografia

Tra i 50 selezionati per l’Helsinki Photo Festival 2020 e 2° posto al 10th Annual International Photography Competition de The Florida Museum of Photographic Arts

Con questa foto di Maria Laura e Lidia, Melissa Ianniello è tra i 50 artisti vincitori della selezione per l’Helsinki Photo Festival 2020. Il tema: Trust.

Bronze Winner al Moscow International Foto Awards 2020; precedentemente si è aggiudicata il secondo posto nella categoria Documentation/Photojournalism del 10th Annual International Photography Competition organizzata dal FMoPA – The Florida Museum of Photographic Arts che ha sede a Tampa in Florida (USA).

La descrizione dell’immagine e il curriculum dell’artista dal FMoPA (trad. dall’inglese):

Melissa, Maria Laura e Lidia al SI Fest di Savignano sul Rubicone (14 settembre 2019)

Maria Laura e Lidia si conoscono da 17 anni. Il loro amore è sbocciato in età matura, ma ha colpito come un classico “colpo di fulmine”. Fu Lidia a conquistare Maria Laura: oltre a un incessante corteggiamento pieno di dolci cose e poesie, una sera scrisse una dedica a Laura sul muro di casa sua: “Laura, sono appassionatamente e disperatamente innamorata di te ”. Da quel giorno hanno iniziato a frequentarsi e subito dopo sono diventate una coppia ufficiale. Di recente si sono sposate in un’unione civile.

Melissa Ianniello (Napoli, 1991) è una fotografa documentarista che vive a Bologna. Dopo essersi laureata in Filosofia, ha proseguito la sua formazione fotografica, in gran parte autodidatta, attraverso periodi di studio a Bologna e New York, con fotografi come Michael Ackerman, Carolyn Drake, Erica McDonald e Davide Monteleone. La sua ricerca artistica si basa su due argomenti principali: il ruolo dell’individuo nella metropoli moderna e temi legati al genere e alla sessualità. È stata selezionata due volte (2014, 2017) come una delle vincitrici del concorso annuale Call For Artist nell’ambito del festival internazionale Cheap – Street Poster Art. Nel 2018, ha iniziato il suo progetto a lungo termine intitolato Wish it was a coming out. Con questo progetto, ha vinto il “Premio SI FEST Lanfranco Colombo” ed è stata selezionata come finalista per il “Premio Marco Pesaresi“, il “Premio Voglino“, nonché per il “Gran Premio Lumix Portfolio Italia“. Nel 2020, ha vinto la prima edizione della “Biennale della Fotografia Femminile” ed è stata selezionata come finalista per il “Italy Photo Award.

La notizia rilanciata dal portale di informazione LGBT Gay.it.

Articolo di Federico Boni

Maria Laura e Lidia, la foto del loro amore firmata Melissa Ianniello premiata in Florida

Maria Laura Annibali, 75 anni, e Lidia, 72 anni, fanno coppia da 17 anni. La loro storia d’amore immortalata da Melissa Ianniello è arrivata 2a ad un evento fotografico USA.

LGBTQI al tempo della pandemia

Maria Laura intervistata da Altrestorie.it

Altrestorie ha deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Annibali, temo che le nostre lotte non saranno più priorità

By AltreStorie |

Per la presidente di Di’GayProject superare la cirsi economica richiederà uno sforzo unitario ed eccezionale, e ottenere leggi e diritti sarà più difficile

Abbiamo ascoltato Maria Laura Annibali, presidente dell’associazione romana Di’Gay Project che, dall’alto dei suoi 76 anni, non si lascia fermare neppure dalla panedemia e continua a guardare con speranza e progettualità al futuro.

Che impatto ha avuto l’emergenza coronavirus sulla vita e le attività associative di DìGayProject? Come state reagendo?

Purtroppo abbiamo sospeso tutti gli eventi che erano in programma. Un grande peccato, perchè erano multiformi, variegati e avevano già avuto successo nelle precedenti edizioni. Stiamo reagendo nella maniera migliore possibile, lavorando da casa, per la realizzazione dei prossimi progetti, di cui saremo protagonisti insieme ad altre associazioni in campo europeo.

