Seminario Diverso all’Accademia di Belle Arti di Frosinone

Lunedì 17 maggio 2021 alle ore 17.00, in diretta su piattaforma Teams.

Diversità, diversità di genere e diritti, libertà di essere sé stessi

Un “Seminario Diverso” quello organizzato dalla Accademia di Belle Arti di Frosinone: nuove strade si sono aperte quando dalla sicurezza della consuetudine si è passati al rischio della sperimentazione, e nuovi diritti sono stati approvati quando nuovi soggetti di diritto e tutela sono stati riconosciuti. È proprio il coraggio di fare e di essere diversi il filo rosso che lega i temi del seminario partendo dall’esempio di due artisti distanti per epoca, campo d’azione, arte, ma vicini per come hanno difeso la loro identità artistica e umana: Luciano Damiani (Teatro di Documenti di Roma) e Oscar Wilde.

In particolare Maria LauraAnnibali, con Edda Billi e Danilo Gattai, lunedì 17 maggio 2021.

Questo il programma completo del Seminario:

L’altra altra metà del cielo. Donne: continua il viaggio LGBT di Maria Laura Annibali

La documentarista e attivista romana parla del suo lavoro artistico e dell’impegno con l’Associazione “Di’Gay Project”.

di Elisabetta Colla
pubblicato in: http://www.noidonne.org/articoli/aoelaaltra-altra-met-del-cielo-donnea-continua-il-viaggio-lgbt-di-maria-laura-annibali-17317.php

Documentarista, scrittrice, autrice, sceneggiatrice, attrice e soprattutto attivista, Maria Laura Annibali coniuga da sempre la sua attività artistica con quella associazionistica: dal 2014, infatti, è divenuta Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale, senza scopo di lucro, “Di’ Gay Project”, succedendo a Imma Battaglia, fondatrice dell’associazione stessa. Molteplici sono state le battaglie civili intraprese per la parità di genere, nell’esercizio delle sue funzioni di presidente del “Di’ Gay Project”. La più importante, fra le altre, è stata suggellata dalla manifestazione nazionale del 5 marzo 2016 “Ora dritti alla meta!” che ha contribuito al via libera definitivo della legge Cirinnà del 20 maggio 2016. Per via del suo ruolo istituzionale, Maria Laura è stata tra le prime firmatarie e praticanti della legge sulle unioni civili. Lei stessa si è unita civilmente con Lidia Merlo nel 2016 dopo una lunga storia d’amore (“ci siamo sposate per dare speranza alle persone della nostra età che si stanno ancora nascondendo – racconta Maria Laura -e combattiamo per una legge contro l’omofobia e l’adozione del figlio della partner nelle famiglie arcobaleno”).

L’attività di documentarista e saggista, realizzata da Maria Laura nell’ultimo decennio, rappresenta un vero e proprio viaggio attraverso il mondo lesbico ed LGBT: i primi due documentari “L’altra altra metà del cielo” e “L’altra altra metà del cielo…continua”, mediante testimonianze di donne omosessuali dichiarate, anche con ruoli pubblici, evidenziano la presenza positiva delle lesbiche nella società, la ricchezza e le possibilità di crescita contro le discriminazioni e gli stereotipi socioculturali sull’omosessualità per mostrarne l’infondatezza.

L’ultimo docu-film, già presentato con successo in molte città, “L’altra altra metà del cielo. Donne” si incentra sull’essere donna per nascita o per scelta, sul sentirsi donna e non esserlo da un punto di vista biologico, facendo parlare uomini divenuti donne e raccontando le loro storie. Diverse presentazioni del docu-film, previste in novembre alla Casa Internazionale delle Donne e al 7° Municipio sono state purtroppo annullate a causa della pandemia ma si auspica vengano riprogrammate appena possibile.

NOIDONNE ha rivolto alcune domande a Maria Laura Annibali sulle sue opere ed il suo impegno civile.

