Omovies Film Festival 2019

Omovies Film Festival/Fondazione Made in Cloister: Maria Laura Annibali racconta l’altra metà del cielo – 12 dicembre 2019

by Pasquale Ferro – 11 dicembre 2019 – Il mondo di Suk

L’altra metà del cielo è il titolo di un interessante documentario firmato da una delle più importanti attiviste del mondo Lgbt, Maria Laura Annibali che nasce a Roma nel 1944.
Laureata in Scienze Politiche all’ Università “La Sapienza” di Roma, entra nel mondo del lavoro negli anni Settanta con un incarico al Ministero delle Finanze; l’evolversi della sua carriera la porta a diventare funzionaria direttiva, ruolo che ricoprirà sino alla pensione.
Questa attività non le impedisce di dedicarsi al mondo artistico, in particolare all’ archeologia – partecipando a scavi e ritrovamenti pre-romanici che in seguito confluiranno in una mostra – e al cinema.
Garante della Consulta femminile per le pari opportunità della Regione Lazio, Maria Laura racconta di essere cresciuta in ambienti, sia familiari che professionali, che l’hanno sempre tenuta in una bolla di sapone mentre al di fuori scorgeva un mondo in cambiamento del quale invece avrebbe voluto essere parte attiva.
Maria Laura coltiva oggi tante passioni, tutte in forma di volontariato: dagli animali ai poveri, insomma, prima femminista ed infine leader del mondo  Lgbt. Dal 2014 presiede l’associazione DI’GAY Project. Al riguardo dice: «Sono onorata per questo nuovo incarico, è un po’ il coronamento di tanti anni di dedizione all’associazione DGP e alla causa dei diritti Lgbt. Il fatto di succedere ad una leader come Imma Battaglia mi rende particolarmente orgogliosa».

lgbt| ilmondodoisuk.com
Qui sopra, ecco le donne del docufilm di Maria Laura Annibali.

La sua attività come film-maker si concentra essenzialmente sul progetto L’altra metà del cielo. Nel documentario raccoglie testimonianza di donne omosessuali dichiarate che vivono apertamente la propria diversità. Un lungometraggio che ha girato con successo il mondo: l’autrice aggiunge, così, una voce autorevole al panorama dei diritti delle persone omosessuali.
Donne per scelta: Valentina, Isabel e Helena; donne per nascita: Anna, Edda e Paola e Stella.  Donne determinate, le prime, a affrontare il percorso della transizione per essere sé stesse in un corpo che rappresenti pienamente quella che è la loro vera identità.
Donne, le seconde, fieramente convinte della propria donnità (come ama dire Edda), ma altrettanto orgogliose della propria diversità, in quanto lesbiche. Sei storie di donne  molto diverse tra loro che tuttavia si intrecciano in percorsi di vita che uniscono la drammaticità di scelte traumatiche alla quotidianità della vita matrimoniale, le une e le altre sempre in bilico tra accettazione e rifiuto sociale, tra normalità e trasgressione.
Essere donna nelle sue mille sfumature, forse lontane dagli stereotipi, ma molto vicine alla realtà nelle sue accezioni infinite, comunque Donne. Sono argomenti di cui si parla spesso, è vero. Ma non sempre a parlarne sono le protagoniste. E, soprattutto, non sempre ne parlano nell’assoluta tranquillità di una conversazione tra amiche.


Maria Laura  ne parla invece con grande passione, una vera guerriera per i diritti  che ci propone a Napoli (nell’ambito del film festival Omovies organizzato dall’associazione Iken) giovedi 12 dicembre alle 18 presso la Fondazione Made in Cloister, in piazza Enrico de Nicola 48. L’ingresso è libero. Non perdetevi il dibattito dopo la proiezione del docufilm.
Per saperne di più
http://www.omovies.it/

Sulla prima del terzo docu-film a Roma

La notizia della prima presentazione pubblica di L’altra altra metà del cielo. Donne

Sul sito del Di’Gay Project – 11 novembre 2019

GayPost.it – 24 novembre 2019

Intervista per PaeseRoma.it – 28 novembre 2019

GayNews.it – 2 dicembre 2019
Con video intervista di Francesco Lepore, qui di seguito:

A Orvieto evento contro l’omofobia

Schegge di arcobaleno sugli omofobi

Organizzato da Danilo Gattai, questo incontro pubblico si è tenuto presso l’Atrio di Palazzo dei Sette di Orvieto il 29 novembre 2019, in collaborazione con l’Associazione Lettori Portatili.

