Marcia dei diritti – dicembre 2015

Alla Camera dei Deputati la conferenza stampa di presentazione.

Conferenza stampa in vista della “Marcia dei diritti” del 12 dicembre a Roma, organizzata da un ampio cartello di associazioni e movimenti: Anddos-Gaynet, Lista lesbica Italiana, Gaycs, I mondi diversi No Profit, Roma Rainbow Choir, Scosse e Uaar Roma.
Lo slogan: «Diritti in ostaggio – In marcia per liberarli». La manifestazione nasce dall’esigenza di «riprenderci la nostra voce in un paese in cui tutti parlano di noi e vogliono decidere sulle nostre vite» hanno detto gli organizzatori durante la conferenza stampa.
Il corteo è stato presentato come un primo passo verso una mobilitazione duratura, a partire dal tema del momento: le unioni civili. «Non possiamo accettare che la discussione parlamentare divenga una nuova occasione per un mercato indecente sulla nostra pelle e per la propaganda omofoba di colpire la nostra dignità come sta avvenendo con l’attacco alla stepchild adoption» sostengono i promotori.

Tra gli intervenuti alla conferenza stampa, c’era anche Maria Laura. Le sue parole nella registrazione di Radio Radicale, a cura di Valentina Pietrosanti

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Job Acts con i Beerbanti del DGP

Commedia scritta e diretta da Maria Chiara Cucinotta

La locandina dello spettacolo

Giovedì 10 settembre 2015 al Gay Village, la Compagnia Teatrale I Beerbanti, compagnia teatrale sorta all’interno del Di’Gay Project, sotto la Direzione Artistica di Maria Laura Annibali e la regia di Maria Chiara Cucinotta, porta in scena Job Acts.

Un progetto artistico più che mai aderente alla realtà dei nostri tempi 2.0, dove ogni giorno ognuno di noi deve reinventarsi per andare avanti, per trovare uno spazio adeguato ai propri bisogni: una vasta gamma che va dal lavoro alla famiglia, alle aspirazioni personali e all’interazione con la pesante burocrazia dell’amministrazione pubblica. Forse gli stessi attori hanno recitato se stessi per dichiararsi al pubblico e di riflesso alla società per quello che sono veramente, aldilà dei titoli di studio e dei curricula. […] Il siparietto finale con l’entrata in scena della direttrice artistica della compagnia teatrale, Maria Laura Annibali, offre agli spettatori l’assaggio più vero o meglio realistico dell’incontro tra la dimensione esistenziale di una donna non più giovane – ma ancora molto attiva – alla ricerca di certezze in una società in continuo movimento e il mondo esterno senza speranza di punti fermi” (Karmel Attolico per il sito del Di’Gay Project).

Il video della performance di Maria Laura:

“Una commedia fatta di caratteristi che vestono i panni di idraulici, operatori di call center, camerieri, architetti … e che sono “anche” gay, lesbiche, etero, trans o bisessuali.
Spiega la regista, Maria Chiara Cucinotta:
“Job Acts vuole essere il veicolo con il quale ognuno di noi ogni giorno può raccontare dell’incapacità di comunicare sinceramente nel nostro mondo. Uno spettacolo che racconta con incredibile ironia come qualsiasi titolo di studio o esperienza non abbiano senso. Come nessuno dei nostri simili sia in grado di ascoltarci e rispettarci per quello che siamo. Una critica sardonica e dissacrante che urla nascondendosi in risate amare”. Il gruppo de I Beerbanti ha meno di un anno di vita come compagnia teatrale ed è interamente formato da attori amatoriali; si sono posti un’unica regola: non interessano l’inclinazione sessuale, l’età, la preparazione tecnica e la lingua nativa dei partecipanti” (Elena Mattirolo per il sito ilprofumodelladolcevita.com).

La locandina dello spettacolo

Replica il 19 dicembre 2015 al Teatro Orologio di Roma.

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Amori di_versi – Le donne e la poesia

Presentazione del libro Arrivò l’amore e non fu colpa mia di Alessandra Nicita

In “Arrivò l’amore e non fu colpa mia”, la passione s’intreccia a segreti, vuoti vorticosi, ad incresciosi tormenti, alle speranze prima e alle delusioni poi, nello scoprire che l’oggetto d’amore non era affatto come lo si era immaginato. Lo scontro con la realtà del vissuto diventa motivo di riscatto. Un amore “non convenzionale” narrato in chiave poetica da un’artista eclettica e non convenzionale che vorticosamente spazia dall’amore alla vita come se questi fossero poi la stessa cosa. Il sentimento delle due protagoniste non incontra limiti di genere o costrizioni sociali. È piuttosto metafora di un viaggio sia fisico che interiore di una delle due donne, che porta con sè l’accettazione individuale, il difficile concetto di “verità”e la rabbia per il disgregarsi di questo amore bugiardo. Molte poesie sono inoltre dedicate al rapporto tra genitori e figli e mostrano al lettore cosa voglia dire non essere la figliaperfetta”. Con “Arrivò l’amore e non fu colpa mia”, si può affermare che comunque siano assortite le coppie, niente può sminuire la bellezza e la sincerità del sentimento, anche quando tutto finisce.