Maria Laura Annibali, romana, pensionata, classe 1944. “Solo” nel 2000 decide di fare coming out accrescendo progressivamente il suo impegno e la sua visibilità fino a divenire presidente dell’associazione Di’Gay Project nel 2014.
Artista, e filmmaker è nota soprattutto per i documentari sul mondo lesbico e femminista “L’altra altra metà del cielo” (2009) che ha partecipato a diversi festival a tematica, come pure “L’altra altra metà del cielo… continua” (2012) e il recentissimo “L’altra altra metà del cielo. Donne” (2019).

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?
Maria Laura Annibali (a sinistra) e la moglie Lidia Merlo ad una manifestazione

Personalmente con soddisfazione. Sono riuscita a creare un gruppo di canterini e non ci siamo fermati ai sette giorni di canzoni sul terrazzo di casa, come consigliati dalla Sindaca di Roma. Li abbia anzi intensificati a due incontri al giorno. Il nostro gruppo musicale è composto da un cantautore in pensione con attrezzature sonore, persone di condomini diversi, di età diverse, di nazionalità diverse, di religioni diverse e di generi diversi. La maggior parte sono etero ma l’intero complesso è capeggiato da due ultra settantenni, anche loro in pensione, dichiaratamente lesbiche, una addirittura presidente di una associazione Lgbtqi, documentarista, scrittrice… Ma non sono il tipo di persona che può limitarsi solo a cantare. Ho preso accordi con due diversi editori per pubblicare due libri diversi e ho collaborato a un articolo su Roma Sera. Assieme a un “nostro” regista sto collaborando a una sceneggiatura, ho scritto interamente un altro articolo. Ma non voglio dimentire il progetto che ho più a cuore: con Anna Paolucci, stiamo scrivendo il romanzo della mia vita!

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi?

Sinceramente sogno di tornare a Piazza delle Cinque Lune a manifestare ancora sotto al Senato per la legge contro l’omotransfobia e la legge sulle adozioni. Credo che si debba ripartire così.

Dopo quel che sta succedendo in Italia e nel mondo come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?
Maria Laura Annibali alla Casa Internazionale delle Donne, Roma

C’è chi dice che nulla sarà come prima. Trovo questa affermazione troppo estrema. Certo, questa esperienza per noi “grandi” è stata stravolgente. Non avrei mai pensato di poter resistere tutto il tempo già trascorso e inevitabilmente quello che dovrà ancora trascorrere nelle 4 mura di casa. Io, che neanche i terremoti mi trovavano nella mia “tana”, mi sto rassegnando e debbo dire senza sconforto. Per sopravvivere penso che l’Italia e l’Europa debbano fare un vero salto di qualità. Questo “mostro” in qualche modo ha unito tutto il Mondo nella sofferenza, con la catastrofica conseguenza di posti di lavoro perduti, come i risparmi di tanti piccoli, onesti cittadini. Con l’aiuto di governi illuminati i giovani dovranno rimboccarsi  veramente le maniche, i pantaloni e qualunque altro indumento, per poter far risorgere l’economia disastrata. Questa è la vera sfida dei prossimi anni, con la personale convinzione che insieme ce la possono fare.

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?

Di questo sono molto preoccupata. In una società dove dovremo lottare per provvedere alle necessità primarie delle famiglie, ci potrebbe essere poco spazio per il proseguimento del cammino sui diritti civili e la liberazione sessuale. Normalmente non sono una pessimista, ma vedo difficile che i nostri governanti, che dovranno inventarsi la “qualunque” per impedire straordinari movimenti di piazza, per il diritto al lavoro e alla casa, possano avere la voglia e il coraggio di interessarsi a risoluzioni di giustizia umana e sociale. Già in situazione di “normalità” ci sono voluti ben 20 anni per un’incompleta legge sulle unioni civili perché ci dicevano che le priorità erano sempre altre. Temo che non potendo andare avanti, si rischi, in un Mondo impoverito e bisognoso di pane e companatico, che qualche infame governante possa addirittura indire dei referendum per abrogare il frutto di una lotta lunga e sofferta.

