Maria Laura cade e si rompe un gomito per l’asfalto rovinato

Il Corriere della Sera, nella cronaca romana, dà un certo risalto alla notizia

Articolo di Maria Egizia Fiaschetti
Online in roma.corriere.it

Pensava di fare una passeggiata al parco sotto casa, in via Franco Sacchetti, nel quartiere Monte Sacro. Un tragitto di poche centinaia di metri, per riattivare i muscoli e prendersi una pausa dai mille impegni che si trova a gestire come presidente dell’associazione «Di’Gay Project».

La pagina a stampa del Corriere della Sera del 17 maggio 2018

Se non fosse che venerdì mattina Maria Laura Annibali, 73 anni, conosciuta come «la senatrice» romana del movimento per i diritti degli omosessuali, in via Giovanni Papini ha perso l’equilibrio. Mentre percorreva la strada, dissestata in più punti, non si è accorta del dislivello ed è inciampata. L’asfalto gibboso le è costato una brutta caduta che, al netto del dolore e delle ferite, sulle prime non le sembrava poi così grave. «Sono finita faccia a terra e ho cercato di ripararmi con le mani — racconta da un letto nel reparto di ortopedia del Fatebenefratelli, dove è ricoverata in attesa dell’intervento — . Un inquilino del palazzo di fronte mi ha aiutata a rialzarmi, un altro mi ha preso sotto braccio e mi ha accompagnata a casa. Pensavo a una contusione, ma dopo 48 ore il fastidio è aumentato così mi sono decisa ad andare al pronto soccorso». I medici le hanno diagnosticato una frattura del capitello radiale informandola che dovrà operarsi (oggi le inseriranno una placca nel gomito). Assistita dalla moglie Lidia (la coppia si è unita civilmente due anni fa) che continua ad aggiornare la sua pagina Facebook, Maria Laura è preoccupata non solo per il recupero fisico, ma anche per la limitata mobilità alla quale la costringerà la lunga riabilitazione. «Mi aspettano tre mesi di fisioterapia — sospira — . Ho già disdetto una serie di appuntamenti e chissà quanti altri ne dovrò cancellare. Domani (oggi, ndr) sarei dovuta essere alla Camera per la Giornata internazionale contro l’omofobia…».

Saltati anche una serie di incontri, la presenza al Gay Pride e la proiezione del suo film «L’altra metà del cielo» a Milano: «Avevo prenotato viaggio e albergo da un anno, mi toccherà rinunciare». Non ne fa soltanto una questione personale, la 73enne attivista, che sa di essere un punto di riferimento per l’intera comunità: «Sul mio profilo ho ricevuto più di 500 messaggi di solidarietà — racconta con la voce che si incrina, commossa dall’abbraccio virtuale che un po’ la rasserena — . Mi chiedono: “E adesso come facciamo senza di te?”. Non immaginavo di ricevere tante manifestazioni di affetto, chi fa volontariato sa di non doversi aspettare nulla in cambio. Se l’empatia la porta a cercare sempre la strada del dialogo non esclude che, una volta uscita dall’ospedale, possa chiedere conto di quanto le è capitato. Denuncerà il Comune? «È un’ipotesi che sto valutando».

Più della rabbia, è lo scoramento a renderla inquieta nelle ore che precedono l’intervento: «Sono romana de’ Roma da nove generazioni, quanto sta accadendo è gravissimo. Il mio è un caso fra tanti, ma la città è sempre più abbandonata: vederla ridotta così fa male al cuore». Parole simili a quelle dettate a Lidia che si leggono sulla sua pagina: «Grazie Roma, eri una bella città. Ora guardati: triste, desolata e dolente, sembra che tu stia piangendo, chiedendo aiuto per essere Roma Capitale. Sì, la Roma di un tempo splendente, radiosa, ricca di alberi, di fiori e tanti giardini (ora diventati territorio dei tossici). Quanto mi manchi, Roma mia».

La notizia è rimbalzata dal Messaggero al sito del CODACONS (Laura Bogliolo)

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