L’Evento, è organizzato dall’Associazione Di’Gay Project e porta il titolo: Amori di_versi: le donne e la poesia, e si terrà domenica 7 giugno 2015 alle ore 21,00 a Eutropia – Città dell’Altra Economia.

Modera: Aurelio Mancuso di Equality Italia.
Presentano: Imma Battaglia, Consigliere Sel del Comune di Roma, Maria Laura Annibali, Presidente di Di’Gay Project e Mauro Cioffari, Capogruppo Sel del I Municipio di Roma.
I Reading saranno letti dagli attori: Fabio Morici e Marco Zangardi.

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Il Registro delle Unioni civili a Roma

Non sono mancate tensioni, ma l’obiettivo è finalmente raggiunto il 28 gennaio 2015

La fine del mese di gennaio 2015 il dibattito politico e sociale a Roma è stato caratterizzato dalla questione dell’istituendo Registro delle Unioni Civili.

Il 28 gennaio, giorno fissato per la votazione finale da parte della massima istituzione capitolina, ci furono anche momenti di tensione, come testimonia Maria Laura in questo video di Eustachio79.

Maria Laura e Lidia sono comparsa in un articolo di Simone Canettieri al ruguardo pubblicato su Il Messaggero il 29 gennaio 2015.

La pagina del quotidiano romano

Anche l’Agenzia ANSA ne ha fatto oggetto di una notizia.

Lancio dell’Agenzia ANSA
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Donna è DOC – 8 Marzo 2014

Maria Laura Annibali ha partecipato, insieme ad altre documentariste, all’evento Donna è DOC organizzato dalla Casa del Cinema.

IL DOCUMENTARIO TRA INFORMAZIONE E CINEMA  Esperienze Saperi Risorse Casa del Cinema

L.go Marcello Mastroianni, 1 – Roma  8 marzo 2014 ore 11,00 – 18,00.

L’approfondimento dei temi di attualità, legati al giornalismo d’inchiesta e di denuncia, trova oggi in Italia un nuovo terreno di proposta, con un vero e proprio risveglio di attenzione nei confronti del documentario, che sul grande schermo è sempre di più cinema del reale. Lo testimonia il Leone d’Oro assegnato dalla giuria dell’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia al documentario “Sacro Gra” di   Gianfranco Rosi.
Quanto è importante in questo nuovo scenario e in questa svolta la presenza ed il ruolo attivo delle donne documentariste? E come si esprime e si differenzia il punto di vista di genere? Quali spazi per le donne, giornaliste, registe, sceneggiatrici, autrici di testi e di immagini, produttrici?

Sull’evento un video montaggio di presentazione a cura di Pietro Macrì

La risposta in una giornata aperta a contributi, testimonianze e proposte.

Ore 15,00
ESPERIENZE. RISORSE. Il punto di vista di genere nel documentario. Il mercato del documentario in Italia. Voci e proposte a confronto.

Sono state invitate

Valeria Adilardi, Laura Annibali, Simona Banchi, Francesca Barzini, Mussi Bollini, Donatella Botti, Pia Brancadori Circola Alice Guy, Stefania Casini, Luciana Castellina, Annamaria Catricalà, Francesca Cima, Francesca Comencini, Silvia Costa, Antonietta De Lillo, Daniela De Robert, Piera Detassis, Marta Donzelli, Mariangela Forcina, Giovanna Gagliardo, Caterina Gerardi, Lucia Goracci, Wilma Labate, Paola Malanga, Claudia Marchionni, Alina Marrazzi, Mimosa Martini, Donatella Massara, Gianna Mazzini, Elisa Mereghetti, Paola Orlandini, Adele Pandolfi Festival A Corto di Donne, Ariela Piattelli, Marina Piperno, Paola Poli Festival Laboratorio Immagine Donna, Costanza Quatriglio, Patrizia Rappazzo Festival Sguardi Altrove, Silvia Resta, Loredana Rotondo, Raffaella Spizzichino, Eileen Tasca, Giovanna Taviani, Carla Vestroni, Daniela Vismara

Introduce Nella Condorelli                                 Coordina Laura Delli Colli

con la partecipazione delle colleghe del Direttivo SNGCI, della presidente Rita Mattei e del Direttivo ASR, della direttrice ASR Beatrice Curci.

L’intervento di Maria Laura (video di Pietro Macrì)

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Lidia Borghi – Io urlo, quindi sono!