Resistere al tempo del coronavirus

Maria Laura ha trasformato un evento temporaneo in un presidio umano permanente.

Su PaeseRoma.it il 5 aprile 2020

Maria Laura Annibali con la moglie Lidia Merlo

Roma, quartiere Talenti, la quarantena causata dal coronavirus è iniziata con una settimana di flash mob dai balconi di tutta la città, oggi a distanza di più di venti giorni c’è ancora qualcuno che fa del flash mob un appuntamento quotidiano e irrinunciabile.

Maria Laura Annibali, 75 anni, presidente Di’ Gay Project: «Da quando sono in quarantena, insieme a condomini e amici e sconosciuti, ci ritroviamo,sui balconi, nonostante ampie distanze, due volte al giorno una alle ore 12:00, per fare quattro chiacchiere, e una alle 17,30 per cantare motivi vari compreso delle mini cover inventate da mia moglie e dalla sottoscritta».

Maria Laura Annibali sul balcone di casa

Grazie agli impianti acustici, come riferito da Maria Laura, riescono a coinvolgere palazzi anche lontani dal loro, creando una nuova forma di quotidianità, non solo con le persone già amiche e ben conosciute, ma anche con gente che prima conoscevano solo di vista o non conoscevano affatto, abbattendo ogni ostacolo legato alla diversità comunemente presente nella quartiere, quale ricco-povero, bianco-nero, etero-gay, giovane-anziano, cristiano-ebreo…

Nel Municipio III di Roma il flash mob di Laura ha suscitato interesse:

Fattitaliani.it intervista Maria Laura

di Caterina Guttadauro La Brasca. 

Maria Laura Annibali nasce a Roma nel 1944. Laureata in Scienze Politiche all’Università “La Sapienza” di Roma, entra nel mondo del lavoro negli anni Settanta con un incarico al Ministero delle Finanze; l’evolversi della sua carriera la porta a diventare funzionaria direttiva, ruolo che ricoprirà sino alla pensione.

L’intervista di Fattitaliani.

Il suo passato, ormai lontano, è stato per lei molto ferente. Tutto ciò che era bellezza ed Arte l’affascinava, quindi scavare, ritrovare, restaurare, ci accenna di questa sua vena conservatrice?  Sono molto amante della storia e fin da piccola mi facevo comperare, ben 2 riviste concentrate solo su fatti storici, mi ricordo che si chiamavano una Historia e l’altra Storia illustrata. Ovviamente sono sempre stata prima in questa materia in tutte le scuole. Questa passione non poteva non portarmi a iscrivermi ad un importante gruppo archeologico a cui ho partecipato e addirittura sono stata vicina nella buca alla compagna, che invece di trovare piccoli referti, trovò il pettorale di un’evidente importante donna di rara, finissima fattura, con bellissime pietre dure.

Per molti la pensione è la fine di ogni attività, per altri come lei e chi le parla è, invece, l’inizio di una vita mai esplosa. Com’è andata?  Sono andata in pensione a 55 anni e riconosco che da allora mi sento assolutamente realizzata e felice di questi intrepidi e meravigliosi ultimi 20 anni. Tutto quello che avrei voluto fare da giovane, cioè, cinema, teatro, politica, sono riuscita a farlo.

Lei ha vissuto per anni con un dualismo inaffrontabile a quei tempi soffrendone per ben 23 anni. Quanta forza e coraggio c’è voluto e dove ha attinto entrambi?  Sono credente, mi dichiaro Cristiana con ascendenza Buddista, frequentando e studiando i libri del Cerchio Firenze 77 (scuola spirituale e esoterica). Convinta quindi che quello che sono non poteva essere che così, perché era il mio Karma.

L’Amore ha tante facce?  Ne sono convintissima, io che ho amato un uomo e che ora amo da 18 anni mia moglie Lidia.