Schegge di arcobaleno sugli omofobi
Schegge di arcobaleno sugli omofobi

A coordinare l’evento è stata Maria Cecilia Stopponi.

Sono intervenuti:

  • Maria Laura Annibali (presidente dell’Associazione Di’Gay Project e attivista Lgbtqi)
  • Gianfranco Goretti (presidente dell’Associazione Famiglie Arcobaleno e docente)
  • Francesco Lepore (giornalista e caporedattore di GayNews)
  • Ambra Laurenzi (presidente del Comitato Internazionale di Ravensbruck).

L’intervento di Maria Laura:

L’altra altra metà del cielo. Donne

Il trailer

L’altra altra metà del cielo è un documentario sull’essere donna. Essere donna per nascita o per scelta. Essere donna nelle sue mille sfumature. “Donna” forse lontana dagli stereotipi da pubblicità. Ma “donna” vicina al reale. Quale la finalità di questo documentario? Far conoscere un modo di essere donna lontano dal consueto. Essere donna ma sentire dentro di sé l’impulso al maschile, sentirsi donna e non esserlo da un punto di vista biologico. Essere una donna che ama altre donne. Quindi una parte minoritaria di quella che è stata definita “l’altra metà del cielo”.
Sono argomenti di cui si parla spesso, è vero. Ma non sempre a parlarne sono le protagoniste. E, soprattutto, non sempre ne parlano nell’assoluta tranquillità di una conversazione tra amici. Anzi, una conversazione con un’amica di sempre.

In proposito l’intervista di Alessandro Baracchini a Maria Laura su RaiNews24, alla vigilia della prima, il 27 novembre 2019

L’altra altra metà del cielo è un viaggio nel mondo dell’omosessualità femminile intrapreso da me diversi anni fa con la consapevolezza di conoscere la data di partenza ma non la data di arrivo. Ci sono già state due tappe: L’altra altra metà del cielo (2008) e L’altra altra metà del cielo… continua (2011). Questi due documentari, della durata di 50 minuti, hanno avuto notevoli presenze festivaliere, accoglienze entusiastiche da parte di molti pubblici e sono stati proiettati nelle più disparate sedi, dai circoli femministi alla sezione maschile del carcere romano di Rebibbia. È proprio dal calore dell’accoglienza riservata ai primi due capitoli che traggo la forza e l’entusiasmo di proseguire il cammino.

L’altra altra metà del cielo DONNE è la terza tappa e prevede diversi compagni di viaggio. Questa volta ho voluto chiamare accanto a me un regista di cui avevo visto alcuni documentari; un regista che, in quanto “autore tecnico”, non vuole togliere nulla all’autorialità di una viaggiatrice che tempo fa ha deciso di partire alla scoperta del suo mondo.

Anche tu puoi essere mio compagno di viaggio sostenendo il mio progetto per diffondere un messaggio di inclusione contro ogni forma di discriminazione e di omofobia.

Ho bisogno che tu sia al mio fianco. Anche un tuo sorriso o una tua parola di incoraggiamento sono per me preziosissimi. Se vuoi fare di più, puoi sostenere il mio progetto economicamente. Contattami

In ogni caso: GRAZIE !

Maria Laura per PaeseRoma.it

Prima assoluta del docu-film alla Casa internazionale delle Donne

di Paolo Miki D’Agostini
per PaeseRoma.it

Il 28 Novembre 2019 ore 17:00 presso la Casa internazionale delle Donne,
sarà proiettata la prima del docu-film di Maura Laura Annibali,
“L’altra altra metà del cielo. Donne”, regista Filippo Soldi.

