Il canto dai balconi

Articolo di Maria Laura sull’esperienza della quarantena.

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile

Roma Talenti: “Il canto dai balconi” ha sconfitto la solitudine e gli stereotipi per una convivenza civile
Terminata la quarantena, ma l’amicizia continua

L’articolo pubblicato sul sito: fai.informazione.it

Considerata la mia età, 75 anni, e alcune problematiche di salute che mi rendono un soggetto a rischio, Ho passato l’intera quarantena e anche più in casa. Non potendo uscire, non potevamo vedere gli amici e mia moglie Lidia non poteva vedere sua figlia. È stato un periodo molto triste anche per la mia battaglia politica, essendo la presidente dell’associazione romana “Di’Gay project”, che si occupa dei diritti delle persone LGBT.

 Giugno è il mese del Pride e quest’anno non si è potuto svolgere! Inoltre la mia associazione, che nel suo piccolo organizza tanti eventi culturali, lezioni di yoga e di teatro gratuiti, si è fermata del tutto. Anche il mio docu-film L’altra altra metà del cielo. Donne, che racconta la realtà delle relazioni tra lesbiche,  non è stato possibile proiettarlo in nessun festival (sono riuscita a presentarlo alla Casa internazionale delle donne di Roma e al Festival del cinema LGBT di Napoli.

In ogni modo, nonostante tutto, abbiamo creato una situazione incredibile nel nostro condominio e in tutti quelli attorno nel quartiere Talenti di Roma dove abito. Abbiamo preso la questione “canto dai balconi “ seriamente e ogni pomeriggio, per tutta la quarantena, ci siamo trovati fuori dai terrazzi a cantare.

All’inizio della quarantena, partì l’iniziativa delle cantate e delle suonate dai balconi, i media la definirono flash mob, in quanto movimento spontaneo, convocato tramite i social in modo improvvisato a cui, soprattutto per i primi appuntamenti alle ore 18, furono dati significati diversi che andavano dal farsi coraggio reciprocamente all’esprimere solidarietà e vicinanza a chi veniva colpito dal virus o, ancora, a dimostrare apprezzamento e riconoscenza a chi si prodigava per gli altri nel far fronte all’emergenza sanitaria.

Però se si fosse trattato di un flash mob vero e proprio, avrebbe dovuto avere la caratteristica, non solo dell’improvvisazione sul nascere, ma anche quella della rapidità nello scomparire: la durata di un “flash” appunto. Nel nostro caso è nato come un flash mob, poi è evoluto diventando un appuntamento fisso che, pur mantenendo le motivazioni di partenza, sostegno e incoraggiamento nella solitudine dell’isolamento, partecipazione e affetto verso chi viveva quotidianamente faccia a faccia con una malattia tanto cattiva quanto subdola, in realtà si configurava come un esperimento di una nuova socialità.

A mia moglie Lidia e me, si è unito Mario, musicista (dell’appartamento sopra al mio) con la chitarra e l’impianto di amplificazione, la professoressa Sabrina con il violino, poi Marcella e Giuseppe, amici della mia associazione, di un palazzo di fronte, separati da una zona di verde, con loro un’infermiera Covid e Sara, che mi ha espresso la sua riconoscenza con parole toccanti.

C’era anche Anna (del piano sotto), Maria, del palazzo accanto, Franco e Viola, vicini di pianerottolo, Pia, Elisa di Torino, Doriana, avvocata, ecologista e attivista del III Municipio romano, Laura, con i suoi cagnolini che partecipavano al canto abbaiando, Palmira e Alessandro, che in occasione del compleanno di Lidia, ci hanno calato spumante e dolcetti dal balcone con una fune. Insieme a noi canterini c’era infine chi semplicemente si affacciava per ascoltare ed applaudire.