La tua biografia è molto versatile: hai lavorato in molti campi ma in particolare hai focalizzato l’attenzione negli ultimi anni su una produzione artistica a tema LGBT. Come nasce questa tua scelta e che tipo di artista ti consideri?
La mia produzione artistica, più che a tema LGBT, è essenzialmente o meglio quasi essenzialmente a tema lesbico, per ben 3 docufilm: “L’altra altra metà del cielo”, “L’altra altra metà del cielo…continua” e “L’altra altra metà del cielo- donne”, parlo o meglio faccio parlare donne lesbiche, con una piccola variante nell’ultimo, perché chi parla sono uomini diventate donne, e come tali amando altre donne, anche loro lesbiche. Io mi considero attualmente una artigiana che spera, dopo questo ultimo lavoro, di essere diventata una artista.

Hai già prodotto diversi saggi oltre ai documentari: puoi raccontarci la linea logica ed i temi portanti che li collegano?
Bisogna chiarire che dai documentari sono arrivati i saggi e non l’inverso, infatti questi saggi sono omaggi al lavoro documentaristico che io in ben 11 anni ho prodotto.

Che intendi quando parli dell'”altra altra” metà del cielo?
Per “L’altra altra metà del cielo” intendo in maniera molto semplice per me, non sempre per i fruitori dei miei lavori, donne (L’altra metà del cielo), che amano altre donne.

Qual è il messaggio che ti sta più a cuore portare avanti, specialmente come Presidente dell’associazione di promozione sociale, senza scopo di lucro, “Di’ Gay Project”?
Il messaggio che mi sta più a cuore portare avanti, come Presidente del DI’ GAY PROJECT è che tutte le nostre battaglie portino allo scopo finale che la società abbia talmente compreso e assimilato che le cosiddette diversità sono un valore aggiunto che non ci sia più la necessità dell’esistenza delle Associazioni per la nostra tutela. Sono anche preoccupata per la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale in una società dove dovremo lottare per provvedere alle necessità primarie delle famiglie, visto quanto sta accadendo nel mondo, e ci potrebbe essere poco spazio per il proseguimento del cammino sui diritti civili e la liberazione sessuale. Già in situazione di “normalità” ci sono voluti ben 20 anni per un’incompleta legge sulle unioni civili perché ci dicevano che le priorità erano sempre altre. Ma in generale non sono pessimista e sogno di tornare a Piazza delle Cinque Lune a manifestare ancora sotto al Senato per la legge contro l’omotransfobia e la legge sulle adozioni. Credo che si debba ripartire così.

Secondo te quali battaglie è ancora possibile e doveroso portare avanti come movimento delle donne e/o come movimento LGBT?
In realtà ti ho già risposto. Spero di vederlo, questo periodo storico, ma anche se non ci fossi più, fino all’ultimo potrò dire di avercela messa tutta perché ciò avvenisse nel più breve tempo possibile.

Melissa Ianniello con Maria Laura e Lidia – Premi internazionali di fotografia

Tra i 50 selezionati per l’Helsinki Photo Festival 2020 e 2° posto al 10th Annual International Photography Competition de The Florida Museum of Photographic Arts

Con questa foto di Maria Laura e Lidia, Melissa Ianniello è tra i 50 artisti vincitori della selezione per l’Helsinki Photo Festival 2020. Il tema: Trust.

Bronze Winner al Moscow International Foto Awards 2020; precedentemente si è aggiudicata il secondo posto nella categoria Documentation/Photojournalism del 10th Annual International Photography Competition organizzata dal FMoPA – The Florida Museum of Photographic Arts che ha sede a Tampa in Florida (USA).

La descrizione dell’immagine e il curriculum dell’artista dal FMoPA (trad. dall’inglese):

Melissa, Maria Laura e Lidia al SI Fest di Savignano sul Rubicone (14 settembre 2019)

Maria Laura e Lidia si conoscono da 17 anni. Il loro amore è sbocciato in età matura, ma ha colpito come un classico “colpo di fulmine”. Fu Lidia a conquistare Maria Laura: oltre a un incessante corteggiamento pieno di dolci cose e poesie, una sera scrisse una dedica a Laura sul muro di casa sua: “Laura, sono appassionatamente e disperatamente innamorata di te ”. Da quel giorno hanno iniziato a frequentarsi e subito dopo sono diventate una coppia ufficiale. Di recente si sono sposate in un’unione civile.