Maria Laura e la moglie Lidia Merlo

Maria Laura Annibali, 75 anni, è Presidente associazione dell’associazione Di’ Gay Project ed è coniugata con Lidia Merlo, 72 anni. Con questo film, terzo di una serie, fa luce su aspetti poco conosciuti della sessualità tra lesbiche.

Come mai questo titolo?
“Altra altra” perchè non parlo di donne etero, io parlo di donne che amano le donne

Chi è Filippo Soldi?
Filippo Soldi è un regista di grande abilità che ha vinto il Globo d’oro, nonostante il suo calibro ha partecipato gratuitamente alla realizzazione del film.

Di cosa parlano i suoi film?
Nei miei film si parla solo ed esclusivamente di lesbiche. Sono stata la prima film-maker del mondo a portare i documentari lesbo in carceri maschili e transgender.

Perchè ha scelto la Casa Internazionale delle Donne per presentare il film?
E’ un luogo a cui sono molto legata.

L'altra altra metà del cielo. Donne
L’altra altra metà del cielo. Donne

Qual è l’argomento del suo terzo film?
Ho intervistato uomini diventati donne che amano altre donne, in sostanza uomini diventate donne lesbiche.

E’ possibile che tali donne formino una coppia e si relazionino nella loro femminilità?
Non ne ho mai incontrate, però, poichè ci si innamora delle persone e non del loro sesso, è possibile che due transessuali, maschi alla nascita, diventate lesbiche possano incontrarsi e amarsi.

Quale importanza ha nella sua vita la partecipazione al movimento LGBT?
Sono convinta che Gesù Cristo mi abbia creata così per destinarmi ad una causa.
Ho partecipato ad attività politiche per gran parte della mia vita, sperando di poter, prima o poi, unirmi anche legalmente con la mia compagna, quando finalmente grazie alla legge Cirinnà, il 23 novembre 2017 sono diventata la sposa Gay più grande d’Italia.

Maria Laura e Lidia a TV8

Ospiti della trasmissione ho una cosa da dirti condotta da Enrica Bonaccorti.

Sabato 23 novembre 2019 Maria Laura e Lidia hanno partecipato alla trasmissione televisiva “Ho una cosa da dirti” condotta da Enrica Bonaccorti sull’emittente TV8.

Una doppia intervista in cui Maria Laura e Lidia raccontano di sé, come singole e come coppia… con una sorpresa finale da parte di Maria Laura per Lidia.

La registrazione del programma:

Livorno, 23 novembre 2019

Convegno su Le forme visibili e invisibili dell’omobitransfobia

A.Ge.d.O Livorno-Toscana – Associazione Genitori di Omosessuali, con il patrocinio del Comune di Livorno, della Provincia di Livorno e del Cesvot, con la collaborazione di Arcigay Livorno, Associazione Consultorio Transgenere, Di’Gay Project DGP, Essere TUtt*, Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti,

presenta una giornata di riflessioni e analisi sul complesso e attuale tema delle discriminazioni sulla base degli orientamenti omoaffettivi e delle identità di genere dal titolo “Le forme visibili e invisibili dell’omobitransfobia”. Il convegno è in programma per sabato 23 novembre con orario 10-17.15 al Cisternino di Città (Largo del Cisternino ,13).

