L’altra altra metà del cielo. Donne al RomaPride 2021

Venerdì 25 giugno 2021

Nel calendario delle manifestazioni per la settimana dell’orgoglio omosessuale, la Pride Week, a Roma, anche la presentazione del terzo docufilm di Maria Laura Annibali, L’altra altra metà del cielo. Donne.Teatro di documenti, a Roma, ore 18.00.

RomaPride 2021
RomaPride

Maria Laura e Lidia testimonials di H&M – 2

La campagna di H&M Beyond the rainbow su Vanity Fair con intervista a Maria Laura.

Articolo-intervista di Laura Scafati per Vanity Fair

Maria Laura Annibali e Lidia Merlo hanno tenuto il loro amore nascosto per 15 anni. Tre lustri di sofferenze, bugie, smarrimento. Fino a quando la forza della loro unione ha prevalso su condizionamenti familiari e religiosi, pregiudizi e ripercussioni sul posto di lavoro.

Oggi, le due, sposate dal 2016, vivono la propria relazione alla luce del sole, orgogliose di raccontare la propria storia al mondo. Una storia che, insieme a tanti altri racconti di amore, odio, coming out, ricerca di sé, è diventata protagonista di Beyond the Rainbow, la campagna globale interattiva di H&M (qui per accedere e conoscere tutti i protagonisti) che sostiene il Pride e la comunità LGBTQIA+. Un progetto, quello del colosso svedese, nato per ispirare gli individui a conoscere, condividere, e sostenere i valori fondamentali di diversità, uguaglianza e trasparenza. Ma soprattutto un invito, quello di guardare oltre il mero arcobaleno per scorgere e toccare con mano reali storie di vita. Come quella di Maria Laura e Lidia.

La video-intervista di Maria Laura e Lidia.

Nel video per la campagna di H&M raccontate il dolore di un amore tenuto nascosto per tanti anni. Che cosa vi ha spinto, a un certo punto, a uscire alla luce del sole?
M.L.: «Ho nascosto la mia vera identità per 23 anni quando stavo con la precedente compagna, e poi per altri 15 quando mi sono messa con Lidia. All’epoca della prima relazione, intorno agli anni Settanta, avevo un ruolo pubblico, ero una donna conosciuta, non potevo dire che stavo con un’altra donna sebbene ci convivessi. Ma dentro soffrivo, tanto. Poi un giorno ho detto basta. Mi sono resa conto che non potevo andare avanti in questo modo e così, nonostante avessi un lavoro importante, rassegnai le dimissioni. Lo feci per amore. Poi la mia ex mi lasciò e mi ritrovai senza lavoro e senza amore. Ma non mi pentii. Mi dissi: perché mi devo nascondere?»

Che cosa fece allora?
«Nel 2000 iniziai a prendere i primi contatti nel World Gay Pride, ma sempre in sordina. All’inizio mi vergognavo, tanto che partecipai alla parata del Pride sotto la bandiera degli animalisti, anche perché lo ero e lo sono tuttora, senza dire niente a nessuno. Da lì iniziò il mio graduale percorso di coming out.»

A quel punto la sua strada si incrocia con quella di Lidia…
L: «Io mi sono sposata, ma senza esserne veramente consapevole. Ho avuto anche una figlia. Ma in quegli anni dentro di me percepivo dolore, perché mi rendevo sempre più conto che non era quella la mia strada. A me piacevano le donne. Ho soffocato questo desiderio per i condizionamenti familiari e religiosi con i quali sono cresciuta, fino a che un giorno, per caso, leggendo il giornale, vidi che parlavano del Gay Village. Non sapevo niente di questo mondo, ne ero completamente fuori, ma la cosa mi incuriosì e dissi: voglio andarci.»

Ci andò?
«Il primo giorno andai, ma per vergogna non entrai. Poi mi fai coraggio e tornai il secondo giorno. Chiesi di parlare con qualcuno per potermi confrontare, capirne un po’ di più. Mi risposero che organizzavano dei gruppi di auto-coscienza e ad occuparsene era proprio Maria Laura. Mi venne presentata, parlammo, e fu un colpo di fulmine. Me ne innamorai all’istante. Lei all’inizio era molto reticente, non ne voleva sapere, ma io le assicurai che avrei fatto di tutto per conquistarla e farle dimenticare la sua ex. Una sera comprai una bomboletta di vernice spray rossa, andai sotto casa sua alle tre di notte col rischio che mi arrestassero e scrissi per terra: «Laura ti amo appassionatamente e per sempre» con un cuore, una freccia e due gocce di sangue. Dopodiché la chiamai, e le dissi di scendere a vedere la sorpresa che avevo preparato per lei. Da lì iniziò la nostra storia.»