Melissa Ianniello (Napoli, 1991) è una fotografa documentarista che vive a Bologna. Dopo essersi laureata in Filosofia, ha proseguito la sua formazione fotografica, in gran parte autodidatta, attraverso periodi di studio a Bologna e New York, con fotografi come Michael Ackerman, Carolyn Drake, Erica McDonald e Davide Monteleone. La sua ricerca artistica si basa su due argomenti principali: il ruolo dell’individuo nella metropoli moderna e temi legati al genere e alla sessualità. È stata selezionata due volte (2014, 2017) come una delle vincitrici del concorso annuale Call For Artist nell’ambito del festival internazionale Cheap – Street Poster Art. Nel 2018, ha iniziato il suo progetto a lungo termine intitolato Wish it was a coming out. Con questo progetto, ha vinto il “Premio SI FEST Lanfranco Colombo” ed è stata selezionata come finalista per il “Premio Marco Pesaresi“, il “Premio Voglino“, nonché per il “Gran Premio Lumix Portfolio Italia“. Nel 2020, ha vinto la prima edizione della “Biennale della Fotografia Femminile” ed è stata selezionata come finalista per il “Italy Photo Award.

La notizia rilanciata dal portale di informazione LGBT Gay.it.

Articolo di Federico Boni

Maria Laura e Lidia, la foto del loro amore firmata Melissa Ianniello premiata in Florida

Maria Laura Annibali, 75 anni, e Lidia, 72 anni, fanno coppia da 17 anni. La loro storia d’amore immortalata da Melissa Ianniello è arrivata 2a ad un evento fotografico USA.

Fattitaliani.it intervista Maria Laura

di Caterina Guttadauro La Brasca. 

Maria Laura Annibali nasce a Roma nel 1944. Laureata in Scienze Politiche all’Università “La Sapienza” di Roma, entra nel mondo del lavoro negli anni Settanta con un incarico al Ministero delle Finanze; l’evolversi della sua carriera la porta a diventare funzionaria direttiva, ruolo che ricoprirà sino alla pensione.

L’intervista di Fattitaliani.

Il suo passato, ormai lontano, è stato per lei molto ferente. Tutto ciò che era bellezza ed Arte l’affascinava, quindi scavare, ritrovare, restaurare, ci accenna di questa sua vena conservatrice?  Sono molto amante della storia e fin da piccola mi facevo comperare, ben 2 riviste concentrate solo su fatti storici, mi ricordo che si chiamavano una Historia e l’altra Storia illustrata. Ovviamente sono sempre stata prima in questa materia in tutte le scuole. Questa passione non poteva non portarmi a iscrivermi ad un importante gruppo archeologico a cui ho partecipato e addirittura sono stata vicina nella buca alla compagna, che invece di trovare piccoli referti, trovò il pettorale di un’evidente importante donna di rara, finissima fattura, con bellissime pietre dure.

Per molti la pensione è la fine di ogni attività, per altri come lei e chi le parla è, invece, l’inizio di una vita mai esplosa. Com’è andata?  Sono andata in pensione a 55 anni e riconosco che da allora mi sento assolutamente realizzata e felice di questi intrepidi e meravigliosi ultimi 20 anni. Tutto quello che avrei voluto fare da giovane, cioè, cinema, teatro, politica, sono riuscita a farlo.

Lei ha vissuto per anni con un dualismo inaffrontabile a quei tempi soffrendone per ben 23 anni. Quanta forza e coraggio c’è voluto e dove ha attinto entrambi?  Sono credente, mi dichiaro Cristiana con ascendenza Buddista, frequentando e studiando i libri del Cerchio Firenze 77 (scuola spirituale e esoterica). Convinta quindi che quello che sono non poteva essere che così, perché era il mio Karma.

L’Amore ha tante facce?  Ne sono convintissima, io che ho amato un uomo e che ora amo da 18 anni mia moglie Lidia.