La locandina dell’evento

Il titolo del convegno rimanda alle varie dimensioni che costituiscono il fenomeno dell’omobitransfobia che si compone infatti di aspetti visibili, come gli atteggiamenti e i comportamenti violenti e discriminatori, e invisibili, che rappresentano una dimensione sommersa, per lo più inconsapevole, rappresentata dagli stereotipi, le credenze e i pregiudizi che permeano e influenzano la nostra società e la nostra cultura. Il delicato momento storico e culturale che stiamo vivendo sta riportando l’attenzione su episodi di violenza e discriminazione veicolati ogni giorno dai social e che purtroppo risultano per lo più invisibili nelle comunicazioni dei media nazionali. I promotori dell’iniziativa ritengono  quindi fondamentale riportare questo tema all’attenzione di tutta la cittadinanza, promuovendo attività di sensibilizzazione e di formazione in quanto preziosi strumenti per diffondere corrette informazioni e stimolare una cultura del rispetto e della valorizzazione dell’unicità di ogni individuo.

Interverranno: Rita Rabuzzi, presidente Agedo Livorno; Martina Cardamone, presidente Arcigay Livorno; Giacomo Pagani, psicologo, psicoterapeuta; Elisa Brigiolini, psicologa, psicoterapeuta; Maria Laura Annibali, attivista, documentarista, presidente Di Gay Project DGP;  Antonio Rotelli, Co-fondatore di Avvocatura per i diritti LGBT-Rete Lenford, avvocato; Erika Volpi, attivista associazione consultorio trans genere; Annalisa Bertoli, psicologa, psicoterapeuta; Santina Vetere, mamma Agedo.

Su Donna Moderna

Le nostre lunghe storie dʼamore gay. Foto di Melissa Ianniello

L’articolo di Lucia Renati con le foto di Melissa Ianniello,
pubblicato sul numero 47 del 7 novembre 2019,
si può leggere integralmente sul sito di Donna Moderna
o si può scaricare qui, in pdf

A 3 anni dalla legge sulle unioni civili, molto è cambiato per le coppie omosessuali. Soprattutto per quelle che hanno potuto ufficializzare relazioni decennali. Belle e intense come queste 4 che vi raccontiamo.

William Belli, 69 anni, e Vittorio Panzani, 75
«Non siamo più lava incandescente, ma abbiamo costruito una base solida che nessuno può scalfire»
Gianni Manetti, 70 anni, e Victor Palchetti-Beard, 67
«Per non vivere lontani siamo diventati fratelli adottivi: ai tempi ci sembrava una figata»
Paola Fognani, 73 anni, e Stella Marchi, 65
«Ci siamo sposate in ospedale, il giorno prima di un intervento, per poterci garantire diritti e tutele di legge»

Maria Laura Annibali, 74 anni, e Lidia Merlo, 72
«Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa.  Il matrimonio? Mai pensato fosse così divertente»

Maria Laura ha il primato di essere, tra le coppie gay unite civilmente, la sposa più “adulta” d’Italia: aveva 71 anni quando ha detto sì, nel 2016. La sua compagna Lidia era già stata sposata con un uomo per 35 anni, insieme hanno avuto una figlia. «Ho sempre saputo di non volere quella vita, ma sentivo di dover soddisfare le convenzioni sociali e la rigida educazione della mia famiglia» racconta. «Ricordo che la mattina del mio matrimonio mio cugino mi disse: “Adesso sei veramente felice”. Io mi sentivo solo sbagliata». È a 50 anni compiuti che Lidia decide di scoprire chi è davvero: «Sono andata al Gay Village di Testaccio, a Roma, mi vergognavo da morire ma dovevo parlare con qualcuno». Quel qualcuno è Maria Laura, presidente dell’associazione Dì Gay Project: «Ero già attivista, non mi nascondevo da tempo». Invece Lidia scopre in quel momento quello che sente dentro: di fronte a Maria Laura si scioglie e 2 giorni dopo il loro incontro si dichiara, scrivendo sul muro sotto casa: “Ti amo perdutamente”.