Leggi tuttoFattitaliani.it intervista Maria Laura”

Maria Laura e Lidia a TV8

Ospiti della trasmissione ho una cosa da dirti condotta da Enrica Bonaccorti.

Sabato 23 novembre 2019 Maria Laura e Lidia hanno partecipato alla trasmissione televisiva “Ho una cosa da dirti” condotta da Enrica Bonaccorti sull’emittente TV8.

Una doppia intervista in cui Maria Laura e Lidia raccontano di sé, come singole e come coppia… con una sorpresa finale da parte di Maria Laura per Lidia.

La registrazione del programma:

Su Donna Moderna

Le nostre lunghe storie dʼamore gay. Foto di Melissa Ianniello

L’articolo di Lucia Renati con le foto di Melissa Ianniello,
pubblicato sul numero 47 del 7 novembre 2019,
si può leggere integralmente sul sito di Donna Moderna
o si può scaricare qui, in pdf

A 3 anni dalla legge sulle unioni civili, molto è cambiato per le coppie omosessuali. Soprattutto per quelle che hanno potuto ufficializzare relazioni decennali. Belle e intense come queste 4 che vi raccontiamo.

William Belli, 69 anni, e Vittorio Panzani, 75
«Non siamo più lava incandescente, ma abbiamo costruito una base solida che nessuno può scalfire»
Gianni Manetti, 70 anni, e Victor Palchetti-Beard, 67
«Per non vivere lontani siamo diventati fratelli adottivi: ai tempi ci sembrava una figata»
Paola Fognani, 73 anni, e Stella Marchi, 65
«Ci siamo sposate in ospedale, il giorno prima di un intervento, per poterci garantire diritti e tutele di legge»

Maria Laura Annibali, 74 anni, e Lidia Merlo, 72
«Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa.  Il matrimonio? Mai pensato fosse così divertente»

Maria Laura ha il primato di essere, tra le coppie gay unite civilmente, la sposa più “adulta” d’Italia: aveva 71 anni quando ha detto sì, nel 2016. La sua compagna Lidia era già stata sposata con un uomo per 35 anni, insieme hanno avuto una figlia. «Ho sempre saputo di non volere quella vita, ma sentivo di dover soddisfare le convenzioni sociali e la rigida educazione della mia famiglia» racconta. «Ricordo che la mattina del mio matrimonio mio cugino mi disse: “Adesso sei veramente felice”. Io mi sentivo solo sbagliata». È a 50 anni compiuti che Lidia decide di scoprire chi è davvero: «Sono andata al Gay Village di Testaccio, a Roma, mi vergognavo da morire ma dovevo parlare con qualcuno». Quel qualcuno è Maria Laura, presidente dell’associazione Dì Gay Project: «Ero già attivista, non mi nascondevo da tempo». Invece Lidia scopre in quel momento quello che sente dentro: di fronte a Maria Laura si scioglie e 2 giorni dopo il loro incontro si dichiara, scrivendo sul muro sotto casa: “Ti amo perdutamente”.

Ecco il loro inizio, che le ha portate all’unione civile 3 anni fa. «Fino a quando avrò forza combatterò per il matrimonio egualitario» dice Maria Laura. «Sono nata nel 1944, all’epoca le persone come me erano sorvegliate. Vengo da una famiglia borghese, cattolica e fascista e ho fatto coming out a 20 anni. Io e Lidia siamo donne, lesbiche, “grandi” (a loro non piace la parola anziane, ndr): ci sono ancora molti pregiudizi su di noi. Una volta, di ritorno dal Gay Pride di Roma, siamo state insultate: un uomo ci ha detto “Andrete all’inferno”. Sul pullman una signora si lamentava: “Ma che sono ’sti froci?”. Ci siamo sposate per dare speranza alle persone della nostra età che si stanno ancora nascondendo. E combattiamo per una legge contro l’omofobia e l’adozione del figlio della partner nelle famiglie arcobaleno». Lidia aggiunge: «Alle nozze lei mi ha dedicato una poesia e io 2 parole: “Per sempre”. Siamo giocherellone, ridiamo. Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa. Non avrei mai pensato che il matrimonio potesse essere così divertente».