Leggi tuttoFattitaliani.it intervista Maria Laura”

Omovies Film Festival 2019

Omovies Film Festival/Fondazione Made in Cloister: Maria Laura Annibali racconta l’altra metà del cielo – 12 dicembre 2019

by Pasquale Ferro – 11 dicembre 2019 – Il mondo di Suk

L’altra metà del cielo è il titolo di un interessante documentario firmato da una delle più importanti attiviste del mondo Lgbt, Maria Laura Annibali che nasce a Roma nel 1944.
Laureata in Scienze Politiche all’ Università “La Sapienza” di Roma, entra nel mondo del lavoro negli anni Settanta con un incarico al Ministero delle Finanze; l’evolversi della sua carriera la porta a diventare funzionaria direttiva, ruolo che ricoprirà sino alla pensione.
Questa attività non le impedisce di dedicarsi al mondo artistico, in particolare all’ archeologia – partecipando a scavi e ritrovamenti pre-romanici che in seguito confluiranno in una mostra – e al cinema.
Garante della Consulta femminile per le pari opportunità della Regione Lazio, Maria Laura racconta di essere cresciuta in ambienti, sia familiari che professionali, che l’hanno sempre tenuta in una bolla di sapone mentre al di fuori scorgeva un mondo in cambiamento del quale invece avrebbe voluto essere parte attiva.
Maria Laura coltiva oggi tante passioni, tutte in forma di volontariato: dagli animali ai poveri, insomma, prima femminista ed infine leader del mondo  Lgbt. Dal 2014 presiede l’associazione DI’GAY Project. Al riguardo dice: «Sono onorata per questo nuovo incarico, è un po’ il coronamento di tanti anni di dedizione all’associazione DGP e alla causa dei diritti Lgbt. Il fatto di succedere ad una leader come Imma Battaglia mi rende particolarmente orgogliosa».

lgbt| ilmondodoisuk.com
Qui sopra, ecco le donne del docufilm di Maria Laura Annibali.

La sua attività come film-maker si concentra essenzialmente sul progetto L’altra metà del cielo. Nel documentario raccoglie testimonianza di donne omosessuali dichiarate che vivono apertamente la propria diversità. Un lungometraggio che ha girato con successo il mondo: l’autrice aggiunge, così, una voce autorevole al panorama dei diritti delle persone omosessuali.
Donne per scelta: Valentina, Isabel e Helena; donne per nascita: Anna, Edda e Paola e Stella.  Donne determinate, le prime, a affrontare il percorso della transizione per essere sé stesse in un corpo che rappresenti pienamente quella che è la loro vera identità.
Donne, le seconde, fieramente convinte della propria donnità (come ama dire Edda), ma altrettanto orgogliose della propria diversità, in quanto lesbiche. Sei storie di donne  molto diverse tra loro che tuttavia si intrecciano in percorsi di vita che uniscono la drammaticità di scelte traumatiche alla quotidianità della vita matrimoniale, le une e le altre sempre in bilico tra accettazione e rifiuto sociale, tra normalità e trasgressione.
Essere donna nelle sue mille sfumature, forse lontane dagli stereotipi, ma molto vicine alla realtà nelle sue accezioni infinite, comunque Donne. Sono argomenti di cui si parla spesso, è vero. Ma non sempre a parlarne sono le protagoniste. E, soprattutto, non sempre ne parlano nell’assoluta tranquillità di una conversazione tra amiche.


Maria Laura  ne parla invece con grande passione, una vera guerriera per i diritti  che ci propone a Napoli (nell’ambito del film festival Omovies organizzato dall’associazione Iken) giovedi 12 dicembre alle 18 presso la Fondazione Made in Cloister, in piazza Enrico de Nicola 48. L’ingresso è libero. Non perdetevi il dibattito dopo la proiezione del docufilm.
Per saperne di più
http://www.omovies.it/

Su Donna Moderna

Le nostre lunghe storie dʼamore gay. Foto di Melissa Ianniello

L’articolo di Lucia Renati con le foto di Melissa Ianniello,
pubblicato sul numero 47 del 7 novembre 2019,
si può leggere integralmente sul sito di Donna Moderna
o si può scaricare qui, in pdf

A 3 anni dalla legge sulle unioni civili, molto è cambiato per le coppie omosessuali. Soprattutto per quelle che hanno potuto ufficializzare relazioni decennali. Belle e intense come queste 4 che vi raccontiamo.