Ecco il loro inizio, che le ha portate all’unione civile 3 anni fa. «Fino a quando avrò forza combatterò per il matrimonio egualitario» dice Maria Laura. «Sono nata nel 1944, all’epoca le persone come me erano sorvegliate. Vengo da una famiglia borghese, cattolica e fascista e ho fatto coming out a 20 anni. Io e Lidia siamo donne, lesbiche, “grandi” (a loro non piace la parola anziane, ndr): ci sono ancora molti pregiudizi su di noi. Una volta, di ritorno dal Gay Pride di Roma, siamo state insultate: un uomo ci ha detto “Andrete all’inferno”. Sul pullman una signora si lamentava: “Ma che sono ’sti froci?”. Ci siamo sposate per dare speranza alle persone della nostra età che si stanno ancora nascondendo. E combattiamo per una legge contro l’omofobia e l’adozione del figlio della partner nelle famiglie arcobaleno». Lidia aggiunge: «Alle nozze lei mi ha dedicato una poesia e io 2 parole: “Per sempre”. Siamo giocherellone, ridiamo. Tutto quello che vogliamo è dentro la nostra casa. Non avrei mai pensato che il matrimonio potesse essere così divertente».

Video di Freeda

La storia d’amore di Lidia e Maria Laura, sposate a 70 anni

Freeda – come freedom, al femminile – racconta storie di donne con uno sguardo ottimista. Siamo indipendenti e sognatrici, e amiamo i gattini. Freeda è un progetto editoriale che celebra la libertà personale, l’espressione di sé attraverso lo stile.

A 70 anni Lidia e Maria Laura hanno fatto coming out e si sono sposate, dimostrando che non è mai troppo tardi per essere se stessi ed essere libere e liberi di amare.

Il loro bellissimo video:

Con Melissa Ianniello per Wish it was a coming out

Mostra fotografica i cui protagonisti sono anziani e anziane LGBT

A Savignano sul Rubicone, dal 21 al 29 settembre 2019, si è tenuto Si Fest, il festival di fotografia più longevo d’Italia. Quest’anno esplora il concetto di seduzione, ispirato dalle parole del filosofo francese Jean Baudrillard: “La seduzione non è il luogo del desiderio. È quello della vertigine, dell’eclissi, dell’apparizione e della sparizione”. I fotografi invitati dal curatore Denis Curti sono stati scelti perché raccontano con diverse sfumature ossessioni e fascinazioni nei confronti di un soggetto.

Tra i lavori esposti, Wish it was a coming out, in cui Melissa Ianniello indaga il tabù tra omosessualità e vecchiaia, partendo dalla sua esperienza personale. Fin da quando è adolescente Ianniello sa di essere lesbica ma non ha mai avuto il coraggio di dirlo ai nonni, e nel tempo ha capito di avere perso un’occasione per farsi conoscere veramente. Per riscattarsi da questo peso, fotografa gay e lesbiche tra i sessanta e gli ottant’anni che rivendicano la loro sessualità e le loro esperienze. Con questo lavoro, Ianniello ha vinto il premio Si Fest Portfolio “Lanfranco Colombo” 2018.

Tra le opere esposte anche una foto di Maria Laura e Lidia

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Maria Laura e Lidia viste da Melissa Ianniello

Una panoramica della mostra in questo video:

Chi Sono

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Maria Laura Annibali, classe 1944, nasce in una famiglia medio borghese, romana da ben nove generazioni.
Studia prima ragioneria, per poi laurearsi in Scienze politiche all’Università “La Sapienza” di Roma.
Entra nel mondo del lavoro negli anni Settanta con un incarico al Ministero delle Finanze; l’evolversi della sua carriera la porta a diventare funzionaria direttiva, ruolo che ricoprirà sino alla pensione. Questa attività non le impedisce di dedicarsi al mondo artistico, in particolare all’ archeologia – partecipando a scavi e ritrovamenti pre-romanici che in seguito confluiranno in una mostra – e di cinema.
Garante della Consulta Femminile per le Pari Opportunità della Regione Lazio.