Video di Freeda

La storia d’amore di Lidia e Maria Laura, sposate a 70 anni

Freeda – come freedom, al femminile – racconta storie di donne con uno sguardo ottimista. Siamo indipendenti e sognatrici, e amiamo i gattini. Freeda è un progetto editoriale che celebra la libertà personale, l’espressione di sé attraverso lo stile.

A 70 anni Lidia e Maria Laura hanno fatto coming out e si sono sposate, dimostrando che non è mai troppo tardi per essere se stessi ed essere libere e liberi di amare.

Il loro bellissimo video:

Attacco omofobico a Maria Laura

L’episodio il 23 ottobre 2017 in un ospedale romano

Ne dà notizia il sito del Di’Gay Project, associazione LGBT romana di cui Maria Laura è presidente.

L’articolo è di Karmel Attolico

La dinamica dei fatti, come riportato sui social dalla stessa Annibali, si svolge in uno dei scenari più soliti che frequentemente si verifica in ospedale quando si accompagnano parenti ed amici per piccoli interventi chirurgici che vengono effettuati in giornata. Per ammazzare l’attesa, in questo caso durata ben oltre sette ore, Maria Laura ha socializzato con le altre persone che erano sul posto e visto il clima cordiale creatosi intorno a lei, ha deciso di raccontare la sua storia sentimentale con Lidia, la loro unione civile fatta il 23 novembre dello scorso anno e come vivono quotidianamente il loro rapporto affettivo.

 Ma il caso ha voluto che tra i presenti ci fosse un uomo, abbastanza adulto, che ascoltava in silenzio e in disparte senza partecipare minimamente al discorso, e allorquando la moglie lo ha raggiunto in sala d’attesa visibilmente provata, la stessa ha provocato una reazione di estrema sensibilità in Maria Laura che ha chiesto all’infermiera che l’aveva accompagnata se la paziente stesse soffrendo molto. Tale atteggiamento di partecipazione solidale ha scatenato la reazione dell’uomo che è arrivato ad attaccare Maria Laura con insulti verbali della peggiore specie, nonostante la moglie lo invitasse a desistere da quell’atteggiamento negativo e inqualificabile, che denunciava in maniera palese la sua avversione per la persona che poco prima si era raccontata per quello che era, vale a dire una donna lesbica, ultrasettantenne – classe 1944 – appagata dalla sua relazione sentimentale con la compagna alla quale si era unita civilmente da quasi un anno, dopo quindici anni di legame sentimentale.

Purtroppo, data la circostanza del momento particolare, Maria Laura, seppur donna tenace che non si ferma mai davanti a tanta inciviltà, nell’imminenza dell’uscita di Lidia dal reparto annunciatole da un’infermiera, ha desistito dall’affrontare la persona omofoba per chiedere le sue scuse, lasciando che la stessa abbandonasse la sala d’aspetto uscendo dall’ospedale in maniera adirata e con atteggiamento intollerante.

Ma purtroppo non è l’unico episodio verificatosi in quel frangente perché come coda finale di quanto accaduto fino ad allora, a Lidia – come lei stessa racconta dalla pagina Facebook di Maria Laura – è toccato di subire un atteggiamento omofobico più istituzionale, subdolo, fatto di “silenzio tombale”, allorquando finito l’intervento ha chiesto all’infermiera di far sapere l’esito dello stesso a Maria Laura che aspettava fuori dal reparto e ha dovuto constatare che la sua richiesta cadeva nel vuoto assoluto, mentre, più o meno contestualmente, una signora presente nel reparto e interloquendo con Lidia, accortasi del legame tra le due donne, faceva presente che fuori dal reparto c’era la sua amica che l’aspettava. Di fronte a simile esternazione, Lidia replicava che la signora in questione era sua moglie. Una risposta che produceva un black out  delle voci di tutti i presenti nel corridoio del reparto.