Un articolo scritto da Lidia Borghi.

Omaggio allo spettacolo teatrale di Danilo Gattai

Metti una sera d’estate. L’aria è fresca, piacevole dopo l’ennesima afosa giornata romana. Ti ritrovi davanti ad un palco i cui riflettori sono spenti. Per ora. Tra poche ore le tavole di quel palcoscenico si animeranno.

Metti che un gruppo di persone prenda posto, nella penombra, in una platea improvvisata e che, d’un tratto, le luci si accendano. Ed ecco che una danzatrice muove i primi passi sulle tavole di legno del palco. Ha il volto seminascosto da una coltre color rosso scarlatto, lo stesso che tinge il sangue che scorre nelle vene. Quel sangue è il fluido più prezioso del protagonista di un lavoro teatrale assai innovativo. Un sangue corrotto, infetto, scabroso, ma solo per chi tale lo considera.

La danzatrice continua leggiadra il suo volo, metafora della vita dell’interprete principale di I cum, ergo sum, scritto e diretto da Danilo Gattai, attore ed autore teatrale di grande talento che, all’interno dei laboratori teatrali organizzati dal Di’ Gay Project, ha messo su uno spettacolo inusuale, crudo, intelligente, mai banale, ricco di spunti di riflessione, incentrato sul tema dell’omosessualità maschile in tutte le sue sfaccettature.

Dalla presa di coscienza dell’orientamento omosessuale alla ricerca dell’altro; dalla frequentazione assidua dei luoghi delbattuage allo scontro con persone che sono alla ricerca di sesso facile e veloce, che non lasci traccia, se non nell’anima di chi vuole di più, vuole andare oltre, vuole giungere al cuore del maschio di turno; dallo scontro aperto con ragazzi dalla doppia vita, normali di giorno ed omosessuali di notte – con fidanzata a carico – fino alla scoperta della sieropositività.

E poi c’è quella madre, al cui personaggio appartengono le battute iniziali dello spettacolo, così come quelle finali: è lei il fulcro di tutto, è lei la genitrice di cotanta diversità, è lei che sospetta ma non interviene, subodora ma è impotente, capisce ma non comprende. Non può, non ne ha i mezzi, civili prima ancora che personali. È la società cui la donna appartiene a non capire, essa per prima, che si può nascere maschi e, malgrado ciò, amare persone appartenenti al proprio sesso. Malgrado… Mal grado: è così che appaiono i froci agli occhi della gran parte della gente, un grado tristo, cattivo, una categoria che a mala pena – a stento – arranca nella società, ne vive ai margini, viene schifata dai “normali”, viene vilipesa, infamata, offesa, stigmatizzata.

E quella madre è sempre lì, a ricordare al nostro uomo il suo stigma. Lei, con indosso una vestaglia rossa, sciatta quanto basta per trasmetterci la sua resa di fronte ad una vita che è troppo dolorosa, farà da cornice all’intera rappresentazione, durante la quale le diverse voci del diverso, il protagonista, vengono rigettate addosso alla platea silenziosa, attonita, commossa, da cinque ragazzi. Cinque differenti livelli di dolore ed altrettanti temi scottanti che, per tono e crudezza, giungono sui visi delle persone spettatrici come tanti schiaffi.

Dal disgusto alla profonda umanità, che traspare dalle battute dei cinque interpreti, la voce narrante attraverso di loro parla, urla, piange, strepita, si addolora, riesce vincitrice dall’improba lotta con una vita che la gente comune vorrebbe corrotta dalla cosiddetta peste del ventesimo secolo. Come un povero cristo che si divincola per liberarsi dei chiodi di una croce chiamata HIV, il protagonista della pièce teatrale riesce ad uscire dalla presa mortale di un virus che, fino a pochi anni fa, non lasciava scampo e che oggi, grazie ad una terapia mirata, sta garantendo un’alta qualità di vita a tante persone, in Italia.

E la trasandata madre resta lì, a meditare sui suoi dolori, sempre più incapace di gestire quel figlio scomodo; preferisce tacere, intenta ad ultimare il suo lavoro al tombolo, mentre il tempo passa e il protagonista continua ad ammucchiare, in un angolo del suo cuore infranto, storie storte con uomini dalla mentalità distorta, abituati a simulare e dissimulare, a mentire ed infangare, a scopare ed a piangersi addosso.

E la voce narrante insiste, attraverso i cinque alter ego, nel rivendicare la sua identità personale, forte più della morte: «Io sono altro da quegli attimi rubati di sesso sfrenato! Io sono qualcosa in più di quelle masturbazioni feroci, di quella ricerca del piacere a tutti i costi! È mai possibile che l’omosessualità maschile sia una mera questione rettale? Io sono oltre gli abusi fatti alla mia anima, al mio cuore ed al mio corpo! Io sono oltre!» Oltre… Oltre le tenebre di troppe notti passate a scappare da sé, oltre la prigione delle menzogne, oltre la gabbia della sieropositività. “Si fotta la sieropositività! Io urlo, quindi sono!