Nel video Maria Laura dice che, per nascondere il suo orientamento, ha raccontato a tutti di essere «l’amante» di un uomo in vista. Quanto pesava il giudizio altrui in quegli anni in cui lottavate interiormente tra «chi dovevate essere» e «chi veramente eravate»?
M.L.:«Non era tanto il giudizio altrui a pesare, ma quello di noi verso noi stesse. Ovvero, quella che si chiama omofobia interiorizzata. Noi stessi abbiamo paura di quello che siamo perché il mondo non ci aiuta ad esserlo, a tirarlo fuori. Ma non perché abbiamo incertezze o perplessità. Quando arrivi a maturare la consapevolezza di chi realmente sei, non sono i dubbi a farti paura, ma abbiamo comunque bisogno di tempo per dire e confessare a noi stessi chi siamo, e una società che ci osteggia non fa altro che frenare il percorso. In più il velato pubblico non aiuta certo la causa.»

Per tantissime persone, oggi, è ancora difficile fare coming out…
M.L.:«Sì, perché molti di noi hanno bisogno di un aiuto. Parlo di un aiuto globale, a livello politico. Se un gay o una lesbica vengono ingiuriati e la politica non fa niente per tutelarli è chiaro che molti preferiscano rimanere nell’ombra e non dichiararsi. A maggior ragione per coloro più anziani, magari sposati o con figli. A me e Lidia all’inizio è successa la stessa cosa. Lei era sposata, con una figlia, e io con un lavoro in Commissione Tributaria. Non potevamo fare altro che nasconderci, vivere nell’ambiguità, tanto che io ho raccontato a tutti, e soprattutto alla mia famiglia, che ero l’amante di un uomo in vista, avevo fatto anche nome e cognome. Fino a che, dopo quasi 15 anni, ci siamo liberate entrambe di questo fardello.»

Che sensazione avete provato?
«Di felicità, leggerezza, emozione. Finalmente provavamo la libertà.»

C’è qualcosa che non rifareste se poteste tornare indietro?
M.L. «Soffrire come ho sofferto. E soprattutto non aver detto subito a mia sorella, che purtroppo oggi non c’è più, che ero lesbica. La mia ex non voleva che la vedessi, la frequentassi, che andassi da lei. Chissà che cosa deve aver pensato di me…»
L.: «Non mi terrei tutto dentro. È stata una sofferenza enorme. Ho sbagliato col matrimonio, dovevo combattere contro i condizionamenti familiari e dire la verità, chi ero, che cosa provavo.»

Quale consiglio vi sentite di dare alle nuove generazioni e a chi sta lottando per i propri diritti e libertà?
L: «Parlare, parlare, parlare. Non soffrite! L’amore non ha sesso. L’amore è amore!»
M.L.: «Io non vorrei più vedere soffrire nessuno. A mio avviso la società, oggi, a differenza della politica, è più pronta e propensa ad ascoltare e ad apprezzare la diversità rispetto al passato. A non essere ancora pronti e predisposti sono i genitori. C’è bisogno di formazione nelle scuole, nei posti di lavoro. C’è necessità di aiutare le persone a capire, a prepararle, dare loro gli strumenti per imparare ad accettare e accogliere i percorsi e le scelte personali dei figli, e in generale dell’altro. C’è bisogno di raccontare, di parlare.»

La campagna di H&M, in questo senso, è stata un’importante opportunità per dare voce alla vostra storia
M.L.: «È stata un’esperienza bellissima e una preziosa opportunità. Ci siamo divertite tanto a farlo, soprattutto perché il fine di questo progetto è la nostra stessa missione di vita. Quella di battersi per le libertà e i diritti universali e mettere a tacere l’odio. Dove c’è amore non ci può essere peccato.»

Roma Pride 2021

Nel cartellone degli eventi del RomaPride 2021, L’altra altra metà del cielo. Donne di Maria Laura Annibali, regia di Filippo Soldi.