William Belli, 69 anni, e Vittorio Panzani, 75
«Non siamo più lava incandescente, ma abbiamo costruito una base solida che nessuno può scalfire»
Gianni Manetti, 70 anni, e Victor Palchetti-Beard, 67
«Per non vivere lontani siamo diventati fratelli adottivi: ai tempi ci sembrava una figata»
Paola Fognani, 73 anni, e Stella Marchi, 65
«Ci siamo sposate in ospedale, il giorno prima di un intervento, per poterci garantire diritti e tutele di legge»

Maria Laura Annibali, 74 anni, e Lidia Merlo, 72
«Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa.  Il matrimonio? Mai pensato fosse così divertente»

Maria Laura ha il primato di essere, tra le coppie gay unite civilmente, la sposa più “adulta” d’Italia: aveva 71 anni quando ha detto sì, nel 2016. La sua compagna Lidia era già stata sposata con un uomo per 35 anni, insieme hanno avuto una figlia. «Ho sempre saputo di non volere quella vita, ma sentivo di dover soddisfare le convenzioni sociali e la rigida educazione della mia famiglia» racconta. «Ricordo che la mattina del mio matrimonio mio cugino mi disse: “Adesso sei veramente felice”. Io mi sentivo solo sbagliata». È a 50 anni compiuti che Lidia decide di scoprire chi è davvero: «Sono andata al Gay Village di Testaccio, a Roma, mi vergognavo da morire ma dovevo parlare con qualcuno». Quel qualcuno è Maria Laura, presidente dell’associazione Dì Gay Project: «Ero già attivista, non mi nascondevo da tempo». Invece Lidia scopre in quel momento quello che sente dentro: di fronte a Maria Laura si scioglie e 2 giorni dopo il loro incontro si dichiara, scrivendo sul muro sotto casa: “Ti amo perdutamente”.

Ecco il loro inizio, che le ha portate all’unione civile 3 anni fa. «Fino a quando avrò forza combatterò per il matrimonio egualitario» dice Maria Laura. «Sono nata nel 1944, all’epoca le persone come me erano sorvegliate. Vengo da una famiglia borghese, cattolica e fascista e ho fatto coming out a 20 anni. Io e Lidia siamo donne, lesbiche, “grandi” (a loro non piace la parola anziane, ndr): ci sono ancora molti pregiudizi su di noi. Una volta, di ritorno dal Gay Pride di Roma, siamo state insultate: un uomo ci ha detto “Andrete all’inferno”. Sul pullman una signora si lamentava: “Ma che sono ’sti froci?”. Ci siamo sposate per dare speranza alle persone della nostra età che si stanno ancora nascondendo. E combattiamo per una legge contro l’omofobia e l’adozione del figlio della partner nelle famiglie arcobaleno». Lidia aggiunge: «Alle nozze lei mi ha dedicato una poesia e io 2 parole: “Per sempre”. Siamo giocherellone, ridiamo. Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa. Non avrei mai pensato che il matrimonio potesse essere così divertente».

Video di Freeda

La storia d’amore di Lidia e Maria Laura, sposate a 70 anni

Freeda – come freedom, al femminile – racconta storie di donne con uno sguardo ottimista. Siamo indipendenti e sognatrici, e amiamo i gattini. Freeda è un progetto editoriale che celebra la libertà personale, l’espressione di sé attraverso lo stile.

A 70 anni Lidia e Maria Laura hanno fatto coming out e si sono sposate, dimostrando che non è mai troppo tardi per essere se stessi ed essere libere e liberi di amare.

Il loro bellissimo video:

Con Melissa Ianniello per Wish it was a coming out

Mostra fotografica i cui protagonisti sono anziani e anziane LGBT

A Savignano sul Rubicone, dal 21 al 29 settembre 2019, si è tenuto Si Fest, il festival di fotografia più longevo d’Italia. Quest’anno esplora il concetto di seduzione, ispirato dalle parole del filosofo francese Jean Baudrillard: “La seduzione non è il luogo del desiderio. È quello della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione”. I fotografi invitati dal curatore Denis Curti sono stati scelti perché raccontano con diverse sfumature ossessioni e fascinazioni nei confronti di un soggetto.

Tra i lavori esposti, Wish it was a coming out, in cui Melissa Ianniello indaga il tabù tra omosessualità e vecchiaia, partendo dalla sua esperienza personale. Fin da quando è adolescente Ianniello sa di essere lesbica ma non ha mai avuto il coraggio di dirlo ai nonni, e nel tempo ha capito di avere perso un’occasione per farsi conoscere veramente. Per riscattarsi da questo peso, fotografa gay e lesbiche tra i sessanta e gli ottant’anni che rivendicano la loro sessualità e le loro esperienze. Con questo lavoro, Ianniello ha vinto il premio Si Fest Portfolio “Lanfranco Colombo” 2018.