La stanca madre è ancora lì, a dominare la scena. A lei spetterà l’ultima battuta, a lei l’uscita di scena; come è entrata, così ne uscirà, quando l’ultimo grido sarà uscito dalla gola delle cinque voci, quando l’ultimo loro gesto avrà smesso di espandersi verso il pubblico, quando l’ultimo passo della danzatrice, incollata ad una delle quinte, si sarà compiuto. Quando, infine, l’ultima lacrima del protagonista si sarà asciugata, segno che la lunga battaglia contro il dolore sarà stata vinta.

Per quella madre che non riesce ad essere dea madre, per una società che non riesce ad affrontare l’omosessualità senza inorridire, per il disgusto di coloro che si sentono infettati dalla diversità altrui, per la criminalità di chi sa dell’HIV ma continua a tacerne. Per costoro esisterà sempre una forma di riscatto. Essa ha a che fare con termini – che non sono solo parole – quali: identità personale, dignità e rispetto. Pietà per chi ama.

Grazie a Davide Cortese, Filippo Di Lorenzo, Ezio Di Maria, Mirko Ferramola e Danilo Zuliani, i cinque alter ego del protagonista.

Grazie a Maria Laura Annibali, la madre attonita.

Grazie a Danilo Gattai, il protagonista di un lavoro autobiografico che va oltre gli steccati del pregiudizio.

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A teatro con I Cum ergo Sum

Un articolo scritto da Luca Scucimarra su http://www.ilcampidoglio.it riguardo alla commeddia I Cum ergo Sum, scritta e diretta da Danilo Gattai e interpretata da Maria Laura Annibali, Davide Cortese, Filippo Di Lorenzo, Ezio Di Maria e Danilo Zuliani:

Sul palco del Gay Village è stata rappresentata la commedia brillante, scritta e diretta da Danilo Gattai, “I cum ergo sum”. Un compendio dolce e crudele allo stesso tempo, che narra la vicenda di vita di un omosessuale, che riepiloga il proprio stare al mondo. Il Protagonista, consapevole già da ragazzo della sua omosessualità, cerca significati e sensi per irrobustire la storia della vita.
Riemergono in lui ricordi passati di quando da giovanissimo cercava esperienze di sesso e amore.
Così L´I cum, che sta ad indicare l´eiaculazione, è sicuramente un riferimento sessuale, ma che allude a quel “venire” verso un amore ambito e sognato. Passando da amori deludenti ad amori belli e piacevoli, sottolineando anche la duplicità delle azioni del vivere.
Nonostante le incomprensioni con la madre e l´apertura all´universo dell´AIDS il protagonista, sempre sorretto dalla forza dei propri sentimenti e dal volere andare incontro al mondo, non si arrende mai e viene pervaso dal senso di speranza e a cui consegue la sua consapevolezza di vivere: l´ergo sum.
I personaggi interpretati da Maria Laura Annibali, Davide Cortese, Filippo Di Lorenzo, Ezio Di Maria e Danilo Zuliani con una recitazione in bilico tra reale e illusorio hanno trafitto il pubblico nel cuore delle emozioni.
La Annibali ha dichiarato: “Fin dalla prima lettura ho provato un grande amore per questo testo crudo, sincero ma intensamente poetico, che Danilo Gattai ha regalato a tutta la comunità LGBTQ. Mi sento quindi onorata di essere mentore di un lavoro che, da fruitrice cinquantennale di teatro, penso meriti, dopo questo prezioso debutto (che ci ha permesso il Gay Village e la nostra grandissima Presidente del DGP Imma Battaglia) di essere portato sui massimi palcoscenici”.
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15 Maggio 2010 – IREOS Firenze

Sabato 15 maggio 2010 Maria Laura Annibali ha presentato il suo film “L’altra altra metà del cielo” presso la sede dell’ IREOS, a Firenze.

Durante la presentazione sono intervenute Susanna Lollini (avvocatessa del Gruppo Legale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno, con il quale segue da anni le questioni connesse alla genitorialità omosessuale) e Antonella Rondinone (Dipartimento di Scienze Storiche, Giuridiche, Politiche e Sociali).

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14 Febbraio 2009 – Casa Internazionale delle Donne

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Sabato 14 Febbraio 2009 Maria Laura Annibali ha presentato il suo film “L’altra altra metà del cielo” a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne.

Alla proiezione è seguita una tavola rotonda, coordinata da Maria Palazzesi, a cui hanno partecipato Imma Battaglia, Edda Billi, Paola Concia, Maria Cristina Storini, Valeria Viganò.

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