Maria Laura racconta di essere cresciuta in ambienti, sia familiari che professionali, che l’hanno sempre tenuta in una bolla di sapone mentre al di fuori scorgeva un mondo in cambiamento del quale invece avrebbe voluto essere parte attiva.
Ci parla di un rapporto con una donna tenuto segretamente nascosto dal resto del mondo per ben 23 anni. Nel 2000 decide di andare in pensione e tutte le catene che la tenevano in ostaggio si spezzano: la sua vita cambia e decide, pian piano, di intraprendere un percorso di coming out che la porta a un livello di visibilità e di confronto con la società che in passato non riteneva possibile vivere.

Maria Laura coltiva oggi tante passioni, tutte in forma di volontariato: dagli animali ai poveri, dall’archeologia al militarismo nel movimento prima femminista ed infine LGBT. Negli ultimi 10 anni ha fatto tutto quello di cui si era privata in passato, dimostrando che non è mai troppo tardi per essere se stessi.

Dal 2014 Maria Laura Annibali è Presidente dell’Associazione DI’GAY Project. Al riguardo dice: “Sono onorata per questo nuovo incarico, è un po’ il coronamento di tanti anni di dedizione all’Associazione DGP e alla causa dei diritti LGBT. Il fatto di succedere ad una leader come Imma Battaglia mi rende particolarmente orgogliosa. Lavorerò per tenere alto l’impegno che da sempre l’Associazione porta avanti per realizzare attività, campagne e progetti di volontariato in difesa dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione. Soprattutto farò in modo che la mia sensibilità per il sociale possa trovare nuove forme di espressione al servizio delle persone, in un momento così difficile per il Paese, in cui la solidarietà e la passione possono davvero fare la differenza”.

MARIA LAURA ANNIBALI SI RACCONTA

Roma, festa dell’Unità 2019

Diritti: le stagioni dell’arcobaleno contro le discriminazioni.

Il contesto è la Festa dell’Unità di Roma 2019 dal titolo “Tutta un’altra Roma” in programma dal 18 luglio al 3 agosto 2019, promossa dalla Federazione di Roma del Partito Democratico.

L’evento particolare, “Diritti: le stagioni dell’arcobaleno contro le discriminazioni”, si è svolto il 29 luglio 2019, ha visto la presenza di diverse personalità, accolte dalla senatrice Monica Cirinnà.

Registrazione audio-video di Radio Radicale, a cura di Bretema e Delfina Steri.

L’intervento di Maria Laura:

Ambasciatrice EuroGames Roma 2019

Il saluto di Maria Laura agli atleti di EuroGames 2019 convenuti a Roma:

Disse Nelson Mandela: “Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”. Purtroppo anche nella pratica sportiva c’è ancora chi ride (e non sempre in faccia) di chi è diverso perchè nero, oppure donna, gay, lesbica, trans o diversamente abile. Eurogames 2019 sarà un luogo sicuro per dare il meglio di sé nello sport dimostrando che vincere è bello, ma anche essere riconosciuti per quello che si è, lo è altrettanto.

Roma EuroGames 2019 è un evento di Sport, Cultura e Diritti Umani. Dal 5 luglio al 10 luglio, prima della cerimonia di apertura dell’11 luglio, si tiene a Roma un’intera settimana di iniziative: 2 Conferenze, 5 workshop, 4 dibattiti aperti, 2 open day, 3 visite guidate a tema, 2 spettacoli teatrali.

Crediamo che lo sport possa cambiare la vita delle persone LGBTI e, ancora di più, cambiare la società sostenendo la lotta a ogni forma di discriminazione. Roma EuroGames Week è una rassegna interattiva caratterizzata da un approccio fortemente multi target e intersezionale.

Gli eventi e i contributi non sono focalizzati solo sullo sport, ma mireranno ad approfondire argomenti e prospettive rilevanti: atleti, attivisti, artisti, psicologi, avvocati e ricercatori saranno coinvolti negli expert workshops, finalizzati alla condivisione delle competenze, e in dibattiti aperti che ne restituiscono i risultati in chiave divulgativa. La lotta alla discriminazione LGBTI nello sport ha incoraggiato la creazione di ambienti sicuri e inclusivi come gli EuroGames.