Tra le opere esposte anche una foto di Maria Laura e Lidia

Ianniello Donna Moderna rid
Maria Laura e Lidia viste da Melissa Ianniello

Una panoramica della mostra in questo video:

Intervista a Open online

Tre anni di unioni civili. La storia di Laura, “sposa” a 70 anni – L’intervista

Tra le prime unioni civili a essere celebrate nel 2016, anno di approvazione della legge, c’è quella della presidente dell’associazione Di’ gay project, Maria Laura Annibali che a 71 anni ha potuto sposare la sua Lidia, dopo oltre 17 anni di fidanzamento. «Quel giorno lo dedico a tutti coloro che avrebbero voluto sposarsi, ma non hanno fatto in tempo a vedere riconosciuto questo diritto perché intanto sono morti».

Intervista di Chiara Piselli

Maria Laura e Lidia il giorno dell’unione civile

Come è cambiata la sua vita con l’approvazione della legge sulle unioni civili? «Sono cambiate molte cose. Prima non potevamo avere voce in capitolo rispetto alla coppia, all’identità. Diverse persone hanno avuto il coraggio di metterci la faccia politicamente. Io sono un’attivista anziana, quando mi sono sposata avevo 71 anni, un po’ tardino insomma. Uso il termine “sposa” perché come dovremmo chiamarci? Le unite? Fino a quando avrò forza combatterò per il matrimonio ugualitario. E comunque è falso che le unioni civili sono state poche perché sono state celebrate in numero ragguardevole».

Con l’entrata in vigore della legge Cirinnà non ha perso tempo e si è subito sposata. «Sì, l’ho voluto fare subito, volevo essere sicura di essere la prima sposa più grande di Italia (ride ndr). E poi quel giorno era così bello. Indossavamo uno smoking banco con cui poi siamo andate al matrimonio di Imma Battaglia ed Eva Grimaldi».

Quale è stata la vostra storia? «Dopo 17 anni di amore ci siamo sposate. Alcuni di questi anni sono stati difficili, specie per Lidia che era ancora sposata e in attesa di divorzio, una situazione da equilibrista. Dunque lei ha dovuto viverli nascondendosi. Io no perché ero già attivista e nel direttivo del Di’ gay project, prendevo parte a tutte le manifestazioni, dunque io non mi nascondevo da tempo. All’inizio non volevo saperne di Lidia perché io ero stata con un’altra ragazza per 23 anni, era la mia compagna di scuola. All’epoca, a 57 anni, ero convinta che dopo di lei non avrei voluto nessun’altra al mio fianco. E mi ero messa l’anima in pace. Avevo le mie amicizie, la politica, avevo appena finito il mio terzo documentario».

E poi? «Lidia si è dichiarata pochi giorni dopo avermi incontrata al Gay village a Testaccio. “Non ci pensare proprio”, le dissi, “Vengo da una storia molto dolorosa”. Poi invece sono caduta tra le sue braccia. Una notte mi telefonò alle 3 chiedendomi di scendere: c’era una sorpresa per me vicino al mercato rionale, di fronte a casa mia. Non scesi, mi sembrava una follia uscire alle 3 di notte. Ma il mattino seguente uscì di buon’ora. Questa signora aveva preso vernice e pennello e in piena notte, rischiando di essere fermata dalla polizia, aveva scritto: “Laura, ti amo appassionatamente e perdutamente”. Io sono stata una donna molto amata, ma nessuno aveva mai fatto nulla di simile per me».

E vi siete trovate. «Ci siamo trovate pur essendo molto diverse. Lidia poi ha cominciato a seguirmi molto nella mia attività politica. Per esempio, nonostante lei odi il caldo, sabato mi accompagnerà al pride di Roma. E con me ha camminato 5 chilometri alla manifestazione di Verona, in concomitanza con il congresso delle famiglie».