I nostri appuntamenti quotidiani hanno fatto crescere la nostra realtà di vicinato, l’amicizia che è sorta tra le nostre famiglie, comprendendo con questo termine tutte le tipologie sociali di convivenze: da quelle cosiddette “regolari”, a quelle di vedove, vedovi, single, a quella mia di famiglia lesbica, riconosciuta tale soltanto dal 2016, con la celebrazione dell’unione civile, ma di cui tutti sono a conoscenza e che tutti avevano accettato ancor prima che la legge delle unioni civili fosse approvata. Una “vicinanza”, quindi, che va oltre le differenze di credo religioso (ci sono cattolici, cristiani ortodossi, atei, agnostici, oppure io, che mi definisco “cristiana con ascendenza buddista”) o di simpatie politiche accomunate però dalla difesa dei principi di libertà e di democrazia, anche se non ci è mancata qualche contestazione al nostro riproporre “Bella ciao” come “sigla” delle nostre performances canore.

La prova che il flash mob dei canti dai balconi ha generato qualcosa di nuovo, che continua anche dopo la quarantena, sta nel fatto che le persone che hanno condiviso con me questa esperienza, hanno deciso di lasciare i balconi e di scendere per ritrovarsi negli spazi di socialità del quartiere, più motivati di prima, per condividere amicizia, solidarietà nell’accettazione delle differenze. Chissà, magari anche da questo punto di vista potremmo dire che “niente è più come prima”.

Non più tanti “flash” che illuminano per un attimo e poi scompaiono, ma un unico raggio di luce che rende più chiare le nostre esistenze personali e che, inevitabilmente, diventa un riferimento, un faro luminoso per tutto il vicinato.


Maria Laura Annibali

LGBTQI al tempo della pandemia

Maria Laura intervistata da Altrestorie.it

Altrestorie ha deciso di raccontare come sta vivendo la pandemia di coronavirus la nostra comunità Lgbtqi. Tanti volti, esperienze e riflessioni di attiviste/i, persone impegnate nel sociale, in politica, nelle lotte, nel web, artiste/i, e di tutta la splendida e variegata moltitudine che con le sue diversità da sempre anima la nostra comunità.

Annibali, temo che le nostre lotte non saranno più priorità

By AltreStorie |

Per la presidente di Di’GayProject superare la cirsi economica richiederà uno sforzo unitario ed eccezionale, e ottenere leggi e diritti sarà più difficile

Abbiamo ascoltato Maria Laura Annibali, presidente dell’associazione romana Di’Gay Project che, dall’alto dei suoi 76 anni, non si lascia fermare neppure dalla panedemia e continua a guardare con speranza e progettualità al futuro.

Che impatto ha avuto l’emergenza coronavirus sulla vita e le attività associative di DìGayProject? Come state reagendo?

Purtroppo abbiamo sospeso tutti gli eventi che erano in programma. Un grande peccato, perchè erano multiformi, variegati e avevano già avuto successo nelle precedenti edizioni. Stiamo reagendo nella maniera migliore possibile, lavorando da casa, per la realizzazione dei prossimi progetti, di cui saremo protagonisti insieme ad altre associazioni in campo europeo.

Maria Laura Annibali, romana, pensionata, classe 1944. “Solo” nel 2000 decide di fare coming out accrescendo progressivamente il suo impegno e la sua visibilità fino a divenire presidente dell’associazione Di’Gay Project nel 2014.
Artista, e filmmaker è nota soprattutto per i documentari sul mondo lesbico e femminista “L’altra altra metà del cielo” (2009) che ha partecipato a diversi festival a tematica, come pure “L’altra altra metà del cielo… continua” (2012) e il recentissimo “L’altra altra metà del cielo. Donne” (2019).