Venerdì 25 giugno 2021

Nel calendario delle manifestazioni per la settimana dell’orgoglio omosessuale, la Pride Week, a Roma, anche la presentazione del terzo docufilm di Maria Laura Annibali, L’altra altra metà del cielo. Donne.

Teatro di documenti, a Roma, ore 18.00.

Seminario Diverso all’Accademia di Belle Arti di Frosinone

Lunedì 17 maggio 2021 alle ore 17.00, in diretta su piattaforma Teams.

Diversità, diversità di genere e diritti, libertà di essere sé stessi

Un “Seminario Diverso” quello organizzato dalla Accademia di Belle Arti di Frosinone: nuove strade si sono aperte quando dalla sicurezza della consuetudine si è passati al rischio della sperimentazione, e nuovi diritti sono stati approvati quando nuovi soggetti di diritto e tutela sono stati riconosciuti. È proprio il coraggio di fare e di essere diversi il filo rosso che lega i temi del seminario partendo dall’esempio di due artisti distanti per epoca, campo d’azione, arte, ma vicini per come hanno difeso la loro identità artistica e umana: Luciano Damiani (Teatro di Documenti di Roma) e Oscar Wilde.

In particolare Maria LauraAnnibali, con Edda Billi e Danilo Gattai, lunedì 17 maggio 2021.

Questo il programma completo del Seminario:

Su Cusano Italia TV

Venerdì 9 aprile, alle ore 17.00, Maria Laura e la moglie Lidia Merlo in un’intervista per la rubrica Restart.

Venerdì 9 aprile, alle ore 17.00, Maria Laura e la moglie Lidia Merlo in un’intervista per la rubrica Restart.

Sul canale 264 del digitale terrestre o in streaming sul canale Youtube dell’emittente.

Radiosvolta.it

Intervista radiofonica.

Domenica 28 marzo 2021,
dalle 13:00 alle 14:00,
su www.radiosvolta.it
con Daniela Cicchetta
per presentare il docu-film e saggio L’ALTRA ALTRA META’ DEL CIELO. DONNE e per parlare delle battaglie personali, sociali e politiche a difesa dei diritti sull’identità di genere.

Ascolta il podcast da Spreaker

Identità libere e in divenire

Le fondamenta del femminismo sono il partire da sé, perché il personale è politico. Ce ne darà una preziosa testimonianza Maria Laura Annibali, attivista, documentarista e Presidente dell’associazione Di’Gay Project

Evento di Insieme per le donne

Online con Facebook Live

Mercoledì 27 gennaio 2021
dalle ore 18:00 UTC+01 alle 19:00 UTC+01

Le fondamenta del femminismo sono il partire da sé, perché il personale è politico. Ce ne darà una preziosa testimonianza Maria Laura Annibali, attivista, documentarista e Presidente dell’associazione Di’Gay Project, attraverso il racconto della sua vita e di come è giunta alla consapevolezza di sé stessa e poi al coming out. Una storia sofferta ma che sarà raccontata anche con ironia e leggerezza, qualità che Maria Laura ha messo al servizio di altre donne dando loro voce nei suoi docufilm.

Dialogano con lei Ilaria Moroni, formatrice e coordinatrice della rete “Insieme per le donne” e Judith Pinnock, psicologa, psicoterapeuta ed esperta di studi di genere.

Maria Laura e Melissa su Border Radio: Lesbi…che?

Coming out in età adulta: Maria Laura Annibali e Melissa Ianniello con Irene Moretti su Border Radio

26 gennaio 2021 – dalle 21.15

Il coming out in età adulta

Irene Moretti ne parlerà con due donne che lo hanno raccontato e continuano a farlo non solo a parole, ma soprattutto attraverso le immagini.

Le ospiti:
🎙️ Maria Laura Annibali, presidente di Di’Gay Project, regista, documentarista e attivista
🎙️ Melissa Ianniello, fotografa e attivista

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Su Border Radio!

La web radio che trasmette solo contenuti rilasciati con licenze libere, con l’obiettivo di promuovere chi crea, pratica, partecipa, promuove e sostiene le arti e la cultura copyleft.

Convegno internazionale Senior LGBTQI

Il 19 gennaio 2021 al Meeting online Best Interest for the Older LGBTI.