Grazie a questo sforzo, ora possiamo guardare avanti e concentrare il nostro impegno per un cambiamento nel mainstream sport, facendo luce sulle forti connessioni tra sport, identità e sessualità.Un archivio aperto con video e materiali è disponibile sul sito web al seguente link, con l’obiettivo di condividere risorse utili anche per le prossime edizioni di EuroGames. 

Intervista a Open online

Tre anni di unioni civili. La storia di Laura, “sposa” a 70 anni – L’intervista

Tra le prime unioni civili a essere celebrate nel 2016, anno di approvazione della legge, c’è quella della presidente dell’associazione Di’ gay project, Maria Laura Annibali che a 71 anni ha potuto sposare la sua Lidia, dopo oltre 17 anni di fidanzamento. «Quel giorno lo dedico a tutti coloro che avrebbero voluto sposarsi, ma non hanno fatto in tempo a vedere riconosciuto questo diritto perché intanto sono morti».

Intervista di Chiara Piselli

Maria Laura e Lidia il giorno dell’unione civile

Come è cambiata la sua vita con l’approvazione della legge sulle unioni civili? «Sono cambiate molte cose. Prima non potevamo avere voce in capitolo rispetto alla coppia, all’identità. Diverse persone hanno avuto il coraggio di metterci la faccia politicamente. Io sono un’attivista anziana, quando mi sono sposata avevo 71 anni, un po’ tardino insomma. Uso il termine “sposa” perché come dovremmo chiamarci? Le unite? Fino a quando avrò forza combatterò per il matrimonio ugualitario. E comunque è falso che le unioni civili sono state poche perché sono state celebrate in numero ragguardevole».

Con l’entrata in vigore della legge Cirinnà non ha perso tempo e si è subito sposata. «Sì, l’ho voluto fare subito, volevo essere sicura di essere la prima sposa più grande di Italia (ride ndr). E poi quel giorno era così bello. Indossavamo uno smoking banco con cui poi siamo andate al matrimonio di Imma Battaglia ed Eva Grimaldi».

Quale è stata la vostra storia? «Dopo 17 anni di amore ci siamo sposate. Alcuni di questi anni sono stati difficili, specie per Lidia che era ancora sposata e in attesa di divorzio, una situazione da equilibrista. Dunque lei ha dovuto viverli nascondendosi. Io no perché ero già attivista e nel direttivo del Di’ gay project, prendevo parte a tutte le manifestazioni, dunque io non mi nascondevo da tempo. All’inizio non volevo saperne di Lidia perché io ero stata con un’altra ragazza per 23 anni, era la mia compagna di scuola. All’epoca, a 57 anni, ero convinta che dopo di lei non avrei voluto nessun’altra al mio fianco. E mi ero messa l’anima in pace. Avevo le mie amicizie, la politica, avevo appena finito il mio terzo documentario».

E poi? «Lidia si è dichiarata pochi giorni dopo avermi incontrata al Gay village a Testaccio. “Non ci pensare proprio”, le dissi, “Vengo da una storia molto dolorosa”. Poi invece sono caduta tra le sue braccia. Una notte mi telefonò alle 3 chiedendomi di scendere: c’era una sorpresa per me vicino al mercato rionale, di fronte a casa mia. Non scesi, mi sembrava una follia uscire alle 3 di notte. Ma il mattino seguente uscì di buon’ora. Questa signora aveva preso vernice e pennello e in piena notte, rischiando di essere fermata dalla polizia, aveva scritto: “Laura, ti amo appassionatamente e perdutamente”. Io sono stata una donna molto amata, ma nessuno aveva mai fatto nulla di simile per me».

E vi siete trovate. «Ci siamo trovate pur essendo molto diverse. Lidia poi ha cominciato a seguirmi molto nella mia attività politica. Per esempio, nonostante lei odi il caldo, sabato mi accompagnerà al pride di Roma. E con me ha camminato 5 chilometri alla manifestazione di Verona, in concomitanza con il congresso delle famiglie».

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