Come stai vivendo questo periodo di quarantena? Come sono cambiati il tuo lavoro, le tue abitudini, le tue relazioni?
Maria Laura Annibali (a sinistra) e la moglie Lidia Merlo ad una manifestazione

Personalmente con soddisfazione. Sono riuscita a creare un gruppo di canterini e non ci siamo fermati ai sette giorni di canzoni sul terrazzo di casa, come consigliati dalla Sindaca di Roma. Li abbia anzi intensificati a due incontri al giorno. Il nostro gruppo musicale è composto da un cantautore in pensione con attrezzature sonore, persone di condomini diversi, di età diverse, di nazionalità diverse, di religioni diverse e di generi diversi. La maggior parte sono etero ma l’intero complesso è capeggiato da due ultra settantenni, anche loro in pensione, dichiaratamente lesbiche, una addirittura presidente di una associazione Lgbtqi, documentarista, scrittrice… Ma non sono il tipo di persona che può limitarsi solo a cantare. Ho preso accordi con due diversi editori per pubblicare due libri diversi e ho collaborato a un articolo su Roma Sera. Assieme a un “nostro” regista sto collaborando a una sceneggiatura, ho scritto interamente un altro articolo. Ma non voglio dimentire il progetto che ho più a cuore: con Anna Paolucci, stiamo scrivendo il romanzo della mia vita!

Il virus e le misure per contrastarlo hanno avuto un impatto enorme sulla socialità e anche sugli spazi di aggregazione lgbtqi, come associazioni, serate, locali, eventi culturali. Come ripartire, come saranno i prossimi mesi?

Sinceramente sogno di tornare a Piazza delle Cinque Lune a manifestare ancora sotto al Senato per la legge contro l’omotransfobia e la legge sulle adozioni. Credo che si debba ripartire così.

Dopo quel che sta succedendo in Italia e nel mondo come ti immagini il futuro a livello politico, sociale ed economico? Quali conseguenze, rischi, ma anche nuove sfide o possibilità?
Maria Laura Annibali alla Casa Internazionale delle Donne, Roma

C’è chi dice che nulla sarà come prima. Trovo questa affermazione troppo estrema. Certo, questa esperienza per noi “grandi” è stata stravolgente. Non avrei mai pensato di poter resistere tutto il tempo già trascorso e inevitabilmente quello che dovrà ancora trascorrere nelle 4 mura di casa. Io, che neanche i terremoti mi trovavano nella mia “tana”, mi sto rassegnando e debbo dire senza sconforto. Per sopravvivere penso che l’Italia e l’Europa debbano fare un vero salto di qualità. Questo “mostro” in qualche modo ha unito tutto il Mondo nella sofferenza, con la catastrofica conseguenza di posti di lavoro perduti, come i risparmi di tanti piccoli, onesti cittadini. Con l’aiuto di governi illuminati i giovani dovranno rimboccarsi  veramente le maniche, i pantaloni e qualunque altro indumento, per poter far risorgere l’economia disastrata. Questa è la vera sfida dei prossimi anni, con la personale convinzione che insieme ce la possono fare.

Infine qual è oggi secondo te la prospettiva che si apre nella lotta per i diritti e la liberazione sessuale?

Di questo sono molto preoccupata. In una società dove dovremo lottare per provvedere alle necessità primarie delle famiglie, ci potrebbe essere poco spazio per il proseguimento del cammino sui diritti civili e la liberazione sessuale. Normalmente non sono una pessimista, ma vedo difficile che i nostri governanti, che dovranno inventarsi la “qualunque” per impedire straordinari movimenti di piazza, per il diritto al lavoro e alla casa, possano avere la voglia e il coraggio di interessarsi a risoluzioni di giustizia umana e sociale. Già in situazione di “normalità” ci sono voluti ben 20 anni per un’incompleta legge sulle unioni civili perché ci dicevano che le priorità erano sempre altre. Temo che non potendo andare avanti, si rischi, in un Mondo impoverito e bisognoso di pane e companatico, che qualche infame governante possa addirittura indire dei referendum per abrogare il frutto di una lotta lunga e sofferta.

In quarantena

Maria Laura Annibali: Per combattere la solitudine di questo periodo, appuntamento fuori ai balconi

su SenzaLinea.it – 26 aprile 2020

Maria Laura Annibali, presidente dell’Associazione DI’GAY PROJECT, autrice di tre docu-film – L’altra altra metà del cielo, L’altra altra metà del cielo…continua e L’altra altra metà del cielo. Donne – curatrice dei relativi saggi dagli stessi titoli, attivista ventennale del movimento Femminista e LGBTQ, iscritta a WikiPoesia, tra tante altre cose.