Leggi tutto “Intervista a Open online

Intervento al Teatro OFF di Roma

Per la presentazione del libro di Anna Paolucci Family Spray

Articolo di Claudio Finelli per GayNews.it

Family Spray di Anna Paolucci, che presentato sabato 9 marzo 2019 presso l’elegante spazio del Teatro Off/Off di via Giulia 20 a Roma, racconta  quel che accade durante una tranquilla cena in famiglia in cui, tra sorrisi e scherzi, i genitori dialogano con i propri figli, dopo una faticosa giornata di lavoro e apprendono, improvvisamente, dell’omosessualità del primogenito che si svela innamorato di un uomo. Ma la famiglia è una famiglia accogliente e amorosa e quel che accade è un vero Family Spray tra ironia, similitudini e spunti imprevisti.

A presentare il libro, oltre all’autrice, anche Maria Laura Annibali, leader storica del movimento Lgbt e presidente di Di’Gay Project, a cui il libro è dedicato. 

Paolucci Family Spray
La copertina di Family Spray

Ed è proprio Annibali che, raggiunta telefonicamente dalla nostra redazione, dichiara: «Family Spray di Anna Paolucci è un testo importante per vari motivi, primo fra tutti perché descrive una famiglia popolana i cui genitori ascoltano il coming out dei due figli, Fausto e Ludovica, entrambi omosessuali. È una famiglia amorosa che accoglie lo svelamento di quelle storie diverse con una specie di sapienza antica, quasi arcaica, contro complicati ragionamenti, false accettazioni, inutili sensi di colpa che spesso sono il risultato di un coming out,  in seno magari a famiglie più evolute. Inoltre, in questo tempo buio, dove un padre stupra per anni la figlia lesbica per riportarla sulla retta via, Family Spray spruzza aria pulita sul Family Day e questo libro ha tutti i colori rainbow».

Alla presentazione all’Off/Off Theatre di Roma interverranno inoltre Gina Di Francesco, responsabile della collana Le Ginestre di Herald Editore, Cristina Leo, psicologa e portavoce del Coordinamento Lazio Trans, Roberta Mesiti, presidente Agedo Roma e il sessuologo Roberto Perini. Le letture saranno a cura dell’attore Gino Zucca

Il video dell’intervento di Maria Laura:

Crowdfounding per L’altra altra metà del cielo 3

La campagna di sostegno al nuovo progetto di Maria Laura inizia nel novembre 2017

Il progetto è ospitato dal portale “Produzioni dal basso” ed è presentato da Maria Laura con un video:

Il progetto relativo alla produzione del terzo documentario della serie “L’altra altra metà del cielo” (il titolo ipotizzato allora era “L’altra altra metà del cielo queer“) trova ospitalità sul sito di Stonewall, Associazione d’iniziativa Gay, Lesbica, Bisex, Trans di Siracusa (15 dicembre 2017, servizio di Carmen Bellone) e sul sito del quotidiano di Viterbo e provincia La città (20 marzo 2018, servizio di Emanuela Dei).

A supporto della campagna anche un primo trailer basato sul una prima parte di materiale già girato:

Anziani gay al Senato

L’incontro con Cirinnà e Lo Giudice: “Ora una casa per invecchiare insieme”

di Pasquale Quaranta

Li avevamo incontrati lo scorso luglio per dare voce a un sogno, quello di creare a Roma la prima residenza per anziani omosessuali. Sono gay e lesbiche over 60, la maggior parte single, alcuni in coppia.

Dopo il primo servizio di Repubblica hanno fatto passi in avanti: si sono costituiti come associazione e sono stati ricevuti al Senato dal volto simbolo dei diritti civili in Italia, Monica Cirinnà, e dal senatore dem Sergio Lo Giudice. Entrambi si sono presi l’impegno di aiutarli per dare forma al progetto “Agapanto”.

(L’indirizzo e-mail per contattarli è anzianilgbt@libero.it, qui il blog).

Al riguardo il video di Martina Martelloni per Repubblica.it

Italia e diritti LGBTI nel mondo
Roma, 22 novembre 2017

Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili.

L’evento, organizzato da Globe, l’associazione LGBT del Ministero per gli Affari Esteri, è stato registrato in audio e video da Radio Radicale, a cura di Pantheon e Delfina Steri.

Da seguire l’intervento di Maria Laura

La locandina del convegno.