Maria Laura ha partecipato alla conferenza internazionale conclusiva del progetto Best4older LGBTI che si è occupato di diritto alla sessualità delle persone anziane e di invecchiamento LGBT.

Il Meeting si è svolto online il 19 gennaio 2021 sul tema: Best Interest for the Older LGBTI. Il programma del convegno prevedeva anche brevi comunicazioni supportate da una poster session online.

Qui in poster di Maria Laura:

Accompagnato da un nuovo trailer (sottotitolato in inglese) del terzo docu-film di Maria Laura: L’altra altra metà cielo. Donne.

By Sarah Panatta

Cantando dai balconi

Conversazione pre-natalizia per parlare di diritti e di impegni civili e culturali prossimi venturi.

“Il mio canto libero per ogni diversità”.
Conversazione pre natalizia con una cineasta e attivista fuori dagli schemi e sempre più sugli schermi.

Eguali, uniti, per il diritto alla vita e alla libertà, anche e soprattutto sotto pandemie e altre irrazionalità

Intervista a cura di Sarah Panatta per:
https://dartshoots.home.blog/2020/12/23/maria-laura-annibali-cantando-dai-balconi/

L’attivista per i diritti del mondo LGBTQ e per tutti i mondi delle minoranze, in questo anno di sconvolgimenti internazionali ha cercato di trasformare la “distanza” in militanza civica e opera socialmente utile, un modo per stare vicino a persone sole, emarginate, anziane. Un modo extra “social” e molto socievole.

Ce lo ha raccontato in una chiacchierata amichevole, tra gli aggiornamenti per il calendario 2021 che la vedrà protagonista insieme ai suoi libri e soprattutto ai suoi documentari per portare le voci delle “minoranze” nelle scuole, nelle carceri, nei cinema, nelle platee del web, tra festival e altre iniziative.

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Maria Laura durante una manifestazione con la bandiera del DGP

Maria Laura, una donna da sempre oltre gli schemi, ormai lanciata nel panorama del cinema e dei documentari e ormai da quasi trent’anni in piena militanza politico sociale, cercando di essere protagonista del risveglio della coscienza civica su temi come i diritti della comunità LGBTQ e non solo. Come nasce il canto dai balconi e questa edizione natalizia…

Rispetto al mio pensiero di socialità più ampio e completo e al concetto di “diversità” che contempla gli anziani. Una parola che personalmente non mi piace, preferisco sempre dire che sono “grande” piuttosto che anziana, perché ha oggi soprattutto un significato sociale negativo. Non quello forse se vogliamo azzardarci che si poteva sociologicamente dare nella prima metà del secolo scorso.

Da persona “grande” e desiderosa di vita e di una nuova socialità per tutti, non ho voluto né potuto far morire questo piccolo grande progetto nato nel mio complesso abitativo, a fianco anche se in modo “virtuale” a tutti i miei vicini e alle loro diversissime e incredibili storie. Al loro essere umani e in difficoltà, come tutti noi in questi mesi, ho voluto dare sollievo e perché no, un nuovo slancio. Avrei voluto cantare in tutti i giorni “rossi” del calendario, come abbiamo fatto nei mesi del lock down da marzo fino all’estate persino con il “pigiamino” della domenica. Non lo avrei mai sperato ma è stato coinvolgente, emozionante, siamo state travolte dall’affetto e dall’energia di tutti i condomini. Grandissimo alleato “musicale” l’amico Orazio, classe ’44, condomino del “piano di sopra”. Senza di lui saremmo state diciamo un coro scoordinato. Noi come in un film, al di là del parco, un piccolo gruppo di “diversamente giovani” per lo più quasi tutti soli, ci siamo trovati a creare una nuova grande famiglia. Persino con il cane “terribile” peste che abbiamo imparato ad amare anche grazie alla coesione del gruppo canterino. Il canto e la musica sono un veciolo potentissimo.

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Maria Laura sul balcone di casa durante il lockdown

Ora sotto Natale torneremo a sentirci insieme, fieri delle nostre diverse umanità e insieme, restando umani e sperimentando la serenità al di fuori da quelle propagandate, anzi possiamo dire propagate, dai riflettori mediatici. Noi sotto i riflettori vogliamo mettere molta più verità e verità spontanea, minuta e bellissima per questo. 