Maria Laura Annibali

Da quando siamo in quarantena, insieme a condòmini, vicini di casa amici, ma anche sconosciuti, ci ritroviamo, sui balconi due volte al giorno: una alle ore 12:00, per fare quattro chiacchiere, e una alle 17,30 per cantare motivi vari, tra cui delle mini cover inventate da mia moglie e dalla sottoscritta. La cosa particolare è che possiamo contare sull’accompagnamento musicale, nonché su microfono e casse acustiche, messi a disposizione dall’amico condòmino del piano di sopra, che suona e canta da professionista in pensione. Il risultato è che riusciamo a coinvolgere persone anche di altri palazzi, annullando le distanze, in alcuni casi, anche significative.

In verità questa nostra esperienza, che da flash-mob occasionale è diventata un appuntamento quotidiano, si inserisce nel contesto di un’altra particolarità, nata già da qualche tempo, della nostra realtà di vicinato, e cioè l’amicizia che è sorta tra le nostre famiglie, comprendendo con questo termine tutte le tipologie sociali di convivenze: da quelle cosiddette “regolari”, a quelle di vedove, vedovi, single, a quella mia di famiglia lesbica, riconosciuta tale soltanto dal 2016, con la celebrazione dell’unione civile, ma di cui tutti sono a conoscenza e che tutti avevano accettato ancor prima che la legge delle unioni civili fosse approvata.

Questa forma di “normalità” di rapporti umani l’abbiamo allargata anche a persone vicine per spazi, ma in realtà sconosciute, pensando che, in questo periodo tremendo, essa possa aiutare a fronteggiare una latente – ma neanche troppo – paura del domani.

Appuntamento sui balconi

Insomma, con la scusa del canto scaramantico, sto cercando di riportare all’attuale tempo del coronavirus, l’atmosfera di tempi lontani, quella che io ho vissuto, nel quartiere S. Eustachio, in cui sono nata 75 anni fa, dove ci scambiavamo il sale e l’olio e ci conoscevamo tutti.

Il passatempo sereno e leggero, non ci fa dimenticare la solidarietà verso i medici, paramedici, farmacisti, ecc…. e i parenti delle tante vittime, così che, spesso, per ringraziarli, prima delle divertenti esibizioni, ci raccogliamo in qualche minuto di silenzio.

Tutto ciò, cioè la nostra esperienza di quarantena viciniale, unita anche alla mia particolare esperienza di vita (come si evince dal mio sito web personale o usando i motori di ricerca), penso possa lanciare un messaggio positivo, improntato alla solidarietà, all’apertura verso gli altri e alla reciproca accettazione.

Per vincere la pandemia, facendoci contagiare dalla solidarietà.

Resistere al tempo del coronavirus

Maria Laura ha trasformato un evento temporaneo in un presidio umano permanente.

Su PaeseRoma.it il 5 aprile 2020

Maria Laura Annibali con la moglie Lidia Merlo

Roma, quartiere Talenti, la quarantena causata dal coronavirus è iniziata con una settimana di flash mob dai balconi di tutta la città, oggi a distanza di più di venti giorni c’è ancora qualcuno che fa del flash mob un appuntamento quotidiano e irrinunciabile.

Maria Laura Annibali, 75 anni, presidente Di’ Gay Project: «Da quando sono in quarantena, insieme a condomini e amici e sconosciuti, ci ritroviamo,sui balconi, nonostante ampie distanze, due volte al giorno una alle ore 12:00, per fare quattro chiacchiere, e una alle 17,30 per cantare motivi vari compreso delle mini cover inventate da mia moglie e dalla sottoscritta».