L’altra ALTRA metà del cielo… continua

Con l’Associazione Lunaspina

Un progetto contro l’omotransfobia
e ogni forma di razzismo.

Maria Laura Annibali il 30 settembre presenta la nuova tappa del suo progetto in collaborazione con l’Associazione Lunaspina onlus.

30 settembre 2017 – Pepe e marmellata Bistrot – Roma

Anziani gay, una casa per invecchiare insieme

A Roma il primo progetto di cohousing per anziani omosessuali.

di Alessia Arcolaci
pubbblicato su Vanity Fair

Perché lottare ancora quando lo hai fatto per anni? Perché sentirsi discriminati anche nell’età della vita in cui si dovrebbe essere solo coccolati? La vecchiaia. È questa la domanda che si sono fatti un gruppo di attivisti Lgbt over 60, tra cui Nicola Di Pietro, promotore dell’iniziativa. Hanno così deciso di fondare a Roma il primo progetto di cohousing per anziani omosessuali. Aperto anche agli etero. Una casa di riposo che Maria Laura Annibali, 72 anni, documentarista e presidente dell’associazione Dì Gay Project, preferisce chiamare comune. «Mi piace chiamarla così perché oggi che ho quasi 73 anni mi riporta alla gioventù, mi ricorda gli hippie. Io non lo sono stata perché mia madre non me lo ha permesso e io non ho avuto la forza di scappare di casa ma io li ho amati. Questo progetto mi ricorda molto le comuni».

Per oltre 20 anni Maria Laura Annibali si è nascosta. Al lavoro e agli amici raccontava di avere una relazione con un politico sposato. Tutto questo perché è lesbica e pronunciare con semplicità questa parola, 40 anni fa, non era scontato. «Ho preferito far pensare agli altri che io fossi un’amante piuttosto che confessare che avevo una compagna». Tutta la sua vita l’ha dedicata all’attivismo e oggi che partecipa alla creazione della prima casa di riposo per anziani gay è entusiasta. «Credo di essere stata coinvolta sopratutto per la mia età – sorride -. Sono 30 anni che proponiamo questa realtà, insieme ad altre associazioni come la Casa Internazionale delle Donne, lo avevamo già fatto con le due precedenti amministrazioni comunali e vederla quasi realizzata, anche se in forma diversa rispetto a una casa di riposo, mi rende felice».

In Italia i dati sulla comunità omosessuale scarseggiano, secondo l’Istat erano quasi ottomila le coppie censite ormai nel lontano 2011. A loro ma sopratutto alle persone sole che si trovano ad affrontare l’anzianità in solitudine che si rivolge il progetto di cohousing. Maria Laura, dopo 15 anni di fidanzamento con Lidia, il 23 novembre scorso ha indossato uno smoking bianco con tanto di cilindro e  l’ha sposata. «Dovrei dire che mi sono unita civilmente ma preferisco chiamare Lidia “mia moglie”. La nostra comune è dedicata alle coppie così come a chi è solo: per stare insieme e aiutarci reciprocamente». Ed è anche una questione economica, come ribadisce Laura: «Chi percepisce una pensione da 600 euro come può sopravvivere da solo? Il famoso bicchiere d’acqua quando siamo anziani, ai molti che sono soli chi glielo dà? Preferiremmo darglielo noi piuttosto che una persona ostile».

Perché tutte gli over 60 che oggi sono dichiaratamente gay hanno lottato duramente per poterlo essere, manifestato in strada insieme ai principali movimenti lgbt italiani.  «Abbiamo fatto da apripista. Non io che sono stata affetta da omofobia interiorizzata e mi sono nascosta per oltre 20 anni. Chi l’ha fatto davvero ha avuto tante porta sbattute in faccia, problemi con le famiglie, prese in giro, discriminazioni, sofferenza. Perché subire anche in vecchiaia in un ambiente che non è fraterno?». E a chi replica che questo cohousing per anziani sembra un modo per ghettizzarsi Maria Laura risponde: «La casa che faremo è aperta a tutti, non solo agli omosessuali. Non è un modo di chiudersi ma noi vorremmo in vecchiaia aiutarci e dare una possibilità a tutti».

Anche Marco Bergamaschi su Confidenze qualche settimana dopo