Insomma, due episodi che ritraggono un’Italia post Unioni civili ancora impreparata a gestire il nuovo corso di una società inclusiva delle persone omosessuali, a tratti incredula della determinazione di queste ultime a venire allo scoperto con disinvoltura e onestà intellettuale, quest’ultima considerata ancora scomoda dai benpensanti attaccati allo stereotipo della coppia uomo-donna. Ma per fortuna, l’amore non conosce limiti e trova la forza per combattere l’omofobia e le sue manifestazioni.

La notizia ripresa anche, nello stesso giorno, dal sito di informazione LGBT Gaypost, che conclude descrivendo la solidarietà ricevuta da Maria Laura attraverso i social:

Intanto è scattata la solidarietà sui social network, come quella data da associazioni (tra cui il Mario Mieli di Roma e Stonewall GLBT di Siracusa) e da singoli/e militanti. Ma già ieri stesso Lidia si lamentava di un trattamento poco rispettoso nei confronti della loro realtà familiare su Facebook: «Dopo l’operazione con la flebo attaccata al braccio chiesi all’infermiera di far sapere qualcosa ai nostri parenti fuori, neanche mi rispose se ne andò» racconta, dal profilo della moglie. Continuando: «Una signora mi disse fuori c’è la sua amica che la sta aspettando; io le risposi non è mia amica ma mia moglie, nella stanza ci fu un silenzio tombale, dentro di me feci una considerazione “ancora nessuno ha accettato questa legge delle unioni civili, probabilmente ci vorranno secoli”».

Maria Laura e Lidia a Stato civile su Rai 3

In onda l’8 dicembre 2016

Stato Civile – L’amore è uguale per tutti: questo il titolo completo della trasmissione di Rai 3 che, a poche settimane dall’approvazione della legge sulle unioni civili, racconta le storie delle coppie che, grazie alle legge, hanno potuto celebrare la loro unione al fine di essere riconosciuti come coppia dallo Stato e dalla società. Le unioni civili hanno realizzato quel sogno d’amore e di felicità che tante coppie attendevano da tempo.

Gli autori del programma sono Riccardo Brun, Laura Cirilli, Daniela Collu, Francesco Cordio, Annalisa Mutariello (Capoprogetto), Paolo Rossetti e Francesco Siciliano, mentre la regia è di Giampaolo Marconato. Prodotto da PanamaFilm.

La puntata dell’8 dicembre 2016 ha come protagonisti: Daniele e Francesco di Roma, ma vivono a Milano, e Maria Laura e Lidia, pure di Roma, convivono da 15 anni. Lidia ha ricevuto un’educazione tradizionale e ha lavorato per molti anni come segretaria presso uno studio contabile. Ha avuto un matrimonio durato 35 anni, da cui è nata una figlia, finito quando – a 55 anni – ha l’incontro folgorante con Maria Laura. Maria Laura, da anni attivista per i diritti lgbt, è presidente del Di’Gay Project ed è stata dirigente in ambito tributario e Garante alla Consulta per le Pari opportunità della Regione Lazio. Scrive libri, gira documentari, fa spettacoli teatrali, sempre con Lidia al suo fianco che la aiuta.

I promo della puntata:

Cliccando sull’immagine si accede al video della trasmissione

La trasmissione si può rivedere integralmente su RaiPlay.it:

Buonaseraroma – Maria Laura e Lidia, sposate da Monica Cirinnà

Buonaseraroma ha raccontato l’Unione Civile di Maria Laura e Lidia, pubblicando alcune foto per ricordare il lieto evento.

Servizio di Adriano Di Benedetto.

“Tra i tanti amici accorsi, tantissime figure del movimento lgbti come Imma Battaglia, il senatore dem  Sergio Lo Giudice, il presidente di Arcigay Flavio Romani, il presidente del Mieli Mario Colamarino, la presidente di Agedo Roma Roberta Mesiti, la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, il presidente di Anddos-Gaynet Roma Rosario Coco.”

buonaseraroma