Maria Laura Annibali sul balcone di casa

Grazie agli impianti acustici, come riferito da Maria Laura, riescono a coinvolgere palazzi anche lontani dal loro, creando una nuova forma di quotidianità, non solo con le persone già amiche e ben conosciute, ma anche con gente che prima conoscevano solo di vista o non conoscevano affatto, abbattendo ogni ostacolo legato alla diversità comunemente presente nella quartiere, quale ricco-povero, bianco-nero, etero-gay, giovane-anziano, cristiano-ebreo…

Nel Municipio III di Roma il flash mob di Laura ha suscitato interesse:

Roma, Immaginifico

Proiezione del terzo docu-film di Maria Laura Annibali “L’altra altra metà del cielo. Donne”, seguito da dibattito con l’autrice. Giovedì 27 febbraio 2020.

Presso Immaginificio, via Domenico Oliva, 4b, Roma

Così è presentato l’evento sul sito dell’Associazione.

E’ un viaggio che prosegue da anni. Ci sono già state due tappe: “L’altra altra metà del cielo (2008) e ”L’altra altra metà del cielo…continua” (2011), due documentari che hanno affrontato il mondo dell’omosessualità femminile, cioè una parte minoritaria di quella che è stata definita “L’altra metà del cielo”. E’ dal calore dell’accoglienza riservata ai primi due capitoli che M. L. Annibali trae la forza e l’entusiasmo di proseguire il cammino.

Una foto dell’evento

Sei storie di donne che, pur molto diverse fra loro, tuttavia si intrecciano in percorsi di vita che uniscono la drammaticità di scelte traumatiche alla quotidianità della “vita matrimoniale”, le une e le altre sempre in bilico tra accettazione e rifiuto sociale, tra normalità e trasgressione.

Essere donna nelle sue mille sfumature, forse lontane dagli stereotipi, ma molto vicine alla realtà nelle sue accezioni infinite, comunque Donne. Sono argomenti di cui si parla spesso, è vero.
Ma non sempre a parlarne sono le protagoniste. E soprattutto, non sempre, ne parlano nell’assoluta tranquillità di una conversazione tra amiche. Anzi una conversazione con un’amica di sempre.

Intervento di Maria Laura durante il dibattito

Intervento di Maria Laura

Giornata della Memoria al VII Municipio di Roma

Il 27 gennaio, dalle 10 alle 13, nella Sala Rossa di Piazza di Cinecittà 11, un incontro, aperto alle scuole e alla cittadinanza, dal titolo “Le donne e l’olocausto dimenticato, storie di coraggio e di speranza“.

L’iniziativa nasce all’intero del progetto municipale di costruzione della Comunità educante diffusa territoriale e arricchisce la rassegna capitolina “Memoria genera futuro”.

L’iniziativa, aperta alle scuole e a tutta la cittadinanza, è stata organizzata per il 27 gennaio 2020 nella Sala Rossa di Piazza di Cinecittà 11 dal Municipio Roma VII nell’ambito dei progetti “Comunità educante diffusa” e “LegAmi al territorio”.

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2020.01.27 La locandina dell’evento

Si parte alle 10 con il coro delle scuole medie I.C. Raffaello e Ponte Linari Scuola di Musica e si prosegue con una tavola rotonda dal titolo “Le donne e l’olocausto dimenticato, storie di coraggio e di speranza” a cui parteciperanno Malena Halilovic, di Romà Onlus, Marina Pierlorenzi dell’ANPI, Leila Daianis, dell’Associazione Libellula, Maria Laura Annibali di Di’Gay Project , Simonetta Giustini del Centro diurno Cinecittà DSM ASLRoma 2 e l’artista Valeria Catania.