Cantare dai balconi dando forza e ricevendone in cambio. Piccole grandi rivoluzioni. Un lavoro dentro e con la comunità come fai da anni, combattendo per la causa dell’uguaglianza dei diritti e per il diritto alla libertà e all’amore…

Ho sempre combattuto a fianco dei “diversi”, iniziando da me stessa e dalla mia omofobia interiorizzata, per sciogliere paure, stereotipi e intolleranze. Anche oggi questa battaglia insieme ai diversi della “maggiore” età diciamo, l’età che avanza e porta un bagaglio enorme e meraviglioso e non deve portare solo nostalgia, pensieri “finali”. Noi cantavamo, stonavamo, parlavamo, lottavamo, applaudivamo agli eroi che ogni giorno affrontano le loro guerre, dal virus alla violenza sulle persone LGBTQ… Non tutti sanno che sono lesbica dichiarata, attivista e che mi batto in ogni modo contro l’omofobia e le discriminazioni tutte. Quindi ogni tanto quel balcone diventa un palco per un altro tipo di canto, per raccontare i diritti della comunità di LGBTQ, per tramandare una cultura di rispetto e di valore della vita. Parlare di diversità in ogni campo, anche dei diritti dei nostri compagni animali, i diversi più diversi di tutti che torturiamo indegnamente. 

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Con il gruppo dei canterini e canterine

Ora non so ancora quali canzoni sceglieremo per cantare il 24 alle 12, sicuramente proveremo a cantare anche in altre giornate “rosse” con i miei canterini. Serve qualcosa per dare uno sprint contro tutto il dolore che stiamo sopportando per tenerci uniti con calore e credendo nel presente e nel futuro. Stare vicini e aiutarci unendo le generazioni in una solidarietà senza colore e sesso, crea un’energia irripetibile.

Io sono portatrice di diversità comparate di varia natura e la vivo e insieme la combatto proprio amando rispettando e difendendo la vita e quindi ogni tipo di sua diversità. Quindi in questo Natale, per chi crede o non crede, da persona credente “eretica” che in altre epoche meno libere sarebbe stata bruciata, voglio portare in alto e nei cuori questo canto libero per le diversità del mondo. Convinta sempre più che il nostro principale compito è accettazione poetica della diversità, per noi LGBTQ e al di là di ogni etichetta…

Femminile sovversivo

Dialogo con Maria Laura Annibali di SARA MANUELA CACIOPPO

Sul numero 2 di Morel – Voci dall’isola

Le persone omosessuali hanno il diritto di essere una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo fare è una legge di convivenza civile. Hanno diritto a essere protetti legalmente. Mi sono battuto per questo.

Le parole che Papa Francesco ha pronunciato nel documentario che porta il suo nome, diretto dal regista Evgeny Afineevsky, hanno aperto uno scenario del tutto nuovo per la comunità Lgbtq, finalmente una luce sulle tante ombre che negli anni hanno tentato di oscurarla. A prevedere questo cambiamento è stata la storica attivista Maria Laura Annibali:

Mi chiamo Maria Laura e appartengo a quella generazione a cui si insegnava che c’è un solo modo di essere donna, naturalmente un modo deciso dagli uomini, ma le cose a volte cambiano.

Maria Laura e Lidia il giorno della loro unione civile

Grazie a un impegno civile costante, una voce che sa farsi valere nel contesto sociale, Maria Laura Annibali, Presidente dell’associazione Di’Gay Project, è un grande esempio e un’importantissima testimonianza per la comunità Lgbtq. La sua vita audace è la prova che non è mai troppo tardi per ricominciare: dopo un amore tenuto segreto per 23 anni, Maria Laura ha smesso di fingere per riprendersi la sua vita. Da quel momento, si è gettata a capofitto nella causa e si è battuta con passione per l’Amore senza inibizioni né vergogna, per la libertà di essere “persone vere” oltre le apparenze che l’eteronormativitività impone.