L’intervento di Maria Laura

Sulla prima del terzo docu-film a Roma

La notizia della prima presentazione pubblica di L’altra altra metà del cielo. Donne

Sul sito del Di’Gay Project – 11 novembre 2019

GayPost.it – 24 novembre 2019

Intervista per PaeseRoma.it – 28 novembre 2019

GayNews.it – 2 dicembre 2019
Con video intervista di Francesco Lepore, qui di seguito:

Maria Laura per PaeseRoma.it

Prima assoluta del docu-film alla Casa internazionale delle Donne

di Paolo Miki D’Agostini
per PaeseRoma.it

Il 28 Novembre 2019 ore 17:00 presso la Casa internazionale delle Donne,
sarà proiettata la prima del docu-film di Maura Laura Annibali,
“L’altra altra metà del cielo. Donne”, regista Filippo Soldi.

Maria Laura e la moglie Lidia Merlo

Maria Laura Annibali, 75 anni, è Presidente associazione dell’associazione Di’ Gay Project ed è coniugata con Lidia Merlo, 72 anni. Con questo film, terzo di una serie, fa luce su aspetti poco conosciuti della sessualità tra lesbiche.

Come mai questo titolo?
“Altra altra” perchè non parlo di donne etero, io parlo di donne che amano le donne

Chi è Filippo Soldi?
Filippo Soldi è un regista di grande abilità che ha vinto il Globo d’oro, nonostante il suo calibro ha partecipato gratuitamente alla realizzazione del film.

Di cosa parlano i suoi film?
Nei miei film si parla solo ed esclusivamente di lesbiche. Sono stata la prima film-maker del mondo a portare i documentari lesbo in carceri maschili e transgender.

Perchè ha scelto la Casa Internazionale delle Donne per presentare il film?
E’ un luogo a cui sono molto legata.

L'altra altra metà del cielo. Donne
L’altra altra metà del cielo. Donne

Qual è l’argomento del suo terzo film?
Ho intervistato uomini diventati donne che amano altre donne, in sostanza uomini diventate donne lesbiche.

E’ possibile che tali donne formino una coppia e si relazionino nella loro femminilità?
Non ne ho mai incontrate, però, poichè ci si innamora delle persone e non del loro sesso, è possibile che due transessuali, maschi alla nascita, diventate lesbiche possano incontrarsi e amarsi.

Quale importanza ha nella sua vita la partecipazione al movimento LGBT?
Sono convinta che Gesù Cristo mi abbia creata così per destinarmi ad una causa.
Ho partecipato ad attività politiche per gran parte della mia vita, sperando di poter, prima o poi, unirmi anche legalmente con la mia compagna, quando finalmente grazie alla legge Cirinnà, il 23 novembre 2017 sono diventata la sposa Gay più grande d’Italia.

Maria Laura e Lidia a TV8

Ospiti della trasmissione ho una cosa da dirti condotta da Enrica Bonaccorti.

Sabato 23 novembre 2019 Maria Laura e Lidia hanno partecipato alla trasmissione televisiva “Ho una cosa da dirti” condotta da Enrica Bonaccorti sull’emittente TV8.

Una doppia intervista in cui Maria Laura e Lidia raccontano di sé, come singole e come coppia… con una sorpresa finale da parte di Maria Laura per Lidia.

La registrazione del programma:

Roma, festa dell’Unità 2019

Diritti: le stagioni dell’arcobaleno contro le discriminazioni.

Il contesto è la Festa dell’Unità di Roma 2019 dal titolo “Tutta un’altra Roma” in programma dal 18 luglio al 3 agosto 2019, promossa dalla Federazione di Roma del Partito Democratico.

L’evento particolare, “Diritti: le stagioni dell’arcobaleno contro le discriminazioni”, si è svolto il 29 luglio 2019, ha visto la presenza di diverse personalità, accolte dalla senatrice Monica Cirinnà.

Registrazione audio-video di Radio Radicale, a cura di Bretema e Delfina Steri.

L’intervento di Maria Laura:

Intervento al Teatro OFF di Roma

Per la presentazione del libro di Anna Paolucci Family Spray

Articolo di Claudio Finelli per GayNews.it

Family Spray di Anna Paolucci, che presentato sabato 9 marzo 2019 presso l’elegante spazio del Teatro Off/Off di via Giulia 20 a Roma, racconta  quel che accade durante una tranquilla cena in famiglia in cui, tra sorrisi e scherzi, i genitori dialogano con i propri figli, dopo una faticosa giornata di lavoro e apprendono, improvvisamente, dell’omosessualità del primogenito che si svela innamorato di un uomo. Ma la famiglia è una famiglia accogliente e amorosa e quel che accade è un vero Family Spray tra ironia, similitudini e spunti imprevisti.

A presentare il libro, oltre all’autrice, anche Maria Laura Annibali, leader storica del movimento Lgbt e presidente di Di’Gay Project, a cui il libro è dedicato. 

Paolucci Family Spray
La copertina di Family Spray

Ed è proprio Annibali che, raggiunta telefonicamente dalla nostra redazione, dichiara: «Family Spray di Anna Paolucci è un testo importante per vari motivi, primo fra tutti perché descrive una famiglia popolana i cui genitori ascoltano il coming out dei due figli, Fausto e Ludovica, entrambi omosessuali. È una famiglia amorosa che accoglie lo svelamento di quelle storie diverse con una specie di sapienza antica, quasi arcaica, contro complicati ragionamenti, false accettazioni, inutili sensi di colpa che spesso sono il risultato di un coming out,  in seno magari a famiglie più evolute. Inoltre, in questo tempo buio, dove un padre stupra per anni la figlia lesbica per riportarla sulla retta via, Family Spray spruzza aria pulita sul Family Day e questo libro ha tutti i colori rainbow».

Alla presentazione all’Off/Off Theatre di Roma interverranno inoltre Gina Di Francesco, responsabile della collana Le Ginestre di Herald Editore, Cristina Leo, psicologa e portavoce del Coordinamento Lazio Trans, Roberta Mesiti, presidente Agedo Roma e il sessuologo Roberto Perini. Le letture saranno a cura dell’attore Gino Zucca

Il video dell’intervento di Maria Laura:

Maria Laura cade e si rompe un gomito per l’asfalto rovinato

Il Corriere della Sera, nella cronaca romana, dà un certo risalto alla notizia

Articolo di Maria Egizia Fiaschetti
Online in roma.corriere.it

Pensava di fare una passeggiata al parco sotto casa, in via Franco Sacchetti, nel quartiere Monte Sacro. Un tragitto di poche centinaia di metri, per riattivare i muscoli e prendersi una pausa dai mille impegni che si trova a gestire come presidente dell’associazione «Di’Gay Project».

La pagina a stampa del Corriere della Sera del 17 maggio 2018

Se non fosse che venerdì mattina Maria Laura Annibali, 73 anni, conosciuta come «la senatrice» romana del movimento per i diritti degli omosessuali, in via Giovanni Papini ha perso l’equilibrio. Mentre percorreva la strada, dissestata in più punti, non si è accorta del dislivello ed è inciampata. L’asfalto gibboso le è costato una brutta caduta che, al netto del dolore e delle ferite, sulle prime non le sembrava poi così grave. «Sono finita faccia a terra e ho cercato di ripararmi con le mani — racconta da un letto nel reparto di ortopedia del Fatebenefratelli, dove è ricoverata in attesa dell’intervento — . Un inquilino del palazzo di fronte mi ha aiutata a rialzarmi, un altro mi ha preso sotto braccio e mi ha accompagnata a casa. Pensavo a una contusione, ma dopo 48 ore il fastidio è aumentato così mi sono decisa ad andare al pronto soccorso». I medici le hanno diagnosticato una frattura del capitello radiale informandola che dovrà operarsi (oggi le inseriranno una placca nel gomito). Assistita dalla moglie Lidia (la coppia si è unita civilmente due anni fa) che continua ad aggiornare la sua pagina Facebook, Maria Laura è preoccupata non solo per il recupero fisico, ma anche per la limitata mobilità alla quale la costringerà la lunga riabilitazione. «Mi aspettano tre mesi di fisioterapia — sospira — . Ho già disdetto una serie di appuntamenti e chissà quanti altri ne dovrò cancellare. Domani (oggi, ndr) sarei dovuta essere alla Camera per la Giornata internazionale contro l’omofobia…».