In Il secondo Sesso Simone de Beauvoir afferma che donna non si nasce, ma lo si diventa, in cui il termine “donna” indica un’identità in movimento aperta alla ricostruzione o (ri)significazione, tema ripreso da Annibali nei suoi tre docufilm intitolati: L’altra altra metà del cielo

I docufilm sono un viaggio nella vita di tante donne valorose, un’indagine su una realtà altra all’interno dell’universo femminile: quella delle donne che amano altre donne.  “L’altra metà del cielo è ormai acclarato che siano le donne, l’altra altra sono le donne che amano altre donne”, spiega Maria Laura.

L’altra altra metà del cielo

L’altra altra metà del cielo (2008) raccoglie le testimonianze di lesbiche dichiarate, impegnate a combattere la discriminazione di genere e l’omofobia. Alcune di loro sono personaggi pubblici, altre donne comuni che giorno dopo giorno lottano per far valere i propri diritti in ambito lavorativo e familiare. L’obiettivo del documentario è quello di allontanare il mondo lesbico dai pregiudizi e dagli stereotipi che l’accompagnano, mostrando la presenza dinamica delle donne omosessuali nel contesto sociale, valorizzandone le peculiarità al fine di mettere a tacere gli errati luoghi comuni sul loro conto e analizzandone qualche tabù ricorrente (amore “pre-lesbico” con un uomo; compatibilità “lesbo-cattolica”, promiscuità).

Imma Battaglia e Maria Laura

Imma Battaglia: Chi l’ha detto che cosa è maschio, che cosa è femmina, chi l’ha detto che cosa è omosessuale, che cosa è eterosessuale, chi l’ha detto che uno nella vita nasce in un modo e deve morire per forza nello stesso modo?

L’altra altra metà del cielo… continua

L’altra altra metà del cielo… continua (2011) approfondisce l’esplorazione della realtà lesbica nelle sue varie accezioni, perché ci sono tanti modi di essere donna o di sentirsi tale e naturalmente diversi modi di vivere la sessualità così come l’amore: sei interviste che aprono le porte a sei mondi tutti al femminile, da percorrere con nuovi occhi.

Benedetta Emmer e Maria Laura

Benedetta Emmer: Mi chiamo Benedetta Emmer, ho quarantacinque anni e tre anni fa è nata mia figlia che è la luce della vita mia. Penso che Laura voglia parlare con me di questa maternità e di come si sente una donna lesbica quando desidera fare un figlio, come può farlo, quali sono le sue opportunità e i suoi sentimenti nei confronti del bambino che nasce.

Alex Pandino: È una questione di identità, io quando mi guardo allo specchio non mi vedo, vedo un corpo che non si addice a quello che è dentro questo corpo.

L’altra altra metà del cielo. Donne

L’altra altra metà del cielo. Donne (2020) pone l’attenzione sull’essere donna per nascita o per scelta in modo da mettere in luce tutte le sfaccettature del femminile, anche quelle che si discostano dai suoi canoni ordinari, come l’essere donna ma non biologicamente o l’accentuazione della mascolinità. Le intervistate regalano perle della loro vita con disinvoltura, invitando lo spettatore a guardare la differenza come ricchezza e gioiosità dell’esistenza.

L’altra metà del cielo esorta a dare uno schiaffo alla paura e a valorizzarsi, sottolineando la preziosità di ogni essere umano. Non esistono pregiudizi, non esistono regole, né normalità presunte, esiste l’Amore in ogni sua forma.

Le protagoniste del terzo docu-film di Maria Laura Annibali

Ma cosa è “normale” o “naturale”?

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Maria Laura e Lidia “spose” in chiesa ad Assisi, il racconto

In occasione del quarto anniversario dell’unione civile con Lidia, Maria Laura ricorda il “matrimonio” religioso celebrato il 23 agosto 2017.

“Per grazia di Dio sono lesbica e sono sposata, anche davanti a Dio, con Lidia. Non è fantastico?”.

di Federico Boni
per Gay.it: https://www.gay.it/maria-laura-lidia-spose-chiesa-assisi-racconto

Maria Laura Annibali, 75enne Presidente dell’Associazione DI’GAY Project, e Lidia, 72 anni, si conoscono da 17 anni. A quattro anni dalla loro unione civile, Maria Laura e Lidia sono andate ad Assisi, in una delle tante cappelle dell’Eremo delle Carceri in cui san Francesco e i suoi seguaci si ritiravano per pregare e meditare, per ‘sposarsi’. A raccontarci quanto accaduto la stessa Maria Laura, che ha scritto un lungo e dettagliato resoconto di una giornata decisamente particolare. A celebrare l’unione delle due donne, un ex sacerdote.