Saltati anche una serie di incontri, la presenza al Gay Pride e la proiezione del suo film «L’altra metà del cielo» a Milano: «Avevo prenotato viaggio e albergo da un anno, mi toccherà rinunciare». Non ne fa soltanto una questione personale, la 73enne attivista, che sa di essere un punto di riferimento per l’intera comunità: «Sul mio profilo ho ricevuto più di 500 messaggi di solidarietà — racconta con la voce che si incrina, commossa dall’abbraccio virtuale che un po’ la rasserena — . Mi chiedono: “E adesso come facciamo senza di te?”. Non immaginavo di ricevere tante manifestazioni di affetto, chi fa volontariato sa di non doversi aspettare nulla in cambio. Se l’empatia la porta a cercare sempre la strada del dialogo non esclude che, una volta uscita dall’ospedale, possa chiedere conto di quanto le è capitato. Denuncerà il Comune? «È un’ipotesi che sto valutando».

Più della rabbia, è lo scoramento a renderla inquieta nelle ore che precedono l’intervento: «Sono romana de’ Roma da nove generazioni, quanto sta accadendo è gravissimo. Il mio è un caso fra tanti, ma la città è sempre più abbandonata: vederla ridotta così fa male al cuore». Parole simili a quelle dettate a Lidia che si leggono sulla sua pagina: «Grazie Roma, eri una bella città. Ora guardati: triste, desolata e dolente, sembra che tu stia piangendo, chiedendo aiuto per essere Roma Capitale. Sì, la Roma di un tempo splendente, radiosa, ricca di alberi, di fiori e tanti giardini (ora diventati territorio dei tossici). Quanto mi manchi, Roma mia».

La notizia è rimbalzata dal Messaggero al sito del CODACONS (Laura Bogliolo)

Serate al femminile – la Luna al Bistrot

Con l’Associazione Lunaspina

8 MARZO 2018, DALLE ORE 19. L’Associazione Lunaspina inaugura le sue “Serate al Femminile” chiamate “La Luna al Bistrot” con un incontro speciale che celebrerà la Festa della donna nel modo per noi più idoneo e costruttivo, con persone impegnate sul fronte sociale e politico, nella difesa e promozione dei diritti delle donne, tra buona musica, qualche riflessione, un aperitivo e scambi di idee e progetti che speriamo creeranno una grande alleanza femminile.

Con Marta Bonafoni e Maria Laura Annibali

Lunaspina 8 marzo 2018
Lunaspina 8 marzo 2018

Anziani gay al Senato

L’incontro con Cirinnà e Lo Giudice: “Ora una casa per invecchiare insieme”

di Pasquale Quaranta

Li avevamo incontrati lo scorso luglio per dare voce a un sogno, quello di creare a Roma la prima residenza per anziani omosessuali. Sono gay e lesbiche over 60, la maggior parte single, alcuni in coppia.

Dopo il primo servizio di Repubblica hanno fatto passi in avanti: si sono costituiti come associazione e sono stati ricevuti al Senato dal volto simbolo dei diritti civili in Italia, Monica Cirinnà, e dal senatore dem Sergio Lo Giudice. Entrambi si sono presi l’impegno di aiutarli per dare forma al progetto “Agapanto”.

(L’indirizzo e-mail per contattarli è anzianilgbt@libero.it, qui il blog).

Al riguardo il video di Martina Martelloni per Repubblica.it

Italia e diritti LGBTI nel mondo
Roma, 22 novembre 2017

Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili.

L’evento, organizzato da Globe, l’associazione LGBT del Ministero per gli Affari Esteri, è stato registrato in audio e video da Radio Radicale, a cura di Pantheon e Delfina Steri.

Da seguire l’intervento di Maria Laura

La locandina del convegno.