“Ci devo riflettere un attimo”, così mi rispose l’amico Roberto Tavazzi quando gli chiesi di celebrare per me e Lidia il matrimonio religioso. Roberto è oggi un anziano signore che vive in Umbria da vent’anni dopo aver lasciato la Lombardia quando, presa consapevolezza di essere gay, ha smesso di fare il prete (cattolico, ovviamente) e, a 43 anni suonati, ha provato a imbastire una nuova vita. Non ho usato a caso l’espressione “smesso di fare”, perché sono tuttora convinta che, per un credente (di qualunque natura), un ministro di culto non è semplicemente un professionista del sacro, cioè non esercita solo un mestiere, ma è un tramite con Dio e quindi, per me, Roberto ha smesso di “fare” il prete, ma non ha smesso di “essere” prete”.

Maria Laura, fortemente cattolica, ne è fermamente convinta, anche perché ha “ancora vivido il ricordo di quello che ci hanno fatto imparare a memoria quando, da piccola, frequentavo il catechismo (ed ero pure molto brava, essendomi meritata alcuni premi del concorso “Veritas” nelle gare di dottrina cristiana degli anni ’50) e cioè che se uno diventa prete lo rimane per sempre. Non solo ma ricordo che ci hanno insegnato pure che, nella logica dei sacramenti cattolici, chi “celebra” il matrimonio non è il prete, bensì gli sposi, o meglio, nel caso mio, le spose, particolare quest’ultimo non certo trascurabile”.

Roberto, amico di una vita, non ha perso tempo nel dare una risposta alle due donne, condividendo con entrame le ragioni profonde di questa volontà. “Non doveva essere una cosa finta, una “imitazione”, ma una cosa vera, perché ci sono tutti gli elementi perché lo sia, anche se fuori dalle convenzioni sociali”, precisa Maria Laura, da sempre dichiaratamente credente.

Assisi, 23 agosto 2017. Maria Laura e Lidia “spose” anche religiosamente.

Ancora una volta ci siamo dichiarate l’una all’altra, Roberto il testimone a rendere visibile ai nostri occhi una realtà che, pur infinitamente più grande di noi, in quel momento ci ascoltava e ci abbracciava. Fu un momento di emozione intensa, indimenticabile. Sono consapevole che raccontare di matrimonio religioso omosessuale faccia storcere il naso, ma faccio notare che tale reazione è la medesima sia dentro le comunità religiose ufficiali che dentro la stessa comunità LGBT. Le ragioni sono ovviamente opposte. Le prime perché credono che Dio non possa benedire ciò che sarebbe contro natura, le seconde perché pensano che non abbiamo bisogno della benedizione di alcuno per vivere quello che siamo”.

Maria Laura è consapevole che troppo spesso “parlare di omosessuali “credenti” a molti” appaia “come una contraddizione in termini e, in effetti, lo è se si considera la “struttura” religiosa che, la storia lo insegna, è all’origine di tanta parte dei conflitti tra i popoli, così come lo è anche dei conflitti nella vita delle persone, generando ingiustificati sensi di colpa, che impediscono l’accettazione serena di sé”. “Io non voglio dare l’impressione di volere cercare un compromesso o una via mediana (non ci può essere compromesso con chi ci nega la vita!)”, sottolinea, “ma forse può aiutare il fatto di separare la fede dalla religione: io sono credente, lo ribadisco, ma non seguo una religione precisa; ovviamente, come la maggior parte degli italiani, sono di formazione cristiano-cattolica, ma ciò non mi ha impedito di credere che sono lesbica perché Dio vuole così e solo così posso essere felicemente me stessa; se poi è vero che è nell’amore soltanto che possiamo trovare Dio, allora per me questo ha il volto di Lidia e questo ho confermato con il matrimonio celebrato ad Assisi. Quello che al riguardo possono pensare le chiese o religioni ufficiali, variamente denominate, non mi scalfisce minimamente né mi interessa, se non nella misura in cui fa del male a tanti e tante o ostacola il raggiungimento dei pari diritti. Per grazia di Dio sono lesbica e sono sposata, anche davanti a Dio, con Lidia. Non è fantastico?”.